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Gli assorbenti sono un genere di lusso?

La questione degli assorbenti è certamente una questione di primaria importanza per il mondo femminile. Ma visto che nel mondo ci sono circa 2 miliardi di donne fertili che nella loro vita utilizzano dagli 11 mila ai 16 mila assorbenti, la questione diventa globale perchè verte su due temi: quello dell’inquinamento e quello delle differenze di genere.  La Tampon tax, ossia la tassazione degli assorbenti al 22% in Italia quindi come prodotti non di prima necessità, è da molto tempo dibattuta.

Storia degli assorbenti

Sono stati inventati alla fine dell’800 e messi in commercio da Johnson&Johnson a partire da prodotti usati in guerra per assorbire il sangue delle ferite. Solo negli anni ’80 però hanno assunto la forma che conosciamo oggi, quando è stata aggiunta la striscia adesiva che li rende più sicuri e un nuovo design che evita le fuoriuscite. Ciò ha permesso alle donne di poter svolgere molte più attività rispetto a prima. Ci sono luoghi però, come l’India, dove le mestruazioni sono ancora invalidanti, sia per il prezzo degli assorbenti troppo elevato che per la mancanza di servizi igienici adeguati, per esempio nelle scuole, tanto che molte ragazze devono abbandonare gli studi dopo il menarca. Un imprenditore indiano ha così creato una macchina con cui le donne possono crearsi gli assorbenti da sole. Ciò fa capire come l’emancipazione femminile possa passare anche attraverso le tecnologie adeguate e a un prezzo equo.

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@pixabay

 La questione dell’inquinamento

Nel 2019 Francesco D’Uva (MoVimento 5 stelle) dichiarò che non era stata abbassata l’IVA sugli assorbenti per una questione legata all’inquinamento, proponendo invece alle donne soluzioni più ecologiche come la coppetta mestruale o gli assorbenti lavabili. L’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030, ci ricorda che dobbiamo il più possibile puntare a modelli di produzione e consumo sostenibili, e l’usa e getta è sempre più contrastato, come abbiamo visto per la plastica monouso. Abbiamo visto come assorbenti usa e getta siano stati una grande conquista femminile verso l’indipendenza, e sono ancora il prodotto per l’igiene femminile maggiormente usato durante le mestruazioni rispetto alle alternative più recenti e più eco-friendly. Gli assorbenti usa e getta sono costituiti al 90% di plastica. In un solo assorbente usa e getta, questo materiale si trova in una quantità equivalente a circa 4 buste di plastica. Se torniamo al dato di partenza e cioè che le donne al mondo in età fertile sono circa 2 miliardi, e che usano tra gli 11 e i 16mila assorbenti in tutta la loro vita, risulta evidente che il problema sia reale, anche se esistono aziende come la Fater (di cui abbiamo parlato qui) che avrebbero trovato il modo di riciclare assorbenti e pannolini. Al momento molte donne non si sentono a proprio agio con i prodotti per l’igiene femminile “alternativi”, oppure semplicemente non li conoscono. La tampon tax esiste dal 1973, e nel 2019 è stato approvato un emendamento che abbassa l’IVA solo sugli assorbenti biodegradabili e compostabili, legando innegabilmente il tema dell’inquinamento a quello della tassazione degli assorbenti come “beni di lusso”. Ma è davvero così?

La tampon tax nel mondo

Nonostante i dibattiti relativi all’inquinamento degli assorbenti usa e getta, ci sono molti paesi del mondo che a differenza dell’Italia hanno deciso di tassare meno addirittura non tassare i prodotti per l’igiene femminile. L’Irlanda, l’Australia e il Canada hanno infatti abolito la tassazione dagli assorbenti e sono molti i paesi europei che hanno notevolmente abbassato l’IVA su di essi, come il Lussemburgo che al momento l’ha al 3%, oppure come Malta, Regno Unito e Cipro in cui si attesta al 5% e la Francia in cui è al 5,5%. I paesi invece tassano più dell’Italia gli assorbenti sono Ungheria (27%), Croazia, Danimarca e Svezia (25%), Finlandia e Grecia (34%).

Le iniziative

Per contrastare quella che è ritenuta da molti una discriminazione di genere, e quindi in contrasto con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, sono sorte diverse iniziative. Una è quella dell’’azienda Coop, la nota catena di supermercati, che ha lanciato poco tempo fa una campagna dal titolo “Close the gap. Riduciamo le differenze”, abbassando per una settimana l’IVA sugli assorbenti al 4% nei suoi punti vendita. Ma anche quella della catena di Farmacie Lloyds, che fino al 31 dicembre 2021 ha abolito l’aliquota IVA sugli assorbenti nei 260 negozi presenti sul territorio italiano. Finora sono state inoltre oltre 600mila le firme raccolte dall’associazione Onde Rosa per l’abbassamento dell’IVA, ma la situazione è ancora in stallo.

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