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Stragi a colpi di kalashnikov: El Paso e Dayton

Sangue, ancora sangue da corpi centrati da proiettili. Colpi di kalashnikov che spezzano la vita di innocenti, vittime degli inspiegabili ingranaggi del destino: trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Scene, purtroppo, già viste e mandate a memoria: a volte accade nelle scuole, altre volte nei cinema, altre ancora nei supermercati. Cambia la cornice, ma le immagini sono quelle di sempre: macabre. Una strage costante quanto immotivata, perché le stragi di civili inermi non possono avere delle motivazioni.

A El Paso, in Texas, e a Dayton, nell’Ohio, si sono consumate due tragedie a distanza di poche ore. Due shooting mass, per usare l’espressione originale made in Usa, consumate nello stile ormai tradizionale: un uomo armato apre il fuoco indistintamente e miete vittime. Nei due casi di cronaca 20 a El Paso e 9 a Dayton, per un totale di 29 morti. E tutto questo solleva un grande interrogativo: perché tante armi in circolazione? Per la sicurezza personale, è la riposta che parte in automatico dalla lobby delle armi, che negli Stati Uniti si raccoglie sotto le insegne della Nra National rifle association. Una struttura potentissima e intoccabile, essendo una macchina di consenso.

La fonte della lobby delle armi

C’è poi il Secondo emendamento della Costituzione statunitense, che è la fonte a cui si abbeverano gli “armati in nome della sicurezza”. Quella sicurezza che è un diritto universale. Ma di quale sicurezza, però, si parla davvero? La tentazione di acquistare una pistola o un fucile (operazione molto, troppo semplice negli Stati Uniti a causa della tutela costituzionale) per sentirsi al riparo della criminalità si rivela il più tragico dei boomerang. La proliferazione delle armi e i controlli tutt’altro che stringenti (salvo alcuni Stati che stanno cercando di fornire il buon esempio) formano una miscela esplosiva, fatale a molte persone.

Così la sicurezza, principio sacro che ogni sistema legislativo vuole garantire e tutelare al massimo, viene messa a repentaglio da quello stesso strumento con cui il semplice cittadino vuole ottenerla da solo. L’arma. Al contrario della tesi della Nra e dei suoi accoliti. Quell’arma che troppe volte viene usata in maniera impropria, rappresentando una minaccia all’incolumità di tante persone. Un attacco alla sicurezza, appunto. Eppure non si interviene sulla restrizione dell’accesso a pistole e fucili: il prezzo elettorale sarebbe troppo alto, arriverebbe la scure censoria della lobby delle armi. E addio sostegno economico e politico.

Numeri per la sicurezza

Ma i numeri, con la loro testa dura, devono, o meglio dovrebbero, essere più forti di ogni propaganda e di qualsiasi lobby: queste testarde cifre dicono che le pistole e i fucili sono causa di pericoli. Sono lo strumento di morte per decine di migliaia di uomini e donne negli Usa. Molto spesso bambini e giovani, come ricorda la strage di Parkland. Una mattanza di fronte a cui anche minaccia terroristica impallidisce. Una sorta di terrore interno. Solo fino alla fine del luglio 2019, infatti, sono 248 le persone rimaste uccise nei mass shooting, le sparatorie di massa. In media più di una al giorno.

Mass Shootings 2019

Gun Violence Archive è il grande database che raccoglie tutte le notizie di vittime e feriti per armi da fuoco sul territorio degli Stati Uniti e riporta cifre da brividi: nel 2018 sono state 14.711 le vittime di armi da fuoco e fino al 5 agosto di quest’anno sono 8.787 (senza conteggiare i suicidi). Perché c’è un “non detto” sulle vittime delle armi da fuoco: oltre alle mass shooting, che finiscono sulle prime pagine dei giornali, c’è una striscia di sangue quotidiana lasciata nelle strade e nelle case degli statunitensi. E queste notizie, toppo spesso messe in secondo piano, sono un monito: le armi sono una minaccia per la sicurezza.

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