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Startup e microcredito: la rivoluzione circolare dell’economia

Piccole startup crescono per uno sviluppo sostenibile e quindi per ridurre la povertà e disuguaglianze, contrastando i cambiamenti climatici. Non è una favola, ma la possibilità offerta dal volano del microcredito: uno strumento di sostegno semplice per spingere in maniera più efficace sul rovesciamento del paradigma economico, portando così all’affermazione del modello di economia circolare in grado di superare quella lineare, basata sull’estrazione di materie prima, la trasformazione in prodotti e quindi la fine del ciclo con lo smaltimento in discarica. Isabella Guerrini de Claire, Chief Operating Officer dell’Aurora Sustainability Group, ha spiegato in un articolo su impakter.com la piccola, grande rivoluzione in atto, mettendo in evidenza i vantaggi dell’economia circolare: si impiegano risorse naturali per i prodotti, che vengono usati il più a lungo possibile, ricavandone il massimo valore. Quindi alla fine c’è una fase di recupero e di rigenerazione degli stessi prodotti e dei materiali, mantenendoli in un ciclo di vita perpetuo.

Dimensioni aziendali ed economia circolare

Insomma, la proposta è innovativa, quanto facile. E in questo contesto il microcredito può favorire un’ondata di nuove soluzioni e, allo stesso tempo, sostenere l’attività dei giovani imprenditori più dinamici. Durante la ricerca per Zero Waste Scotland, Isabella Guerrini de Claire ha riscontrato un divario significativo nell’adozione di pratiche di economia circolare tra le startup e le grandi aziende. Del resto è pure logico: le startup hanno dimensioni più ridotte e tendono a essere più agili. Perciò possono più rapidamente incorporare pratiche di economia circolare nei loro modelli di business. Le grandi corporation, invece, necessitano di maggior tempo di adattamento perché bisogna intervenire su vari livelli, modificando un meccanismo già in funzione. 

A questo punto entra in gioco un aspetto rilevante: far crescere il microcredito, attraverso il sostegno delle banche. “Immagina se potessi entrare nella tua banca e ti chiedono ‘dove vorresti che andassero i tuoi risparmi? Per finanziare una pletora di progetti di economia circolare, sostenibile, verde, progetti alternativi per eco-plastiche o agricoltori più sostenibili? Scommetto che lo faresti. Io lo farei sicuramente!”, ha scritto Guerrini de Claire nella sua riflessione. La rivoluzione del microcredito, a supporto dell’economica circolare, è perciò anche in buona parte nelle mani dei risparmiatori, che devono pretendere dagli istituti di credito un sostegno alle startup. 

Cos’è il microcredito

Il microcredito è stato teorizzato da Muhammad Yunus, economista e banchiere bengalese insignito del Premio Nobel nel 2006. Il funzionamento prevede l’erogazione di somme relativamente basse, senza che siano fornite garanzie in termini capitali: la valutazione si attiene solo al valore dei progetti. Lo strumento individua dunque le iniziative meritevoli, sulla base dei possibili successi e non sulla potenza economica: dopo i primi finanziamenti, e l’avvio dell’attività, l’impresa si muove da sola senza la necessità di un aiuto esterno. 

I nuovi modelli di business sono sempre più orientati a misurare l’impatto sociale e ambientale dei progetti. In questo contesto il ricorso al microcredito può essere prezioso per sviluppare un impegno sul fronte dell’economia circolare. Le sovvenzioni pubbliche e i fondi sociali “green”, infatti, possono essere sfruttati insieme per migliorare la capacità istituzionale, finanziaria e tecnologica dei vari attori interessati, con lo scopo di adattarsi alle esigenza di un’economia circolare. Capace di superare la logica dello scarto da smaltire.

Questo articolo è una versione editata e tradotta dell’originale presente su impakter.com

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