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Sepolti dai rifiuti

Sepolti dai rifiuti. Sembra il titolo di un film horror. In tre anni sembra il sottotitolo che spesso accompagna questo genere di film. Il film lo gireremo tutti noi fra tre anni ma sarà niente di meno che la ripresa dal vivo di quel che accadrà quando i rifiuti usciranno dalle discariche italiane ed inizieranno a riversarsi nelle strade. Se non si interviene oggi, sabato 4 settembre 2021…..

Perchè? Perchè le 383 discariche – legali – attive in Italia che dovrebbero smaltire circa 30 milioni di tonnellate di spazzatura all’anno sono piene. O meglio Tra un anno e mezzo saranno piene  quelle del Meridione. Tra quattro o forse se tutto va bene 5 anni toccherà a quelle del Settentrione. La media fra le due situazioni è appunto 3 anni. Parliamo soprattutto del 21 per cento di spazzatura domestica sui 30 milioni di tonnellate globali.

L’Europa dice che entro il 2035 bisogna riciclare il 65% dei rifiuti e che il totale di quelli conferiti in discarica non deve superare il 10%. Ma, per allinearsi con la media europea di uso della spazzatura come fonte di energia alternativa ai combustibili fossili, l’Italia dovrebbe usare altri 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari al 53% in più di oggi; cioè servirebbero circa 7 nuovi impianti di riutilizzo energetico con un investimento pari ai 2,5 miliardi di euro.

Ma da dove sappiamo che l’Italia è così mal messa? Ce lo dice lo studio di A2A “Da Nimby a Pimby, Economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del Paese e dei suoi territori“.

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@pixabay

Che c’entra il Duomo di Milano?

C’entra perchè fra le tante informazioni importanti e necessarie per cambiare rotta immediatamente, nello studio di A2A – una multi-utility italiana, che opera nei settori ambiente, energia, calore, reti e tecnologie per le città intelligenti – c’è scritto che “annualmente vengono conferiti 17,5 milioni di tonnellate di rifiuti (urbani e speciali) che corrispondo a 26 volte il volume del Duomo di Milano”. Troppa roba davvero.

Prima di andare avanti, è necessario spiegare cosa vogliono dire le sigle NIMBY e PIMBY. La prima si scioglie in Not in My Back Yard cioè Non nel mio giardino, e quindi la preferenza dei cittadini a realizzare gli impianti di smaltimenti in luoghi distanti dalla propria quotidianità. La seconda vuol dire l’esatto opposto, Please In My Back Yard, Per favore nel mio giardino, ed è un auspicabile passaggio di mentalità da realizzare da parte di tutti.

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I punti salienti dello studio sono

  • in 3 anni esaurita la capacità residua delle discariche in Italia
  • 4,5 miliardi gli investimenti necessari per colmare il gap impiantistico nel settore dei rifiuti, a fronte di un ritorno di 11,8 miliardi di indotto economico
  • oltre 550 milioni di Euro il beneficio economico complessivo delle famiglie italiane sull’imposta dei rifiuti (TARI) derivante dalla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica
  • 3,7 i milioni di tonnellate di emissione di CO2 evitate grazie al recupero energetico dei rifiuti

Il Mondo intero sta consumando troppe risorse naturali, troppo velocemente, e parallelamente continua a produrre rifiuti. Ma mentre in Italia fa fatica ad affermarsi una visione di crescita impiantistica, altri Paesi accelerano sul riciclo e sviluppano impianti di recupero energetico” – ha detto Marco Patuano, Presidente di A2A – “Affinché l’Italia possa raggiungere i target fissati dall’Europa in ambito economia circolare è necessario investire fino a 4,5 miliardi di Euro in infrastrutture dedicate al trattamento dei rifiuti per i quali non sarà difficile trovare finanziamenti privati. A tale proposito saranno fondamentali gli sviluppi del regolamento sulla tassonomia delle attività eco-compatibili, delineato dal Parlamento Europeo con lo scopo di indirizzare gli investimenti del settore. Infine, per realizzare una vera economia circolare nel Paese è indispensabile superare la sindrome NIMBY costruendo un dialogo fra istituzioni, cittadini e imprese per una efficace collaborazione

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