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Somalia, tra guerra civile e terrorismo islamico

Somalia: una polveriera pronta ad esplodere, o forse già esplosa. Scontri tra forze governative e ribelli, attentati terroristici, atroci violenze sui civili. Ecco cosa sta accadendo nel Corno D’Africa.

La ferita italiana

Parlare di Somalia evoca immediatamente una dolorosa ferita sempre aperta: l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Prima dei conflitti, prima delle crisi umanitarie, prima delle tragedie che da decenni imperversano nello sventurato stato del Corno d’Africa. Il dramma di un paese lontano che fa da sfondo a un nostro dramma nazionale.

Foto: Madamemasked

L’inviata del TG3 della RAI e il suo operatore furono uccisi a colpi di Kalashnikov il 20 marzo 1994, a Magadiscio, la capitale somala. Questa non è la sede adeguata per affrontare questa tragedia. Per chi voglia conoscere o approfondire la vicenda processuale e i contorni di questo ennesimo “mistero italiano”, IlariaAlpi.it è assolutamente il sito da visitare.

Il sacrificio di Ilaria Alpi ha anticipato molti drammi dei nostri giorni

Quello che però possiamo dire è che l’omicidio di Ilaria Alpi è stato un sacrificio che ha drammaticamente anticipato tante tragedie che oggi non solo riempiono le cronache giudiziarie nazionali e internazionali, ma che hanno anche inciso sull’agenda politica globale. Ilaria Alpi è stata uccisa per aver scoperto un traffico di rifiuti tossici, per i quali la Somalia doveva fungere di fatto da discarica clandestina.

Questa scandalo internazionale anticipa di un quarto di secolo quello tutto italiano della Terra dei Fuochi. E implicitamente smaschera la nostra ipocrisia, decisamente “non sostenibile”. Che ci fa indignare solo quando il pericolo di morire avvelenati ci passa davanti all’uscio di casa. Che ci fa scoprire ambientalisti solo se ad essere inquinato e deturpato è il luogo dove viviamo, o dove ci piace andare in vacanza. Che ci fa sentire col cuore in pace quando appoggiamo politiche non ostili all’immigrazione.

Mentre ignoriamo che continuare a trattare molti paesi come discarica del mondo contribuisce a creare crisi sanitarie, che aggravano le già esistenti crisi umanitarie. E poi, quando i flussi migratori assumono dimensioni non più gestibili, comodamente, rispolveriamo un po’ di vecchio razzismo, che una multietnicità un po’ modaiola ci aveva fatto riporre sbrigativamente in cantina.

La Somalia oggi

In questo momento la Somalia è una polveriera. Guerra civile e terrorismo islamico da un lato, disastrose inondazioni e la minaccia di una grave siccità prevista a breve, stanno dilaniando un paese allo stremo ormai da decenni. Il Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, più conosciuto col soprannome di “Farmajo”, sta portando avanti una grave violazione della Costituzione. Approfittando dello stallo verificatosi in seguito alle elezioni politiche, ha imposto la proroga del suo mandato, scaduto naturalmente lo scorso febbraio. L’opposizione ha risposto non riconoscendo la legittimità di questo prolungamento della presidenza.

 

E così il paese è rapidamente ripiombato nella guerra civile, in realtà mai del tutto sopita. Le forze capeggiate dal senatore Muse Sudi Yalahow e dall’ex presidente Hassan Sheikh Mohamud “avrebbero occupato gran parte dei distretti di Abdiasis e Karan temendo i possibili attacchi dei militari fedeli al presidente Farmajo”. Mentre nella capitale, altre forze ribelli, queste comandate dall’ex capo della Polizia Sadiq Omar Hassan, recentemente cacciato da Farmajo, stanno istituendo posti di blocco intorno alla residenza di Hassan e in altre zone vicine della città. Temono infatti agguati da parte delle forze governiste.

Gli sforzi per la pace della comunità internazionale

Ed ecco che, a complicare la situazione, gruppi di combattenti legati alla formazione terroristica al-Shabab, stanno approfittando del caos per infilarsi tra gli insorti contro il governo. L’Unione Africana, presente in loco con ben 22mila soldati, ha tentato di intessere una trattativa con l’appoggio di ONU, USA e UE, per porre fine alla crisi.

Tuttavia, il tentativo è fallito per il dietrofront dello stesso Farmajo, che pure l’aveva caldeggiato. Intanto gli USA hanno bombardato le forze di al-Shabab, confermando la loro politica di dare pragmaticamente priorità alla lotta al terrorismo rispetto alla questione interna. In tutto questo caos, la popolazione civile è in balia della violenza, da più parti. Violenze sessuali, abusi su minori, uccisioni sommarie, vanno a sommarsi alla crisi umanitaria e sanitaria già in corso.

Foto in copertina di Maxamed Qalid.

 

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