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Spreco alimentare? Per Bryan Crowley la risposta è nella genetica.

Spreco alimentare? Ecco cosa dice Bryan Crowley (foto), CEO di una start up californiana che risponde a questa emergenza proponendo l’alimentazione ingegnerizzata. E che vede nella genetica il futuro dell’alimentazione sostenibile. Ecco tutti i dettagli.

La genetica contro lo spreco alimentare

Soylent è una startup californiana che propone un tipo di “alimentazione ingegnerizzata”. La formula “magica” proposta contiene 20 grammi di proteine di soia, disaccaridi a lento rilascio che impediscono picchi glicemici, 21 grammi di grassi monoinsaturi e 26 vitamine e minerali. L’amministratore delegato Bryan Crowley vede infatti nell’ingegneria genetica il futuro della sostenibilità alimentare. Queste le sue parole: “Un giorno non lontano baseremo la nostra alimentazione su analisi genetiche, per evitare gli sprechi e migliorare il nostro benessere”. La ricerca in questa branca delle scienze mediche dovrebbe consentire domani creare formule personalizzate per guidare le persone in un consumo alimentare responsabile e sostenibile. La filosofia della start-up prevede anche che il tutto sia low-cost. Crowley crede fermamente che Soylent debba essere “un’opzione altamente nutrizionale a basso costo, per ogni consumatore”.

L’impegno di Soylent a 360°

Il raggio d’azione di Soylent è a tutto campo. Ha una partnership con il World Food Program USA. Affianca banche del cibo e organizzazioni che si occupano dei senzatetto. Aiuta a combattere l’insicurezza alimentare nei campus universitari. M;ette a disposizione il proprio know-how per creare strategie integrate basate su comunicazione e formazione di personale, finalizzate alla riduzione dello spreco alimentare. Ma non solo. Soylent è a fianco delle organizzazioni che intervengono per rispondere a disastri naturali.

I numeri (scioccanti) dello spreco alimentare

Secondo la FAO, nel percorso dal produttore al consumatore, buttiamo circa 1/3 degli alimenti. Un dato impressionante e assurdo, soprattutto se associato ad altri due. Il primo fornito da OXFAM, che denuncia come circa 113 milioni di persone distribuite in 53 Paesi siano a imminente rischio di vita per carenza di cibo. L’altro dato riguarda invece l’impatto ambientale: produrre, distribuire e consumare produce in tutto il mondo circa 1,3 tonnellate di rifiuti alimentari, di cui l’80% ancora consumabile. Di questa enorme mole di cibo che finisce in pattumiera, circa 222 milioni tonnellate vengono sprecate nei Paesi industrializzati. Si tratta di una quantità che da sola sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Subsahariana.

Il sistema così com’è non è sostenibile

Si produce, si spreca e si inquina troppo. Eppure, non si riesce a sfamare tutti. Ed ecco che all’incremento delle malattie dovute all’obesità dei Paesi ricchi corrisponde l’incremento di quelle dovute alla scarsa nutrizione dei Paesi poveri. In particolare, il 30% dei bambini sotto i cinque anni sono malnutriti e 43 milioni sono invece sovrappeso.Il tutto, in un pianeta più inquinato. Un controsenso inaccettabile, suicida, la cui risoluzione non può che passare per una revisione a tutto campo dell’attuale sistema di sviluppo. Produttori, distributori e consumatori devono essere educati a considerare la sostenibilità come la priorità di ogni loro azione.

Mauro Pasquini

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