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Guerra in Siria

Siria: dai figli dell’Isis ai bambini traumatizzati, una generazione bruciata

Una tragedia che ormai non conosce confini. La guerra in Siria vede come principali vittime i bambini, anche quelli sopravvissuti alle bombe e agli scontri. Del resto i recenti dati sugli sfollati hanno fornito una panoramica chiara. Il conflitto, che va avanti da oltre nove anni, ha prodotto una situazione umanitaria inimmaginabile.

Bambini senza futuro

Tra i tanti minori ci sono anche i figli dei combattenti dell’Isis, detenuti nei centri delle Forze democratiche siriana (Fds), l’alleanza tra curdi e altre milizie: secondo le stime, tra donne e bambini il totale è di 70mila persone che vivono prigioniere. Senza prospettive di riscatto. Ma non va meglio agli altri minori che vivono in Siria, in una condizione di libertà. “I traumi subiti si ripercuotono sui bambini anche per quanto riguarda l’idea di tornare nelle proprie case”, ha denunciato Save The Childern.

“Anche quelli che volevano fortemente ritornare, soffrono di ansia e hanno paura alla sola prospettiva di un rientro. I genitori hanno raccontato agli operatori di Save the Children, che questo stress legato al ritorno sta causando ai loro figli attacchi di panico, paure continue, auto-isolamento ed enuresi notturne”, ha sottolineato l’organizzazione. I diritti umani, e ancora di più quelli dei bambini, sono distrutti.

I figli dei combattenti dell’Isis

La questione dei “figli dell’Isis” resta complicata. Le Fds non hanno le capacità organizzative e strutturali per garantire un futuro a questi giovanissimi. Che anzi rischiano un processo di radicalizzazione, laddove vengono in contatto con jihadisti detenuti più adulti. Insomma, una polveriera che rischia di esplodere nel caso di una recrudescenza del conflitto. In un quadro così incerto, l’unico punto fermo è l’assenza di strategia rispetto alla vita di questi bambini.

Ma non sono solo quelli detenuti a vivere una condizione problematica. “I bambini sfollati hanno perso così tanto nel corso del conflitto: le loro case, i loro amici, le loro famiglie e la loro infanzia. È inaccettabile che ora guardino al futuro con paura, piuttosto che con speranza”, ha affermato Sonia Khush, Direttrice in Siria per Save the Children. La questione pone vari problemi, su tutti quelli della salute psichica: “Nonostante la necessità di sostegno, il conflitto in corso ha paralizzato il sistema sanitario, compresi i servizi per il sostegno alla salute mentale”, ha sottolineato Save the Children.

Siria Guerra edificio distrutto

Siria: un edificio distrutto dalla guerra
Foto di Carabo Spain da Pixabay

Siria: le testimonianze dei minori traumatizzati

Le storie raccolte sono scioccanti. “Sto male a vivere qui. Sento così tanto dolore dentro. Siamo poveri in un paese straniero e mi manca il mio paese”, ha rivelato Safaa (tutti i nomi sono di fantasia), una rifugiata siriana di 16 anni. Fadi, scappato da Aleppo con la ì famiglia, ha spiegato: “Soffriamo un gravissimo razzismo nei quartieri e nelle scuole. È umiliante, mi dà l’impressione che rischiare la morte in Siria sarebbe più facile per noi invece che rimanere in questo posto”. Ancora più dura la testimonianza di Sari, rifugiata in Giordania: Il futuro? “Penso all’esercito. Potrei andare a combattere in una battaglia? So cosa sto facendo? Ucciderai tuo cugino, un essere umano. Perché devo farlo?”

Storie di traumi che non sono destinate a diminuire. Anzi. I numeri sono indicativi della gravità della situazione: si stima che ci sia un solo psichiatra ogni 250mila persone. “Anche il supporto psicosociale è a livelli critici e i servizi di protezione delle comunità, compresa la gestione dei casi e i luoghi sicuri in cui i bambini possono crescere e socializzare, sono al limite massimo”, ha rilevato Save The Children. Insomma, se anche finisse subito la guerra, gli effetti si avvertirebbero per decenni. Con una generazione dal futuro bruciato.

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