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Super Tuesday Primarie Usa

Super Tuesday: i candidati alla prova (quasi) decisiva

Un tornante decisivo per le primarie democratiche negli Stati Uniti. Il Super Tuesday è arrivato e darà le indicazioni fondamentali sull’esito finale per la nomination. Il nome dello sfidante di Donald Trump non uscirà forse definitivamente fuori, ma il front runner si capirà bene. Il confronto è molto aperto: l’ex vicepresidente Joe Biden è tornato in corsa con la straripante vittoria nel South Carolina, ma il senatore del Vermont, Bernie Sanders, è comunque reduce da risultati positivi nei primi tre Stati in cui c’è stato il voto (Iowa, New Hampshire e South Carolina). Ed è leggermente davanti per numero di delegati.

L’irruzione di Bloomberg nel Super Tuesday

Bernie Sanders

Inoltre, c’è l’incognita Michael Bloomberg: il magnate ha investito tutto sul Super Tuesday. O va bene quella tornata, oppure addio candidatura. Una notizia di rilievo è il ritiro di Pete Buttigieg, che per alcuni analisti avrebbe dovuto rappresentare la sorpresa di queste primarie. Tanto da arrischiarsi nel paragone con l’ex presidente statunitense, Barack Obama, partito a fari spenti fino a conquistare la nomination.

Cos’è il Super Tuesday

Il Super Tuesday è il martedì in cui si vota in più di dieci Stati con una imponente distribuzione di delegati. L’elenco di Stati è lungo, tra questi ci sono la California, il Massachusetts, il Texas, la Virginia, il North Carolina, il Colorado. In palio ci sono oltre 1.300 delegati per la convenzione nazionale (quando arriva l’investitura ufficiale del candidato), circa un terzo del totale (per la vittoria bisogna conquistare 1.991). Insomma, una fetta importante. Ma soprattutto il Super Tuesday ha un risvolto mediatico centrale, in una competizione come le primarie in cui la percezione è fondamentale. Quasi più dell’esito.

MIke Bloomberg (foto Gage Skidmore https://www.flickr.com/people/[email protected])

I profili dei candidati favoriti del Partito democratico

Il parterre è definito. Il più “rivoluzionario” è Sanders, non a caso ribattezzato “socialista” in senso dispregiativo dai suoi detrattori. Le sue posizioni sono radicali, sulla pena di morte (è favorevole all’abolizione), sulla sanità, sul controllo alla vendita di armi. Una linea “aliena” per un Paese come gli Stati Uniti che gli ha garantito la simpatia e il sostegno dell’elettorato giovane.

Biden incarna il centrismo, in linea con l’ex candidata Hillary Clinton. Il suo posizionamento guarda ai moderati, sfruttando comunque il fatto di essere stato vicepresidente, per otto anni, con Obama. Anche Bloomberg punta agli elettori di centro, presentandosi principalmente come un indipendente. L’ex sindaco di New York è stato, però, addirittura candidato dei Repubblicani quando ottenne la carica di primo cittadino della Grande Mela, fino a lasciare il partito e a dichiararsi appunto indipendente.

Qual è la situazione prima del Super Tuesday

Il quadro è alquanto incerto. L’affermazione di Biden in South Carolina ha indicato la difficoltà di Sanders a conquistare il voto afroamericano. Come numero di delegati è il senatore del Vermont ad averne 60 contro i 53 dell’ex numero due di Obama. A seguire l’ormai ritirato Buttigieg a quota 26, e poi le uniche due donne in corsa, Elizabeth Warren (8) e Amy Klobuchar (7), ritiratasi a poche ore dal voto del Super Tuesday. Tuttavia, gli ultimi sondaggi danno in netto vantaggio Sanders in Stati “pesanti”, come Califonia (494 delegati) e Texas (261).

Joe Biden (Foto Gage Skidmore https://www.flickr.com/people/[email protected])

Biden può contare sulla possibile vittoria in North Carolina, nonostante la concorrenza di Bloomberg, che invece risulta davanti (seppur di poco) in Arkansas e nell’Oklahoma. Un elemento è comunque fondamentale: i sondaggi rischiano di non fornire una lettura esaustiva, visto che nelle prime tornate non sono mancate le sorprese.

Comunque vada sarà un over 75…

La competizione tra i democratici non brilla certo per gioventù. Il più “anziano” è Sanders, dall’alto dei suoi 78 anni (a settembre saranno 79). Bloomberg, invece, ha compiuto 78 anni, qualche settimana fa, il 14 febbraio. Il “più giovane” è Biden, 77enne (78 il prossimo novembre). Un dato è certo: non manca l’esperienza.

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