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Sicilia: brutti segnali per il benessere equo e sostenibile

Sicilia. E’ solo un esempio di una delle nostre Regioni che fatica a star dietro al tentativo del Paese Italia di migliorare la sua sostenibilità. Il benessere equo e sostenibile e”un approccio multidimensionale per misurare il “Benessere equo e sostenibile” (Bes) con l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilità” come recita il sito dell’Istat, che il BES lo ha messo a punto insieme a tutti i rappresentanti della società e le parti civili. Un metodo di calcolo da affiancare alla misurazione del PIL e degli altri per stabilire come sta un paese.

Per il calcolo del BES ci si deve attenere a 12 categorie a loro volta suddivise in 130 indicatori. I 12 domini (come li chiama l’Istat) sono :

1 – Salute; 2 – Istruzione e formazione; 3 – Lavoro e conciliazione tempi di vita; 4 – Benessere economico; 5 – Relazioni sociali; 6 – Politica e istituzioni; 7 – Sicurezza; 8 – Benessere soggettivo; 9 – Paesaggio e patrimonio culturale; 10 – Ambiente; 11 – Innovazione, ricerca e creatività; 12 Qualità dei servizi

Valle dei Templi, Agrigento, Sicilia – License: Free for personal & commercial use

L’ultimo rapporto e l’aggiornamento in Sicilia

L’edizione del rapporto BES dell’Istat relativa al 2019 segnalava due dati prevalenti: un miglioramento di oltre il 50% dei 130 indicatori, fotografia di un Italia nella quale si avvertiva un lieve miglioramento del benessere complessivo. Ma anche l’allargamento delle differenze di quasi ogni tipo tra il Nord e Sud del nostro paese: la “Questione meridionale” insomma non ha fatto un passo in avanti dal dopo unità d’Italia.

In questi giorni poi sui giornali della Sicilia sono apparsi dati molto sconfortanti che in particolare su quattro indicatori – Rifiuti, rinnovabili, cementificazione selvaggia e verde urbano – danno segnali pessimi sulla qualità della vita sull’isola. Ed in questo post abbiamo voluto evidenziare il contrasto tra la ricchezza ambientale, culturale, artistica della Sicilia – le immagini –  rispetto all’utilizzo selvaggio che ne fanno alcune persone.

Per esempio: in tutto il territorio italiano i rifiuti portati nelle discariche assommano al 21,5% per cento mentre in Sicilia siamo ancora al 69,1% pur avendo registrato un calo dal 95,4% del 2016.

Taormina, Sicilia- License: Free for personal & commercial use

Gli altri indicatori negativi

Lo spazio verde urbano per ogni abitante in Sicilia, 16,4 metri quadrati, è la metà della media nazionale che si attesta intorno a 32,8 metri quadrati e la sola Agrigento garantisce ben 92 mq per abitante mentre  a Trapani  di metri quadrati di verde urbano per abitante ce ne sono appena 5,9. E pensare che a Palermo da 170 esiste un esempio di “strategia di vivibilità urbana” legata al verde.

Male anche la questione delle energie rinnovabili che pure dovrebbe essere un argomento centrale per lo sviluppo sostenibile di ogni luogo. Se in Italia siamo al 34,3% di energia prodotta da fonti rinnovabili, nell’isola siamo ancora al 27,2%, sette punti percentuali in meno. Un ritardo già segnalato nel rapporto del Gestore dei servizi energetici titolato “Fonti rinnovabili in Italia e nelle Regioni 2012-2018”, diffuso all’inizio di agosto, nel quale si evidenzia come la Sicilia abbia fallito gli obiettivi del 2018 in termini di quota di consumi di energetici “coperti” da fonti rinnovabili, un target previsto da un decreto nazionale (burden sharing) che fa riferimento a una direttiva comunitaria”.

Modica, Sicilia – License: Free for personal & commercial use

Infine la questione del suolo. Del suo consumo tramite il fenomeno della cementificazione selvaggia e della sua impermeabilizzazione così necessaria per renderlo in grado di resistere agli effetti dei eventi meteorologici estremi. La Sicilia rispetto alla media italiana in questo campo (7,64%) è un pò indietro con il 7,22 per cento Eppure nell’isola di Pirandello esistono eccezioni importanti che vanno oltre la media nazionale: Ragusa e provincia sono al 15,40,  Siracusa (9,70) e Catania (8,40). Il resto però evidentemente è un disastro.

 

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