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Sviluppo sostenibile non è una frase per pubblicitari

Lo Sviluppo sostenibile non è una frase per pubblicitari. Polli, automobili, pannolini, detersivi ed assicurazioni sono sempre più sostenibili e verdi secondo la pubblicità che vediamo su qualunque media. Sostenibilità ed ambiente, i nuovi bollini di qualità ( per gli spot) di ogni prodotto. Alcuni studiosi chiamano questo fenomeno “greenwashing” (lavaggio verde) il tentativo cioè delle aziende di mostrarsi attente, sensibili ed attivamente impegnate in questioni ambientali.  Vero o falso che sia, il problema non è tanto questo.
Perchè sviluppo sostenibile ed ambiente non sono la stessa cosa. Si tratta di due concetti che vanno perseguiti con la stessa forza ed a volte con gli stessi strumenti. ”Assicurare alla nostra generazione la soddisfazione dei propri bisogni senza compromettere le possibilità delle prossime generazioni di soddisfare i loro bisogni” : questo è lo sviluppo sostenibile.
Ne abbiamo ragionato e scritto spesso su Impakter Italia perché non c’è dubbio che, insieme alla ricerca e la riscoperta dei luoghi storici ambientali architettonici culturali  da segnalare per recuperarli, raccontare come sia possibile costruire un mondo sostenibile, sia la nostra mission principale. Ci siamo accorti come sia facile sovrapporre le parole ambiente, green, verde, bio con sviluppo sostenibile. Lavorando per uno sviluppo sostenibile del mondo nella sua interezza si può provvedere ai bisogni essenziali dell’umanità e dunque anche alla conservazione del pianeta in termini di ambiente, natura.

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I muri portanti dello sviluppo sostenibile
Le tre colonne sulle quali si costruisce lo sviluppo sostenibile sono: economia, uguaglianza, ambiente. Tutti spiegati con chiarezza nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. I quali fissano traguardi importanti ed ambiziosi da raggiungere entro i prossimi 10 anni ormai (sono stati fissati nel 2015). Qui abbiamo raccontato a che punto siamo soprattutto in Italia.

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Parliamo di economia
Alla base dell’economia che consente lo sviluppo sostenibile c’è l’esigenza di conciliare la crescita economica e l’equa distribuzione delle risorse. Il ciclo di produttivo di un qualunque prodotto inizia con l’acquisizione delle materie prime e delle risorse naturali ed è in quel momento che necessario intervenire in primo luogo per ridurre al minimo lo sfruttamento della Terra, per esempio. L’economia sostenibile si basa sulle materie prime-secondarie, ovvero quelle materie già utilizzate in cicli produttivi precedenti, recuperate da scarti e rifiuti e rigenerate per essere introdotte nuovamente in un ciclo di produzione.
E quando si sta per creare il rifiuto, questo sistema prevede di gestire la fine vita di ciascun prodotto con la raccolta, la scomposizione ed il recupero dei materiali che lo compongono in modo da poter essere ancora una volta rigenerati e riutilizzati. In altre parole : economia circolare. E poi ridurre cioè eliminare gli sprechi. Gran parte del reddito degli abitanti del pianeta Terra – dal più consistente a quello meno – viene speso nell’acquisto di beni che poi non si utilizzano o che diventano troppo presto dei rifiuti. Solo in campo alimentare – per fare un esempio – si stima che oltre il 25% degli alimenti acquistati dalle famiglie non vengano effettivamente consumati e finiscano nella pattumiera. Ecco il cambiamento di approccio necessario da subito come consumatori: spostare l’attenzione dal possesso di un bene all’uso dello stesso. Il che porta con sè anche cambiamenti e novità nel mondo del lavoro.

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Le aziende italiane e l’economia sostenibile
Il nostro paese sembra aver colto le opportunità importanti che si creano adottando un nuovo sistema. Di alcune di queste ne abbiamo scritto, spaziando dagli “oggetti comunicanti” alla moda, dai materiali di imballaggio all’energia pulita. I dati confortano le nostre scelte: 432mila circa le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito in prodotti e tecnologie sostenibili. Nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3milioni e 100mila unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). E molti sono giovani.
Dall’economia alla finanza sostenibile 
Si tratta dell’insieme di servizi finanziari che comprendono criteri sociali, ambientali e di gestione all’interno del proprio approccio agli affari. A cosa serve?  A portare benefici ai clienti e alla società, contribuendo in maniera etica e corretta a uno sviluppo sostenibile sia economicamente che socialmente. Si articola in primo luogo – la finanza sostenibile – attraverso investimenti socialmente responsabili. Della finanza sostenibile e della sua articolazione abbiamo scritto qui.

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