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Stati Uniti-Iran: chi vuole la guerra?

Lo scenario

Il mandante degli attacchi alle due petroliere che trasportavano carichi legati al Giappone nel Golfo di Oman, secondo gli Stati Uniti ed alcuni dei suoi alleati, anche nella zona del Golfo Persico (Gran Bretagna, Israele Arabia Saudita) sarebbe l’Iran del presidente Hassan Rohani. Washington sostiene che queste azioni sono la reazione di Teheran alla decisione di Donald Trump di uscire unilateralmente dall’accordo sul disarmo nucleare, chiamato Jpcoa, del paese mediorientale nel maggio dello scorso anno, accordo che era stato firmato da Barak Obama nel 2015.

Perché Trump avrebbe innescato una spirale così pericolosa?

«To stop Iran bomb, bomb Iran”(per fermare la bomba Iran, bisogna bombardare l’Iran”). Così diceva già nel 2015 John Bolton, oggi Consigliere alla Sicurezza Nazionale del Presidente Trump. E Mike Pompeo, Segretario di Stato Usa, sono i due che più di ogni altro in America vorrebbero la guerra contro l’Iran e premono sul presidente.

L’Iran in quella zona del mondo è un problema perché è indipendente, non ha mai accettato senza discuterle le volontà occidentali, ha spesso avuto leaders discutibili  e “pericolosi” secondo il resto del mondo che però hanno tramandato la storia e l’autonomia di una nazione, di una cultura, di una immagine che hanno oltre 2500 anni di storia. La Persia è stato un chiodo fisso di ogni grande condottiero o regime che avesse desideri di comandare il mondo: i Greci, Filippo il Macedone e soprattutto suo figlio Alessandro Magno, i Romani.

Da quarant’anni l’Iran è sottoposto ad un regime di sanzioni internazionali, volute dagli americani, che impedisce almeno a livello ufficiale, di fare affari con Teheran (nel 1979 l’ambasciata americana venne presa in ostaggio dai rivoluzionari anti Scià e pro Khomeyni) ed ogni movimento bancario internazionale fatto con gli istituti di credito della capitale iraniana viene tenuto sotto controllo.

La questione volendo poi andare al nocciolo è sempre la stessa: economica. Il petrolio iraniano è considerato uno dei migliori al mondo come qualità, ed il paese del presidente Rohani è il quarto nella lista di quelli con le maggiori riserve di oro nero. Considerando la facilità con la quale si estrae data la conformazione geologica del territorio, è il secondo dietro l’Arabia Saudita, viste le difficoltà logistiche di Venezuela e Canada.

Quindi il rischio di una guerra è reale?

E’ accettato da tutti che un eventuale conflitto vista la quantità di risorse ed uomini che gli Stati Uniti e gli eventuali alleati possono schierare sarebbe decisamente appannaggio di questi, ma il costo in termini di vite umane ed economici sarebbe enorme, non paragonabile a nessun’altra guerra. Perché l’Iran è ben armato, ha una popolazione mediamente giovane, intorno ai 24 anni, sufficientemente indottrinata e consapevole del pericolo e quindi pronta ad andare in guerra ed ha le testate nucleari. Inoltre accendere una guerra in quella zona del mondo dopo quel che è appena successo in Siria – dove i pasdaran iraniani sono stati tra i primi e tra i più continui nella lotta all’Isis – avrebbe conseguenze inimmaginabili. Senza considerare la fermissima opposizione di due alleati dell’Iran come la Cina e la Russia che in caso di conflitto potrebbero anche decidere di passare anch’esse alle vide di fatto. Insomma le minacce di Trump al momento sembrano le solite del presidente americano che vuole far vedere i muscoli al mondo senza avere il coraggio, per adesso, di premere il bottone.

 

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