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Sri Lanka: una Pasqua di sangue

Le bombe esplose nella capitale, Colombo, e in due altre città (Batticaloa e Negombo) — hanno colpito tre chiese (affollate per le messe) e tre hotel di lusso, frequentati anche da turisti stranieri. Altre due esplosioni hanno colpito il Paese ore dopo le prime sei hanno provocato un bilancio di oltre 290 vittime e almeno 450 feriti, squassando un Paese che non riesce a trovare un equilibrio. Anche quando sembrava che il processo di riconciliazione fosse incanalato nel verso giusto. Questa volta nel mirino degli attentatori sono finiti i cristiani, accrescendo gli scontri interreligiosi e politici. Che non sono una novità.

Il ritorno dello stato di emergenza

Già lo scorso anno, nel marzo 2018, lo Sri Lanka ha rivissuto gli incubi di violenze, con il ritorno dello stato di emergenza deciso dal governo per la prima volta dal 2009, anno che ha segnato la fine della guerra civile con le Tigri del Tamil. In particolare il 4 marzo ha rappresentato un giorno nefasto per il Paese: nel distretto di Kandy, al centro dell’isola e a est della capitale Colombo, furono assaltate dai buddisti le attività commerciali e le case di persone musulmane. Un’azione che ha costretto le autorità ad assumere misure straordinarie, compreso il blocco dei social network e la limitazione di applicazioni come WhatsApp. Una decisione che è stata spiegata bene dal New York Times: in un lungo reportage è stato svelato il ruolo delle fake news propagate attraverso i social con il risultato di alimentare la propaganda e l’odio inter religioso.  

La lunga guerra civile

L’episodio della scorsa primavera è stato un lampo, che ha preoccupato il governo dello Sri Lanka; è stato un terribile ritorno all’incubo della guerra civile, che ha flagellato il Paese per 26 anni. Il governo è stato impegnato a fronteggiare i guerriglieri del Tamil, che chiedevano la formazione di uno Stato indipendente nel nord-est. Così il conflitto iniziato nel 1983 è terminato solo nel 2009, quando l’esercito regolare ha sconfitto i miliziani delle Tigri del Tamil. Il presidente nazionalista di allora, Mahinda Rajapaksa, è stato uno dei più pervicaci sostenitori dello scontro armato, tanto da interrompere la tregua nel 2008 che era stata ottenuta dopo una serie di mediazioni. Il bilancio complessivo, però, è terribile: il numero di vittime oscilla tra le 80mila e le 100mila persone. La resa del gruppo separatista ha permesso al Paese di avviare un processo di pacificazione, molto complesso, visto che i monaci buddisti più radicali hanno continuato a esercitare pressione per vedere riconosciuta la loro religione predominante nel Paese.

La strage di Pasqua 

Così si arriva agli attentati di Pasqua, con un bilancio spaventoso, che ha travolto i cristiani in una delle giornate più importanti. “Sembra che le autorità sapessero dei progettati attentati ma non hanno fatto nulla. E da quanto si apprende non c’è stata alcuna minima precauzione rispetto a questa minaccia”, racconta a Impakter Italia l’italiano Fabrizio Ossella, che si trova a Colombo, la capitale dello Sri Lanka. Una versione che è stata in parte confermata dal primo ministro, Ranil Wickremesinghe. Senza però fornire ulteriori informazioni sulla sottovalutazione di queste notizie.

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