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Siria Guerra edificio distrutto

Siria: la comunità internazionale accorre in (tardivo) supporto per i rifugiati

Dopo anni di tragedie silenziose, con i riflettori puntati sempre altrove, la Siria torna all’attenzione della comunità internazionale. Con l’obiettivo di garantire un immediato piano regionale per i rifugiati. La questione siriana va oltre i confini, coinvolgendo altri attori, come Libano e Giordania. E non bisogna dimenticare l’Iraq. Il pericolo di costante impoverimento dell’intera area si sta concretizzando, aggravato dalla diffusione dell’epidemia di Coronavirus.

I delegati alla quarta conferenza di Bruxelles sul tema “Supportare il futuro della Siria e della regione” hanno promesso un sostegno di 5,5 miliardi di dollari, per il 2020, ai programmi delle Nazioni Unite. Fondi che saranno elargiti ai Paesi che hanno accolto i rifugiati. Una cifra fondamentale anche perché poiché l’impatto del Covid-19 sta provocando difficoltà all’economia e minaccia di destabilizzare ulteriormente la regione. Per questo l’amministratore dell’Undp (il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite), Achim Steiner, ha parlato di un “punto di svolta” con l’impegno economico internazionale.

Achim Steiner, amministratore dell’Unpd

I numeri della crisi nella regione

I numeri sono chiari. Il 90% della popolazione in Siria vive attualmente sotto la soglia di povertà. E nei Paesi vicini, chiamati a rispondere all’emergenza umanitaria, non va meglio. In Libano, si stima che quasi il 45% dei libanesi viva attualmente al di sotto della soglia di povertà. E ci sono licenziamenti e riduzioni salariali che appesantiscono il quadro sociale ed economico. In Giordania, due terzi delle famiglie, in un recente sondaggio, hanno riferito di fare fatica a reperire le risorse per i beni di prima necessità. Come se non bastasse, di prevede un incremento della disoccupazione in Turchia e difficoltà per l’Iraq, soprattutto a causa dei cali del prezzo internazionale del petrolio. Uno scenario complesso.

“La crisi economica si sta abbattendo su una regione già sotto pressione. E questo sta rallentando lo sviluppo, mettendo in difficoltà i governi e le comunità che ospitano i rifugiati nella regione”, ha affermato Steiner. “Milioni di persone – ha aggiunto il numero uno dell’Undp – solo pochi mesi fa stavano lottando per rimanere fuori dalla povertà, ora hanno completamente perso il sostentamento. Come comunità internazionale, dobbiamo inviare un forte segnale di solidarietà, aumentando il sostegno ai Paesi vicini che ospitano rifugiati dalla Siria”.

Foto di diema da Pixabay

Siria: immaginare un futuro senza guerra (e sostenibile)

Al di là degli aiuti contro l’emergenza umanitaria, c’è il vero tema da porre: la fine della guerra in Siria. La questione può avviarsi a una soluzione solo con la cessazione definitiva delle ostilità, che al momento sembra un’ipotesi remota. L’esercito di Assad vuole sconfiggere tutti i nemici, riacquisendo il controllo dell’intero territorio nazionale. E sul tema complessivo, Steiner è stato esplicito: bisogna ripensare il modello economico, in linea con i punti degli Sdsg, fissati dall’Onu. “Gli impatti delle crisi sottolineano la necessità di rivedere le nostre strategie collettive per sostenere i paesi della regione per trovare una strada più sostenibile. Per lo sviluppo, la stabilità e la ripresa”.

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