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Smog: non è emergenza, ma un problema antico

Puntuale, ogni anno, arriva la cosiddetta emergenza smog e polveri sottili. Nelle principali città, Roma, Milano, Torino, vengono assunte misure drastiche sullo stop al traffico per limitare le emissioni inquinanti: un tentativo estremo per tutelare la salute dei cittadini. Sembra il remake invernale dei servizi e degli articoli sul caldo in estate: un evento entrato nella routine informativa. E così viene dato per scontato che nei giorni di alta pressione, in inverno, aumenti lo smog. Quindi inizia la danza del vento e della pioggia per “pulire l’aria”. Il palliativo perfetto, ovviamente fino alla riproposizione del problema qualche mese dopo.

È evidente che qualcosa non funzioni. Purtroppo si continua a definire emergenza quello che è un problema strutturale: l’inquinamento atmosferico dovuto a un modello economico e sociale insostenibile. La soluzione, inutile girarci intorno, è rintracciabile nelle misure indicate dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Troppe automobili in giro e troppi chilometri percorsi, ripetono gli scienziati. Del resto le misure dei sindaci non sono efficaci, come evidenziato dagli esperti: “Sono 20-30 anni che ci rifugiamo in misure come queste e poco viene fatto per soluzioni che incidano in maniera sensata e a lungo termine”, ha spiegato Cinzia Perrino, direttrice dell’Istituto sull’Inquinamento atmosferico del Cnr, in un’intervista a Repubblica

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Lo smog delle decisioni

Serve altro, quindi, e non per passione verso il “benaltrismo”. Le parole dell’esperta suonano come un monito chiaro: di fronte a una problematica gigantesca, che investe vari settori della qualità della vita, dal diritto alla salute alla mobilità, bisogna operare delle decisioni politiche incisive. Le amministrazioni comunali non posso sicuramente risolvere la questione in pochi mesi. D’altra parte c’è una questione di fondo: sono decenni che ci si ritrova dinanzi alla piaga dello smog.

Le soluzioni sono a medio-termine, ma serve una netta accelerazione sul capitolo della mobilità sostenibile con un trasporto pubblico efficiente. Altrimenti il termine si allunga ulteriormente. Uno studio di Kyoto Club e Istituto sull’Inquinamento Atmosferico ha rimesso in evidenza che negli anni scorsi non si sono verificati passi in avanti in tal senso. Un car sharing non fa la sostenibilità, verrebbe da dire.

Polveri sottili: inquinamento urbano

Cittadini più pronti

Ci sono poi gli impegni sul piano di governo nazionale e anche internazionale da portare avanti contro l’inquinamento per raggiungere l’obiettivo di migliorare la qualità della vita – perché di questo si parla – nei grandi centri urbani. Il capitolo dell’efficienza energetica, per evitare dispersione di calore negli edifici, è centrale in questa battaglia. Perché il riscaldamento nelle case e negli uffici ha un impatto rilevante sulle emissioni ed è un dato da tener presente. Servono investimenti, è necessario perciò sviluppare quel Green new deal di cui tanto si sente parlare. Le amministrazioni comunali non possono fare molto dinanzi a questo.

Le Istituzioni, a ogni livello, hanno un vantaggio rispetto al passato: i cittadini sono più disposti ad affrontare dei cambiamenti per tutelare l’ambiente e l’aria che respiriamo. Sarà l’effetto-Greta che ha alimentato una maggiore sensibilità ambientalista, ma c’è una maggiore ricettività degli input sulle abitudini. “Più di sette italiani su dieci (72%) sono disposti a rinunciare o a ridurre drasticamente l’utilizzo dell’auto per tutelare l’ambiente, diminuire il livello di inquinamento nelle città e migliorare la qualità della vita”, si legge in una ricerca pubblicata da Coldiretti e commissionata a Ixè. Ecco, da qui si può e si deve partire: da una triangolazione cittadino-Istituzioni. Oppure metterci in attesa della prossima “emergenza” smog?

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