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Sul Web trovi l’armonia degli opposti

Nell’era della post-verità l’unica certezza che abbiamo è che non ci sono certezze. Per rendersene conto è sufficiente avere voglia di un caffè. Prima di dare soddisfazione alle vostre papille gustative è meglio sappiate che  studi autorevoli assicurano verità opposte su questa antichissima bevanda:  o descrivendola come la causa di ogni malattia  o come la cura ad ogni patologia. Chi ha ragione? Il rischio, alla fine, è di rimanere con la tazzina in mano. Ma non è l’unico rischio.

Se dopo il caffè volete fumare una sigaretta e per evitare di assorbire troppa nicotina decidete usare una sigaretta elettronica, state ben attenti, perché la scienza non è ancora riuscita a dare una risposta univoca, tanto che alcuni studi condotti negli Stati Uniti ritengono la sigaretta elettronica dannosa per la salute, mentre in Italia l’Università di Catania è giunta a risultati opposti.

In preda al dubbio

Se non sapete a chi credere e volete provare a chiedere consiglio al vostro medico, non usate il cellulare perché da più di vent’anni ancora non si è riusciti a capire se fa male o no alla salute.  Secondo alcune “autorevoli ricerche” l’uso del cellulare espone il cervello a pericolose onde elettromagnetiche che sul lungo periodo aumentano il rischio di ammalarsi di cancro, per altre questa relazione non sussiste.

A questo punto è meglio evitare ogni rischio e tornare a casa per una serata in famiglia. E’ meglio però rimandare ogni discussione con vostra moglie sulla proposta di lavoro che ha appena ricevuto. L’unico dubbio che dovete sciogliere è se l’assenza della mamma peserà troppo sull’educazione dei figli. Ma le più “autorevoli ricerche” in materia rischieranno di confondervi le idee: uno studio condotto ad   Harvard sostiene che è meglio per i figli se la mamma lavora, mentre un team di Stanford è arrivato alla conclusione che i bambini invece se la passano meglio quando la mamma sta a casa.  Né potrà aiutarvi una ricercatrice australiana che, «dati alla mano», ha assicurato non fa alcuna differenza.

Serve un momento di distrazione

A questo punto è meglio rimandare ogni decisione e distrarsi una mezz’ora aggiornando la vostra pagina social. Ma forse prima di accendere il computer è meglio riflettere sull’articolo pubblicato dalla rivista accademica Journal of Social and Clinical Psychology, secondo cui Facebook causa la depressione. Se l’articolo non vi piace allora potete leggere il risultato a cui è arrivato un team di ricercatori dell’Università del Wisconsin secondo il quale, no, Facebook non causa la depressione.

Insomma, imbattersi in notizie contraddittorie o in vere e proprie bufale online è facilissimo. Lo ha dimostrato John Bohannon, collaboratore della prestigiosa rivista Science, che ha spedito i risultati di una falsa ricerca che dimostrava come il cioccolato aiutasse a dimagrire a 304 riviste di venti Paesi, ritrovandoselo pubblicato nel 60 per cento dei casi.

Ma la colpa, a volte, è anche dei giornalisti che pompano la notizia, tramutando il risultato di una ricerca molto specifica in verità universale.

Non è un caso che tra i mezzi d’informazione che hanno abboccato alla trappola, c’è anche il quotidiano tedesco Bild, uno tra i più diffusi in Europa.

Come difendersi? Il web è pieno di suggerimenti su come riconoscere le notizie farlocche online.

Il problema è capire se i suggerimenti sono veri…

 

EZIO TAMILIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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