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Somalia: la situazione tra terrorismo e instabilità politica

La Somalia è stata sconvolta da un’altra strage, che ha colpito ancora una volta Mogadiscio. Con un bilancio di vittime pesantissimo, il più grave degli ultimi anni. Ma la tragedia non è un fulmine a ciel sereno: la situazione nel Paese è avvolta nel caos da decenni, con una secessione più che strisciante. E c’è di più: la rinnovata forza del gruppo terroristico al-Shabaab, legato da Al Qaeda, tanto che che oggi può essere considerata una delle organizzazioni più pericolose del pianeta. La povertà e l’instabilità politica somala rappresentano infatti l’humus su cui far crescere il malcontento e aumentare le possibilità di reclutamento di combattenti jihadisti. Così di attentato in attentato i terroristi continuano a indebolire il già fragile governo. Rendendo la Somalia un Paese in cui dilagano povertà e nel quale i diritti umani vengono quotidianamente calpestati.

Come si è arrivati fin qui: un po’ di storia della Somalia

La Somalia, ex colonia italiana e britannica, ha ottenuto l’indipendenza nel 1960, finendo (dopo un colpo di Stato) sotto la guida di Siad Barre, nel 1969. Il cruento regime, però, è stato combattuto da varie fazioni in una contesto di guerra civile strisciante. Nel 1991 Barre è stato definitivamente deposto, aprendo una fase di caos ancora peggiore: la guerra civile è diventata conclamata con varie fazioni in campo. In questo clima è arrivata la secessione, mai riconosciuta, del Somaliland, l’ex colonia britannica. Anche la missione dell’Onu, promossa per stabilizzare il Paese, ha fatto segnare un fallimento. I signori della guerra, che controllavano le loro porzioni di territorio, non hanno mai sostenuto un reale processo di pacificazione, nonostante il formale appoggio al governo di transizione nato nel 2000.

In un quadro di totale instabilità si sono rafforzate le Corte islamiche, gruppi armati che hanno imposto la sharìa in molte aree del Paese. Le milizie detenevano di fatto il potere, avanzando militarmente grazie alle divisioni tra clan. L’avanzata è stata bloccata solo dall’intervento dei militari etiopi, appoggiati dagli Stati Uniti. Ma gli scontri hanno ulteriormente acuito il caos con violenze ripetute che hanno sconvolto anche Mogadiscio. Solo nel 2008 c’è stato l’avvio di un percorso di pacificazione, che ha coinvolto le parti più moderate e dialoganti delle Corti islamiche, spingendo però alla guerriglia terroristica le fazioni più estremiste. Che di fatto sono confluite nella formazione degli al-Shabaab, pilastro qaedista nel Corno d’Africa. Dal 2012 è entrata in vigore una nuova Costituzione, riconoscendo un’ampia autonomia degli Stati federali. In concreto, però, la Somalia deve tuttora conoscere un processo di unificazione.

La situazione in Somalia

La mappa della Somalia

Il presidente in carica Mohamed Abdullahi Mohamed, meglio noto con il soprannome di Farmajo (che tradotto significa formaggio), è stato eletto nel 2017 proprio con lo scopo di unificare la Somalia dopo decenni di divisioni. La spaccatura con gli altri Stati federali (Puntland, Galmudug, HirShabelle, Southwest e Jubbaland) va oltre la semplice dialettica di un Paese con forti tensioni autonome, per non dire secessioniste. Dopo una breve parentesi da primo ministro tra il 2010 e il 2011, Farmajo ha saputo costruirsi un profilo credibile. Il suo compito, però, si è rivelato – come era prevedibile – alquanto complicato. Quasi impossibile.

Il presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi “Farmajo”

Nel dicembre del 2018 alcuni rappresentanti della Camera Bassa hanno chiesto l’impeachment del presidente, accusandolo di aver scavalcato gli Stati federali su alcuni accordi economici e per la sicurezza nazionale con Eritrea ed Etiopia. Grazie al ripensamento di un gruppo di deputati, l’operazione politica è fallita e Farmajo è rimasto in carica. Ma il quadro non si è certo rasserenato: dopo pochi mesi è stato arrestato Mukhtar Robow, ex numero due di al-Shabaab. Robow, dopo aver lasciato il gruppo terroristico, ha iniziato la carriera politica: così si è candidato nello Stato del Southwest, dove peraltro era tra i favoriti alla vittoria. Il suo arresto ha fatto scattare proteste a Baidoa, capitale del Southwest, provocando forti tensioni politiche anche a Mogadiscio. E in queste divisioni ha preso ulteriore vigore l’azione di al-Shabaab.

Chi sono gli Shabaab

L’ex leader degli Shabaab, Ahmed Godane

Gli Shabaab (tradotto significa “i giovani”) si sono resi protagonisti di numerosi attacchi sanguinari negli ultimi mesi. Il gruppo è riuscito a riorganizzarsi dopo l’uccisione, nel 2014, di Ahmed Godane, considerato un leader carismatico da gran parte della galassia terrorista e fautore dell’alleanza degli Shabaab con Al Qaeda. Il suo successo Ahmed Umar, pur non avendo lo stesso carisma di Godane, si è trasformato in una delle figure più temibili nel mondo del jihadismo. Solo nel 2019, tra Kenya e Somalia, l’organizzazione terroristica ha portato avanti oltre venti attacchi, che hanno preso di mira sia le forze militari presenti sul territorio che i civili. Gli attentati fanno solo talvolta ricorso ai kamikaze, perché in altre occasioni i vertici preferiscono impiegare uomini armati di mitra e fucili per colpire gli obiettivi preventivati.

La questione Somaliland

A complicare il quadro ulteriormente c’è la questione del Somaliland, una regione settentrionale che si è proclamato Stato indipendente dal 1991 senza mai ottenere alcun riconoscimento dalla comunità internazionale. La capitale è stata fissata nella città di Hargeisa. L’ex colonia britannica ha conservato lo status che gli ha garantito una stabilità politica e un processo democratico. Con un risultato importante: la regione non è mai finita sotto il controllo delle Corti islamiche. Il problema, tuttavia, risiede nella controversia con in confinante Stato del Puntland, che rivendica il controllo di tre microregioni: così viene portata avanti un’annosa disputa con il Somaliland. Una controversia che vede il governo di Mogadiscio parte interessata in causa, in quanto ha sempre osteggiato l’autonomia dell’esecutivo di Hargeisa. Come se questo fosse l’unico problema.

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