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Sicurezza cibernetica: la vera emergenza delle aziende

Sicurezza cibernetica. 6000 miliardi dollari di danni. Ecco perché le aziende temono gli attacchi informatici più del terrorismo, del coronavirus o del terremoto.

I rischi cibernetici in cima alla lista nera

Gli attacchi e gli incidenti cibernetici sono il fattore di rischio numero uno per le aziende. Solo cinque anni fa erano al quinto posto. La classifica viene stilata ogni anno dall’Allianz Risk Barometer, che in questo caso si è avvalsa dell’opinione di 2700 esperti in materia provenienti da tutto il mondo.

Dunque, per le aziende la sicurezza cibernetica passa avanti a tutto. La minaccia di attacchi informatici fa più paura delle crisi internazionali, del terrorismo, di minacce recenti come il coronavirus e addirittura di più di quella che da sempre è stata la vera e propria “morte in faccia” per le aziende: la cosiddetta business interruption, ossia l’interruzione improvvisa e totale delle attività per cause di forza maggiore come alluvioni di vasta portata, terremoti di forte entità, incendi particolarmente estesi.

Quali minacce temono esattamente le aziende

In primo luogo il livello sempre più elevato delle tecnologie messe in campo per sferrare attacchi cibernetici. In conseguenza a questo le minacce per la sicurezza cibernetica crescono sia in quantità che in qualità, soprattutto in determinati settori. Si moltiplicano infatti gli attacchi, in particolar modo quelli riguardanti il fenomeno del ransomware, un tipo di aggressione attuata mediante l’utilizzo di virus che rendono i dati di un computer inaccessibili. Il legittimo proprietario è costretto a pagare un riscatto per poterne entrare di nuovo in possesso. Altre tipologie di attacchi in aumento come numero e invasività sono il formjacking (furto di dati delle carte di credito sui siti di eCommerce) e il bug hunting (scansione di network e sistemi propedeutici allo sfruttamento di vulnerabilità note).

 

L’altra grande preoccupazione, paradossalmente, riguarda l’incremento esponenziale di norme nazionali e internazionali per la sicurezza cibernetica. In questo caso le aziende temono di non essere in grado di rispettare il livello sempre più stringente degli standard della legislazione in materia. Hanno cioè paura di non riuscire a proteggere, ad esempio, la privacy dei propri clienti. Il rischio è quello di vedersi comminare sanzioni salatissime, come quella da 240 milioni inflitta a British Airways nel 2019 in conseguenza a una violazione dei dati di 500.000 clienti.

Infine c’è il timore di restare essere coinvolti in attacchi telematici per ragioni geopolitiche. La guerra telematica è stata al centro delle grandi sfide elettorali e geopolitiche degli ultimi. Le grandi aziende si sentono in balia degli interessi degli Stati nazionali, soprattutto delle grandi potenze come USA, Russia e Cina. Temono di essere attaccate, spiate o “semplicemente” censurate.

La conseguente crescita degli investimenti nella sicurezza cibernetica

Secondo il World Economic Forum (WEF) entro il 2021 gli attacchi cibernetici provocheranno nel mondo danni per 6000 miliardi di dollari. Conseguentemente crescono e di molto gli investimenti nel settore della sicurezza cibernetica. Con un tasso di crescita annua del 5%, si stima che entro il 2027 gli investimenti globali nel settore saranno pari a 27 miliardi di dollari.

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