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Se 49 milioni vi sembran pochi

Anche in Appello è stata ribadita la condanna per Bossi e Belsito, all’epoca amministratore del partito . La Lega deve restituire i 49 milioni. I giudici  confermano la sentenza di primo grado. Fu truffa ai danni dello Stato. Ecco, passo per passo, com’è andata questa brutta storia di politica, soldi spariti, investimenti oscuri e di una Lega, oggi, che fa orecchie da mercante.

Tra il 2008 e il 2010 la Lega Nord ha percepito illegalmente, secondo i giudici, 49 milioni di euro in rimborsi elettorali. Questo è stato possibile grazie al meccanismo messo in piedi dall’ex-tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, e dal suo fondatore e uomo simbolo, Umberto Bossi, il senatur. Il raggiro si basava su rendiconti contabili irregolari presentati alla Camera e al Senato per gli anni 2008, 2009 e 2010. Secondo le indagini il malloppo sarebbe finito in “spese per la ristrutturazione della casa della famiglia Bossi, per le cure mediche del senatur, ma anche per rinoplastiche, lauree albanesi del figlio di Bossi e soprattutto in investimenti dal dubbio rendimento fatti dal tesoriere”. Come dimenticare i diamanti in Tanzania? Il tutto “rendicontato in maniera inesatta e poco chiara”. I giudici sospettano che gran parte del denaro sia stato dirottato “su conti non riconducibili alla Lega”. Per questo è stato indagato il costruttore Parnasi, vicino al Carroccio.
Nella scorsa estate il Tribunale di Genova ha disposto il sequestro di 48.696.617,00 dai conti correnti del partito, che nel frattempo ha cambiato nome, da  Lega Nord per l’indipendenza della Padania  a  Lega – Salvini premier.
Ed è in questo passaggio, in cui scompaiono il “Nord” e la “Padania” e arriva il nome del candidato premier, che secondo Matteo Salvini ha origine una “nuova Lega”, che non ha più a che fare con la Lega di Bossi e Belsito, e che pertanto non deve pagare, per dirla con il leghista Zaia, per le “colpe dei padri”. Secondo il Ministro dell’Interno, rendere effettivo il provvedimento di sequestro significherebbe la fine della Lega. Da Salvini in giù si è iniziato a parlare di “processo politico” e “sentenza politica”.
Di tutt’altro avviso il Tribunale del Riesame, che ha respinto il ricorso della “nuova Lega” salviniana contro il sequestro multimilionario. Il legame tra la vecchia e la nuova dirigenza sarebbe impersonificato da Maroni e dallo stesso Salvini, già membri di alto rango della vecchia Lega bossiana e responsabili del denaro incriminato anche nel dopo Bossi, come ha documentato l’Espresso. La procura di Bergamo ha aperto un’inchiesta. Nel mirino il ruolo del tesoriere dell’era salviniana, Giulio Cementero.
Dunque, secondo il Tribunale, la Lega di Salvini, “pur incolpevole o in buona fede” – ha beneficiato dei profitti derivanti dalla truffa. La sentenza d’Appello conferma questa tesi.

Red

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