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Smaltire correttamente i tessuti: il progetto in Slovenia

Impakter Italia torna ad occuparsi  di abiti, tessuti, vestiti e quant’altro del settore soprattutto per quanto riguarda il loro corretto smaltimento. Ogni anno l’Unione Europea produce circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti tessili tra gli altri. Si tratta principalmente di vestiti usati, ma ci sono anche biancheria da letto, tappeti, tende, tappezzeria e una miriade di altre cose.

E solo il 20 per cento circa di questi viene riciclato. Il resto finisce in discarica o viene semplicemente incenerito.

I ricercatori della città slovena di Maribor sperano di cambiare questa tendenza e per farlo hanno progettato e costruito un impianto pilota per trasformare i vestiti usati in materiali come il glucosio, il glicole o gli acidi che possono essere utilizzati nell’industria biochimica. Il progetto si chiama Resyntex.eu

 

Mojca Poberznik è un ingegnere ambientale presso l’Istituto per la protezione dell’ambiente e dei sensori di Maribor.

Una delle ragioni per cui la maggior parte dei tessuti finiscono per essere distrutti è che sono spesso trattati con coloranti e prodotti chimici, rendendo il riciclaggio particolarmente impegnativo. Anche il metallo e la plastica sono spesso presenti. Una volta selezionati, i tessuti come lana, cotone o poliestere vengono sottoposti a processi personalizzati, compresa la rimozione di qualsiasi colorante.

È davvero molto importante che i rifiuti che usiamo come input, come materia prima, siano selezionati molto bene“dice l’ingegner Poberznik.

Più puro è l’input, più puro è l’output. Con il poliestere, per esempio, siamo  stati in grado di creare acidi che possono essere utilizzati in seguito per produrre plastica. Ma ci sono anche altri composti“.

Aleksandra Lobnik, professore di ingegneria ambientale all’Università di Maribor : “Trattiamo il cotone, per esempio. Da esso abbiamo ottenuto succo di glucosio che è stato trasferito in bioetanolo. Poi trattiamo la lana. Dalla lana, abbiamo ricavato proteine che possono essere usate come resine, al posto delle resine tossiche di formaldeide (in realtà usate) nei pannelli di legno“.

I ricercatori ritengono che la stessa tecnologia potrebbe essere utilizzata per incoraggiare i modelli di economia circolare di altri prodotti di scarto.

Ancora Mojca Poberznik : “Stiamo diffondendo la nostra tecnologia anche alla plastica, la plastica di polietilene per le bottiglie, per esempio. E cercheremo anche di degradare il materiale da imballaggio, il materiale da imballaggio in cellulosa, che è anche uno dei maggiori problemi ambientali“.

Gli scienziati dicono di sperare che il loro lavoro aumenti anche la consapevolezza del pubblico sull’importanza ambientale ed economica di una corretta selezione e riciclaggio dei rifiuti tessili.

 

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