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Giuseppe Conte Stati Generali

Stati generali: se ne esce con lo sviluppo sostenibile e senza svolazzi di fantasia

L’obiettivo è di quelli ambiziosi: programmare l’Italia per almeno i prossimi quindici anni. Gli Stati generali dell’economia, voluti dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Roma a Villa Pamphili, segnano uno spartiacque rispetto agli ultimi mesi. Cercano, in maniera simbolica, di mettere alle spalle l’emergenza sanitaria, auspicando che non ci sia un aumento del numero di contagi, e puntano lo sguardo alla prossima sfida: il rilancio di un Paese, che da tempo danza sull’orlo del default. E l’epidemia di Coronavirus potrebbe essere la spinta decisiva verso il baratro.

Una preoccupazione condivisa da tutti. Per una volta anche dall’opposizione. Le stime sono terribili: nella migliore delle ipotesi il Prodotto interno lordo italiano arretrerà di 6-7 punti percentuali. E addirittura, secondo l’Osce, una seconda ondata epidemica farebbe crollare il Pil del 14%. Un disastro totale con la perdita di milioni di posti di lavoro, nonostante la buona volontà di salvaguardarli.

Stati generali: concretezza come parola chiave

Per questo l’appuntamento di Villa Pamphili è cruciale. Ma deve avere una parola chiave: concretezza. I tempi di organizzazione sono stati celeri, tanto da creare qualche fastidio nella maggioranza stessa. Il sospetto, in particolare cresciuto nel Partito democratico, è che gli Stati generali siano stati pensati da Conte come uno show comunicativo. Con tanti lustrini, ospiti illustri come la presidente della Commissione europea Von der Leyen, ma contenuti vaghi. Più fumo che arrosto.

Del resto, appena pochi giorni fa, Vittorio Colao, il manager e capo della task force voluta dal Palazzo Chigi, ha illustrato il piano prodotto dal suo team. Un elenco di punti che tuttavia assomiglia a una cornice in cui inserire la realtà. Anche qui prevale la fumosità alla concretezza. Il presidente del Consiglio, in un’intervista, ha cercato di fare da pompiere, spiegando che il lavoro di Colao non poteva andare oltre, altrimenti “avrebbe fatto i decreti”.

La via di uscita dall’impasse

Ursula von der Leyen
This photo is free to use under Creative Commons license CC-BY-4.0 and must be credited: “CC-BY-4.0: © European Union 2019

L’Italia è quindi al momento in una fase di impasse. E dagli Stati generali deve uscire fuori un progetto, concreto appunto, per un rilancio effettivo del Paese. Un processo riformatore che sappia sfruttare i fondi dell’Unione europea. Non è pensabile che una quantità tale di miliardi di euro venga impegata senza una visione complessiva: sarebbe un tampone (non quelli di cui si sente parlare da qualche mese) alla crisi. Purtroppo, piaccia o meno, le soluzioni temporanee, i palliativi, non bastano più. Occorre una cura, non un tampone per restare nella metafora epidemica. Il Paese ha danzato per troppi anni sul crinale del baratro, avvitandosi spesso sui destini personali dei leader politici. Adesso il lembo di terra per evitare di cadere è davvero sottile.

Quindi come se ne esce? Gli Stati generali possono essere un momento di confronto prezioso, un contributo da registrare e mettere in pratica, fin dai prossimi mesi, con provvedimenti e riforme. In questa direzione lo sviluppo sostenibile è una punto di partenza ineludibile. Le promesse sugli investimenti green – su una progettazione di un Paese in grado di innovare e rinnovare il suo sistema economico – devono trasformarsi in realtà. In azioni concrete per affrontare l’emergenza climatica, che resta l’emergenza numero uno anche in tempi di epidemia.

Smart city e innovazione

Foto di Tumisu da Pixabay

La miniera di opportunità delle smart city, per fare un esempio, vanno colte, sfruttando il volano della digitalizzazione, altra parolina magica da declinare con concretezza. L’illusione che bisogna solo foraggiare il vero modello economico, perché è la cosa più semplice e pratica, è destinata a svanire. A dissiparsi quando di fronte ci sarà un mondo diverso, con i competitor che hanno saputo effettivamente modificare il sistema produttivo.

E poi ci sono gli investimenti da ottimizzare nel sistema sanitario: la diffusione del Covid-19 è stata una tragico insegnamento. La necessità di tutelare le fasce più deboli, accompagnandoli nell’ingresso del mondo del lavoro. Insomma, un quadro complessivo su cui sicuramente gli esperti sapranno fornire indicazioni preziose.

Stati generali senza pacificazione politica

Matteo Salvini durante una manifestazione (Foto tratta dalla sua pagina Facebook)

Il risultato di questi Stati generali resta comunque incerto. Il sospetto sull’operazione di immagine è destinato a permanere. Peraltro, il rifiuto all’invito rivolto alle opposizioni di centrodestra, capeggiate da Matteo Salvini, ha fatto saltare quella che poteva essere la base di un cammino di “pacificazione” tra le forze parlamentari, nel solco di quanto auspicato dal Presidente della Repubblica Mattarella.

Una partenza azzoppata, a dire il vero non per responsabilità di Conte, che rende più difficile far pensare che dagli incontri a Villa Pamphili possa uscire fuori il ritratto dell’Italia dei prossimi dieci o quindici anni. Per fare questo servirebbe l’apporto di tutti, destra inclusa. Così, per giudicare positivamente i lavori senza svolazzi di fantasia e voli pindarici, ci si accontenterebbe di un orizzonte di legislatura. Fino al 2023 si possono fare tante iniziative per garantire una ripresa economica, sociale. Soprattutto sostenibile.

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