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Senza acqua 2 miliardi di persone e 300mila bambini muoiono ogni anno

L’acqua potabile e i servizi igienici essenziali mancano ancora per miliardi di persone. E per questo quasi 300mila bambini, sotto i 5 anni, muoiono ogni anno. Molto spesso a causa della dissenteria, legata a questa piaga. I dati diffusi da United Nations Children’s Fund (Unicef) a la World Health Organization (Who) confermano quindi un quadro preoccupante, seppure in lieve miglioramento rispetto all’inizio del nuovo millennio.

I dati sull’acqua dal 2000

In meno di venti anni ci sono stati risultati definibili come parzialmente positivi; 1,8 miliardi di persone hanno avuto la possibilità di avere accesso ad acqua potabile e servizi accettabili. Ma questi numeri, semplicemente, non sono sufficienti. Sono circa 2,2 miliardi le persone che non hanno acqua potabile, gestita in sicurezza e utilizzabile senza rischi; mentre 4,2 miliardi sono privi di servizi igienici sicuri e 3 miliardi non hanno nemmeno la possibilità di lavarsi le mani con uno standard igienico adeguato. Le statistiche non riescono poi a fotografare con precisione le forti disuguaglianze.

Ma le stime bastano a dipingere un quadro tutt’altro che esaltante: 1 persona su 10 è priva dei servizi minimi; tra loro rientrano 144 milioni di persone che bevono acqua di superficie, quella che si può rinvenire dove si forma. Insomma, non proprio pulita. E ancora: 8 persone su 10, nelle aree rurali, non hanno accesso a questi servizi. “Se l’acqua non è pulita, se non è sicura da bere o qualsiasi fonte è lontana, e se l’accesso ai servizi non è sicuro o è limitato, allora non stiamo garantendo ai bambini il minimo”, ha evidenziato Kelly Ann Naylor dell’Unicef, direttore associato di Water, Sanitation and Hygiene (Wash), illustrando i contenuti del rapporto “Progressi sull’acqua potabile, igiene e servizi igienico-sanitari: 2000-2017: attenzione speciale alle disuguaglianze”.

Investimenti per il futuro

“I Paesi devono raddoppiare i loro sforzi per quanto riguarda i servizi igienici o non raggiungeremo l’accesso universale all’acqua entro il 2030”, ha ribadito Maria Neira, direttrice dell’Oms, Dipartimento della Salute Pubblica, e dei Fattori ambientali e sociali della salute, lanciando l’allarme sul possibile fallimento di uno dei 17 Sdgs fissati dalle Nazioni Unite.  Investire in questi campi è “economicamente vantaggioso e fa bene alla società in tanti modi”, ha affermato Neira, chiedendo un impegno preciso da parte delle Istituzioni.

Il problema, inevitabilmente, si avverte in misura maggiore nella aree più povere del pianeta. E in realtà la questione si interseca anche con il cambiamento climatico, che fa diminuire ulteriormente le fonti di approvvigionamento. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il ragionamento di Naylor: “Affidarsi a piani di investimento, per una copertura universale, significa minare decenni di progressi a spese delle generazioni future”.

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