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Viaggio nella sostenibilità in Europa: Germania

Sostenibilità in Europa cioè cosa fanno i paesi dell’Unione Europea per contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell‘Agenda ONU 2030? Il viaggio di Impakter Italia inizia da quella che viene chiamata la “locomotiva” del Vecchio Continente, la Germania. Paese nel quale la questione ambientale – oggi declinata insieme all’economia ed al sociale per intendere sviluppo sostenibile – ha una tradizione antica e fortissima.

Perchè nel 1899 iniziò la costruzione dell’Unione per la protezione della natura in Germania (NABU) che ancora oggi esiste ed ha circa mezzo milione di soci. I verdi tedeschi hanno fatto sentire la loro voce in modo perentorio durante la crisi petrolifera degli anni’70, mettendo in allarme il proprio paese ed il mondo, sui rischi dall’abuso di combustibili fossili. Oggi i Verdi sono il secondo partito più votato in Germania, in alcuni Land non si può governare senza di loro, e nel Bundestag, il Parlamento della Germania hanno 63 seggi (sui 709 disponibili), la quarta forza parlamentare.

@gruene.de

Perchè i Verdi tedeschi vanno forte

Nel post del nostro di Mauro Pasquini sulle elezioni europee del 2019, c’è la spiegazione del successo che i Verdi tedeschi hanno ottenuto : “L’esempio per eccellenza sono i Verdi tedeschi, portati al successo da Katharina Schulze. La loro forza sta certamente nel fatto di essere una formazione progressista che ha recepito le istanze di cambiamento che vengono dal basso e da fuori del “Palazzo”. Ma al contempo si tratta di un partito fortemente strutturato e soprattutto istituzionalizzato, formatosi mediante una lunga storia di alleanze politiche di governo sia con l’SPD sia con la CDU. Insomma, non è affatto un partito con pulsioni antisistema. Anzi, è parte integrante dell’establishment. Questo ha conferito al partito l’opportunità di allevare al proprio interno leadership capaci di elaborare politiche concrete di governo e non solo accorati appelli di protesta. Un approccio che ha consentito ai Verdi tedeschi di penetrare il terreno elettorale dei conservatori, sottraendo alla CDU molti consensi. Di fatto hanno sostituito i liberali nel ruolo di collante tra il conservatorismo moderato dei popolari (CDU) e il progressismo dei socialdemocratici (SPD). Possiamo affermare che l’onda verde è la risposta razionale alla crisi del liberalismo e della socialdemocrazia. Per intendersi, il sovranismo è risposta di pancia. Ne è un esempio l’Italia. E proprio il paragone con il tonfo dei Verdi italiani può aiutare a capire ancora meglio il successo dei Verdi nel resto d’Europa”. E qui c’è l’intero post.

Annalena Baerbock, Presidente nazionali BÜNDNIS 90/DIE GRÜNEN dal [email protected]

Il piano della Germania sulla sostenibilità

In Germania, l’ufficio del Cancelliere è responsabile del tema della sostenibilità. Il “Comitato del Segretario di Stato per lo sviluppo sostenibile” si riunisce sotto la guida del Capo della Cancelleria. Dal 2004 il Bundestag ha inoltre istituito il Consiglio consultivo parlamentare per lo sviluppo sostenibile (PBnE). Questo organo trasversale ai partiti è una sorta di “cerbero” della sostenibilità in parlamento ed esamina i progetti legislativi per verificare se sono conformi agli obiettivi della strategia di sostenibilità.

Nel 2001, Gerhard Schröder, allora Cancelliere della SPD, ha istituito il Consiglio per lo sviluppo sostenibile (RNE, rat für nachhaltige entwicklung). La Cancelliera Angela Merkel ha riconfermato la RNE ogni tre o quattro anni, da ultimo nel 2020. Dal 2016 ci sono anche quattro “Centri regionali di rete per le strategie di sostenibilità“, in breve RENN, che mettono in rete gli attori locali e le iniziative per lo sviluppo sostenibile.

La prima strategia nazionale di sostenibilità è stata pubblicata nel 2002 con il titolo “Prospettive per la Germania“. La maggior parte dei Länder tedeschi ha ora una propria strategia di sostenibilità. La versione attualmente valida è stata adottata dal Gabinetto federale nel gennaio 2017. Alcuni obiettivi e indicatori sono stati aggiornati nel 2018. La strategia è attualmente in fase di revisione sotto la guida della Cancelleria federale. Una prima versione della nuova strategia tedesca per la sostenibilità sarà disponibile a partire dalla fine di settembre 2020, seguita da un’altra breve consultazione pubblica. Il Consiglio effettuerà poi anche un’altra valutazione. La nuova strategia sarà pronta all’inizio del 2021.

Dai Comitati ai fatti

Nel 2016/2017 la Germania ha adattato la sua strategia di sostenibilità all’Agenda 2030 e agli SDG delle Nazioni Unite in essa contenuti. La pandemia di corona sta dimostrando cosa questo possa significare in termini concreti: “L’obiettivo deve essere quello di dare una protezione speciale alle persone più colpite – indipendentemente dal fatto che vivano in Europa o in altri continenti“, scrive il RNE. La strategia fissa obiettivi concreti. Tuttavia, la Germania probabilmente non raggiungerà un gran numero di obiettivi importanti, critica il RNE.

Ecco alcuni esempi di politiche che saranno concrete: il consumo giornaliero di terra deve essere limitato dagli attuali 56 ettari a meno di 30 ettari al giorno entro il 2030. In agricoltura, la quota di terra coltivata biologicamente deve aumentare fino al 20 per cento. Nel settore sanitario, il tasso di fumo dovrà essere ridotto in modo significativo entro il 2030, così come le emissioni di ossido di azoto e di particolato.

Il governo tedesco mira a raggiungere una quota del 65% di energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica entro il 2030. Allo stesso tempo, il consumo di energia deve essere ridotto almeno della metà. Nel 2016 è stato aggiunto un obiettivo di sostenibilità nei consumi privati: la quota di mercato dei prodotti equi ed ecologicamente certificati deve aumentare al 34% entro il 2030. Il Consiglio chiede lo sviluppo di un indicatore più ampio che non si concentri esclusivamente sull’uso dei marchi ecologici.

Ogni due anni l’Ufficio federale di statistica presenta un rapporto sul raggiungimento degli obiettivi. Ogni quattro anni il governo federale presenta un rapporto sui progressi compiuti. La RNE commenta regolarmente e formula raccomandazioni.

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Benzina più cara per far volare i treni

Cento miliardi di euro: ecco quanto vale la ricetta per il clima della cancelliera Merkel. Che si muove dal concetto dell’economia sostenibile: subito – entro il 2023 – saranno investiti 54 miliardi mentre il resto andrà spalmato fino al 2030. Aumento del costo del carburante per favorire il trasporto su ferro e l’idea di mettere sul mercato le eco-obbligazioni, per il reperimento di risorse per investimenti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Questo senza incidere sui conti dello Stato, in modo particolare il pareggio del bilancio.

Nel Piano per la protezione del clima e la transizione energetica il traguardo è quello di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050.  Un traguardo da raggiungere, possibilmente, senza produrre nuovi debiti.

Perchè in Germania hanno adottato subito un principio europeo, quello della dissuasione e della compensazione che in qualche modo convince i tedeschi – ed i cittadini europei – ad adottare certe pratiche ed a scoraggiarne altre. Tra questi principi c’è quello del “chi inquina paga” : in Germania è stata introdotta una tassa per chi produce gas serra nei settori della mobilità e della riqualificazione energetica degli edifici: si partirà dal 2021 con 10 euro a tonnellata di CO2 e si salirà un pò alla volta fino a 35 euro a tonnellata nel 2025 per poi seguire le indicazioni del mercato.

Anche sulla mobilità il governo della Merkel ha le idee chiare: aumento graduale del prezzo di benzina e diesel, dai 3 ai 10-15 centesimi al litro entro il 2026; aumentano le detrazioni fiscali sul carburante dei pendolari ( da 30 a 35 centesimi a chilometro): questo servirà a bilanciare i rincari di benzina mentre verranno diminuite le tasse sul consumo di energia elettrica verde. Uno degli obiettivi dei tedeschi è quello di mettere su strada circa 10 milioni di auto elettriche entro il 2030 con un milione di stazioni di ricarica. Nelle città si proverà la sperimentazione dei biglietti del trasposto pubblico ad 1 euro al giorno.

Aumenterà l’Iva sui biglietti aerei, diminuirà quella sui treni: per quelli a lunga percorrenza dal 19 al 7% e verrà resa più moderna – ed estesa –  la rete ferroviaria tramite un miliardo di euro di fondi supplementari all’anno che il Governo concederà alla Deutsche Bahn (le ferrovie tedesche) entro il 2020 e 2030 per un totale tra Stato e la Deutsche Bahn di 86 miliardi di euro di investimenti.

Dal 2025 sarà vietato installare caldaie a gasolio ma fino ad allora la sostituzione di queste sarà aiutata fino al 40 per cento della spesa. Infine c’è da segnalare l’obiettivo di ridurre l’uso di fertilizzanti e limitare quello della torba. Le energie rinnovabili entro il 2030 dovranno essere il 65% della produzione totale.

 

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