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Sviluppo sostenibile: entriamo nel decennio decisivo

Inizia il decennio decisivo. Dieci anni per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Lo hanno ripetuto spesso i dirigenti dell’Onu negli ultimi incontri: il tempo dei tentennamenti è finito, bisogna accelerare con determinazione. I 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile sembrano molto ambiziosi, quasi irrealizzabili. Eppure quelle indicazioni devono essere la stella polare della Politica (la p è in maiuscolo non per errore), perché non sono un “libro dei sogni” scritto tanto per stilare un documento. Anzi, è il contrario: realizzazione degli Sdgs è un punto fondamentale affinché il pianeta (o comunque la presenza dell’uomo su di esso) possa essere salvaguardato.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Credits foto: https://www.flickr.com/photos/us-mission/7704332996/)

Sviluppo sostenibile e ambiente

La madre di tutte le battaglie è l’ambiente: il contrasto all’emergenza climatica. Greta Thunberg ha sintetizzato il 2019 in cinque parole: “Our house is on fire”, la nostra casa è in fiamme. Il suo attivismo ha sicuramente scosso le coscienze e mobilitato grandi masse di persone. “Nei prossimi 12 mesi è essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi, in particolare da parte dei principali produttori, con lo scopo di iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo coerente con il raggiungimento della neutralità del carbonio entro il 2050”, ha spiegato, in termini più diplomatici, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. La Cop25 di Glasgow, in programma nel novembre del 2020, non può fallire, come è avvenuta per la recente conferenza di Madrid.

La lunga battaglia sugli Sdgs

Ma non è solo l’impegno sul clima a caratterizzare gli Sdgs: ognuno dei 17 obiettivi ha una grande importanza. Basti pensare alla lotta alla povertà. Anche l’assegnazione del Premio Nobel è andata in questa direzione. Strettamente connesso a questo impegno, c’è quello per la pace: gli scenari di guerra sono un flagello per lo sviluppo sostenibile; è impensabile immaginare il miglioramento delle condizioni alimentari e di benessere complessivo nel Paesi in guerra. Così come è tanta la strada da fare sulla piena parità di genere. Insomma, l’elenco di azioni da intraprendere è piuttosto lungo. E adesso il tempo inizia davvero a stringere.

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