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sostenibilità e matricole

“Sostenibilità? Che vuol dire?” Un’indagine tra le le matricole universitarie

Le matricole italiane non sanno cosa sia la sostenibilità, lo sviluppo sostenibile. Una ricerca presentata qualche giorno fa dal Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine ha rilevato che nel 2019 solo il 7,6% degli iscritti al primo anno di Università ha dichiarato di sapere di cosa si parla quando si nominano l’Agenda 2030 dell’ONU e i relativi 17 SDG. Per fortuna il 76,4% dichiara di avere verso gli stessi concetti con interesse e un’aspettativa concreta di approfondimento e conoscenza.

La ricerca, condotta in 9 atenei della nostra penisolaBrescia, Catania, Foggia, Milano Statale, Roma La Sapienza, Torino, Milano San Raffaele e Verona –  è stata coordinata da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Area medica di Udine, composto da Laura Brunelli, Cecilia Smaniotto, Edoardo Ruscio e Claudio Battistella, e supervisionato da Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Impakter Italia ne ha parlato con Laura Brunelli, medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva. Come è nata l’idea della ricerca, avevate qualche campanello d’allarme sulla poca conoscenza della questione?

La ricerca che abbiamo avviato nel 2018 in realtà è partita anche da una esperienza personale presso l’OMS proprio sulla conoscenza degli SDG. Ci siamo accorti che c’erano pochi strumenti per le Università per avviare una formazione che comprendesse gli studenti ma anche i professionisti già nel mondo del lavoro. E per quello che riguarda il nostro ateneo, la ricerca era contemporanea alla progettazione del Corso di base sullo sviluppo sostenibile: come lo dobbiamo strutturare il corso?“.

Sostenibilità and matricole

“Sostenibilità? Cos’è?”chiedono le matricole universitarie – la Dr.ssa Laura Brunelli

I risultati vi hanno sorpreso?

Sapevamo che eravamo all’inizio dello sviluppo e della diffusione dell’Agenda Onu 2030 e della comunicazione sullo sviluppo sostenibile di cui oggi in realtà in molti parlano. Però il dato della poca conoscenza ha confermato la nostra sensazione. Rifacessimo oggi nel 2021 la stessa ricerca, forse i risultati sarebbero diversi. Anche perchè nelle domande non abbiamo inserito i comportamenti individuali e l’assunzione di responsabilità. Argomenti sui quali gli studenti sembrano essere molto sensibili“.

Sviluppo sostenibile:  è un argomento ancora troppo riservato ad un’elitè di persone addetta ai lavori?

Ci sono due risposte a questa domanda. La prima è che nella ricerca abbiamo inserito quesiti su argomenti che non debbono per forza essere insegnati ad un certo livello. Per esempio l’economia della ciambella. Quindi in questo senso sì, non tutti hanno accesso ad una formazione così specifica ma solo chi decide di percorrere un certo tipo di strada. L’altra risposta, e torno a quanto già detto, è quello della responsabilità individuale: attenzione ai consumi, comprare a km zero, riuso di materiale anche tecnologico, alimentazione ed altre attenzioni del genere. Su questi argomenti c’è maggiore diffusione e consapevolezza tra i giovani“.

Cosa fare per aumentare quel 7,6 per cento?

Io credo che il gap possa essere colmato anche facendo un passo indietro nel percorso formativo: intendo dire che nei licei, nelle medie e nelle elementari bisogna introdurre questi concetti, ovviamente in modo graduale rispetto alle età dei ragazzi e bambini. Ma non basta lavorare sugli studenti. E’ fondamentale che insegnati e personale scolastico siano a loro volta formati. Senza questa connessione che attraversa tutto il sistema educativo del paese sarà difficile fare passi in avanti“.

sostenibilità e matricole

“Sostenibilità? Cos’è?”chiedono le matricole universitarie – @qui.uniudi.it

Messi insieme i dati della ricerca ed avviato il Corso di base, qual è la prima lezione da trarre?

“Una delle cose più difficili da fare è far capire e stabilire una interconnessione tra tra aspetti e discipline che sembrano lontanissime tra loro. Ma che in realtà quando si parla di sostenibilità sono molto vicine e necessarie le une alle altre. E che bisogna dire basta ai propri orticelli personali, fisici, geografici, professionali, educativi. Bisogna essere capaci di fare veramente squadra per affrontare la grande sfida dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. In questo senso l’Università è importante nella formazione dei nuovi cittadini e dei futuri professionisti per far capire a ciascuno qual è il ruolo che ognuno deve recitare insieme agli altri“.

Secondo lei esistono obiettivi, tra i 17 dell’Agenda Onu, che i giovani sentono più vicini?

Quelli che riguardano la produzione ed il consumo, non solo di beni di largo uso ma anche di energia per esempio. Quelli dove è richiesta un’assunzione di responsabilità. L’equità di genere. Se ne parla in modo diverso rispetto anche a quando io ho iniziato il percorso universitario (una quindicina di anni fa senza rivelare l’età della Dr.ssa Brunelli,ndr). Quando questi ragazzi avranno una loro famiglia, le donne avranno secondo me, meno problemi a vivere il loro spazio di uguaglianza“.

 

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