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E se la Brexit avesse un’altra spiegazione, imperialista per esempio

Fino ad oggi ci siamo interrogati sui motivi che hanno spinto il governo inglese a spingere il paese fuori dall’Unione Europea, chiamando addirittura il popolo ad un referendum, quello del 2016, dichiarando a voce alta che la gente lo voleva.

Il risultato della consultazione popolare imperniato sul “Leave” lasciare e “Remain” rimanere nell’UE ha dato sì ragione al governo ma in una percentuale così minima, 51,8% contro il 48,1% che da allora in avanti la questione dell’uscita si è trascinata penosamente ed ancora oggi sembra essere lontana dall’essere decisa.

Comunque sia il motivo addotto da chi ha spinto per il Leave è stato soprattutto economico: riacquistando la libertà di poter commerciare senza le regole dell’unione, gli inglesi favorevoli a staccarsi dal Continente sono convinti di poter ridare fiato ad un’economia che negli ultimi anni sta perdendo colpi. Entrare nel merito di questa discussione necessiterebbe di tutto lo spazio del web soprattutto oggi che alcuni studiosi della materia Brexit stanno iniziando a sostenere che il motivo reale di questa decisione di tornare alla totale autonomia dell’isola di Albione sia solo di carattere politico imperialistico. Interno.

Le spinte indipendentiste della Scozia e dell’Irlanda del Nord cattolica sempre più forti hanno messo in allarme l’Inghilterra che su queste nazioni ha sempre avuto il controllo. Il Galles sin qui ha seguito pedissequamente le volontà inglesi ma non è detto che possa essere sempre così. Ed allora di fronte a queste sfide l’idea inglese è quella di staccarsi dall’Europa – della quale storicamente non le è mai importato nulla – di nuovo e concentrarsi sul tentativo di tenere sotto controllo le genti che fanno parte del Regno Unito, togliendo loro spazio e fiato per avere una sponda con l’Europa. Non a caso abbiamo spesso scritto come i odi più gravi della Brexit fossero proprio la Scozia e l’Irlanda con la questione del confine. Una sorta di “extra omnia geopolitico” dice Dario Fabbri della rivista Limes che nel video qui sotto spiega molto bene la nuova visione della Brexit.

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