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Sostenibilità come business? Il rischio c’è !

Sostenibilità come business per squali della finanza? Purtroppo sono molti gli esempi che certificano questo grave rischio. Impakter vi racconta una brutta vicenda dal Giappone.

Il caso Giappone

CARE international afferma che il Giappone ha dichiarato di aver sovrastimato i suoi finanziamenti per l’adattamento climatico di oltre 1,3 miliardi di dollari. Una cifra che vale da sola il 66% di tutte segnalazioni di sostegno “solo presunto” all’adattamento climatico. Questo rende il Giappone il principale “colpevole” fra tutti i paesi indagati. Il 28 dicembre, la Japan Bank for International Cooperation (JBIC), finanziata con fondi pubblici, ha firmato un accordo di circa 636 milioni di dollari per Vung Ang 2, un progetto di costruzione di una centrale elettrica a carbone in Vietnam.

Nelle poche settimane che seguirono, l’organizzazione Human Rights Watch pubblicò una lettera, sottoscritta da 128 organizzazioni di 39 paesi, chiedendo alla banca giapponese di revocare la sua decisione di finanziare il progetto. Questo perché l’operazione costituiva una gravissima contraddizione. Si trattava infatti di una banca finanziata con denaro pubblico, che avrebbe investito nella realizzazione di impianto ad alta emissione di CO2, utilizzato fondi provenienti dal Growth Investment Facility, un progetto la cui mission dichiarata è la “conservazione ambientale”. 

Inoltre, l’analisi del Centro di ricerca sull’energia e l’aria pulita (CREA) ha previsto che l’impianto emetterà molto più ossido di azoto, anidride solforosa rispetto a quanto sarebbe consentito in Giappone. Da cui la domanda: perché il Giappone ritiene ciò che è inaccettabile per il proprio paese, possa esserlo per un altro?

Un triste esempio di sostenibilità come business

Questa vicenda esemplifica molto bene come la sostenibilità sia continuamente sottoposta al rischio di essere trasformata da tema cruciale per il futuro dell’Umanità, a occasione di business per pochi squali della finanza. L’attenzione di tutti dovrebbe essere focalizzata sui progetti più che sui soldi. Sono i progetti, cioè quello che si tocca con mano “a valle”, a rendere gli investimenti sostenibili, non la denominazione “a monte”. Un fondo è green se “è stato” investito in progetti green. Finché “è da investire”, non possiamo essere sicuri della destinazione e quindi non può essere considerato come sostenibile.

L’attivista Greta Thunberg ha inviato un messaggio proprio su questo argomento all’evento virtuale dell’Agenda di Davos lo scorso 25 gennaio 2021. Tra i paesi che stabiliscono obiettivi per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, c’è il Giappone, che ha promesso di raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050. L’appunto di Greta Thunberg era molto chiaro: “Questi obiettivi sono vaghi, insufficienti, ipotetici”.

Tratto da Impakter,com.

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