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Scuola sostenibile? Ecco un esempio dalla California

Scuola sostenibile? Si può fare. Impakter Italia, dopo aver già affrontato l’argomento, vi racconta cosa hanno escogitato a Pasadena, in California. Qui, undici studenti di otto anni della Scuola Politecnica di Pasadena stanno dando il loro contributo per promuovere la sostenibilità, separando e trattando correttamente i rifiuti organici. Hanno realizzato un sistema di compostaggio sostenibile per la gestione dei rifiuti prodotti nell’edificio scolastico. L’obiettivo è trasformare gli avanzi di cibo e gli scarti del giardinaggio in composti da utilizzare nelle attività di giardinaggio negli ambienti della scuola. Gli studenti coinvolti nel progetto sono Jesse Benitez, Kamryn Chan, Pierre Vincent, Mimi Ruedaflores, Kate Lim, Evelyn Younger, Janie Drum, Bianca Howitt, Jaden Rodriguez, Natalie Vincent ed Elliot Rowley.

Cosa dicono i responsabili

Laura Fleming, la coordinatrice scolastica, ha condotto inizialmente un programma pilota di educazione a rifiuti zero per lo spreco alimentare, prima di passare al progetto del riciclo e riutilizzo dei rifiuti. Questo progetto è costato circa 1.500 dollari. Peter Moon, di O2 Compost, ha donato le attrezzature di aerazione. Il team si è anche avvalso della collaborazione del California Institute of Technology. Se il progetto pilota funziona come previsto, la scuola prevede di aggiungere altri due contenitori con un risparmio previsto di circa 150.000 dollari in dieci anni,  non avendo più da pagare per lo smaltimento di rifiuti.

Foto: Canon.vs.nikon

“Quando i prodotti organici, che si tratti di rifiuti di giardino o di cibo, finiscono in discarica, sono coperti e quindi non ricevono l’ossigeno di cui hanno bisogno per decomporsi naturalmente come farebbero qui”, ha detto Laura Fleming. “La conseguenza è la generazione di gas metano, che come tutti sappiamo è un gas che ha una maggiore capacità di intrappolare  rispetto alla CO2. Quindi, si ha un impatto diretto negativo sul cambiamento climatico ogni qualvolta gli scarti alimentari non vengono smaltiti nel modo giusto”. Da qui la gioia di Kate Gray, insegnante di inglese e preside: “La cosa più bella del progetto è stata iniziare con una domanda: come possiamo rendere la scuola e un ambiente e una comunità più sostenibili? E finire con una soluzione che soddisfa a pieno questa domanda “.

Scuola  sostenibile? Basta volerlo davvero

Gli studenti partecipanti, tutti volontari, sono stati divisi in tre gruppi. Uno si occupa del funzionamento del sistema di compostaggio. Possiamo quindi del know-how del progetto. Un altro si occupa della ricerca finanziaria e degli aspetti legali. Il terzo studia i sistemi di compostaggio esistenti così da trovare spunti e fare confronti col progetto. Uno degli aspetti particolarmente lodevoli di questa iniziativa sta nella sfida che essa ha rappresentato. Non solo dal punto di vista tecnico-scientifico, ma anche organizzativo. Il tutto infatti è stato realizzato mediante un protocollo di apprendimento a distanza, a causa della pandemia.  “Mi dà i brividi pensare alla presentazione che hanno fatto tramite Zoom”, ha raccontato Laura Fleming.

Foto in copertina: RBerteig

 

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