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Scuola classe Covid 19

Scuola e salute: ecco i danni del Covid 19

Scuola e salute, all’insegna della sostenibilità. Con uno scopo: garantire la frequentazione in sicurezza delle aule in piena sicurezza. Insomma, una priorità dell’era pandemica di Covid-19, che ha costretto la maggioranza degli studenti alla didattica a distanza, l’ormai nota dad. Una soluzione indicata proprio per scongiurare ulteriori problemi di sanità pubblica. Dalla qualità dell’aria al contrasto al sovraffollamento, passando per l’impiego massiccio di test rapidi, sono tanti i punti individuati per tornare alla normalità tra i banchi.

A mettere nero su bianco le soluzioni sono la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), la Rete “La scuola che vogliamo – scuole diffuse in Puglia” e la Cattedra Unesco Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile. L’intento? Consentire la riapertura o il proseguimento delle attività scolastiche in presenza. Evitando possibilità futuri stop, in caso di nuovo aumento dei contagi. In cima alla lista c’è la promozione di “un’ottimale qualità dell’aria in aula”, perché “è fondamentale per garantire il pieno benessere psico-fisico, dimostrando effetti positivi anche sul rendimento scolastico degli alunni”. In questo caso, secondo gli esperti, “bisogna adottare protocolli e misure per il monitoraggio della qualità dell’aria in ogni scuola, prevedendo la figura di un responsabile ad hoc come già avviene negli Usa”.  

Ridurre l’orario delle lezioni per una scuola più sostenibile

La riduzione dell’orario di lezione, a 45 minuti, viene considerato un altro elemento essenziale. La misura è già prevista “per la didattica a distanza (per impedire uno sforzo prolungato degli alunni davanti agli schermi), dedicando gli ultimi 15 minuti a garantire un adeguato ricambio d’aria, laddove la scuola fosse ancora sprovvista di sistemi di ventilazione meccanica controllata o di purificazione dell’aria”.

Prisco Piscitelli, epidemiologo e vicepresidente Sima, sottolinea l’importanza di queste misure: “La Commissione Europea ha effettuato nel 2015 un’indagine – ‘SInPHONiE- Schools Indoor Pollution and Health Observatory Network in Europe’- per valutare la qualità dell’aria in 114 scuole primarie (5.575 studenti) di 23 paesi dell’Ue”. La scoperta principale è “che l’85% degli studenti è esposto a concentrazioni di PM2,5 e PM10 più elevate rispetto a quelle considerate sicure dall’Oms”. “Uno scarso ricambio d’aria in presenza di persone infette da coronavirus nell’aula può aumentare il rischio di contagi”, aggiunge Piscitelli.

Contro il sovraffollamento in aula e sui mezzi di trasporto

Autobus pieni regole scuola

Foto di Free-Photos da Pixabay

Un’altra richiesta va nella direzione di “norme più restrittive, rispetto a quelle attualmente vigenti, per evitare il sovraffollamento delle classi senza consentire deroghe (nemmeno in base alla metratura delle aule)”. Questo “a partire dal rendere stabile lo sdoppiamento delle classi attuato durante l’emergenza Covid-19, non limitandolo al solo anno scolastico in corso”.

Sul tavolo, inevitabilmente, viene posta la problematica dei trasporti. Il testo redatto denuncia “il problema del sovraffollamento dei trasporti pubblici, legato allo spostamento dei pendolari per motivi di lavoro e degli studenti”. “Uno studio condotto a Wuhan – si legge nel dossier predisposto – ha dimostrato come la presenza di viaggiatori positivi al Sars-Cov2 sugli autobus possa tradursi in un incremento del rischio di ben 11 volte rispetto a un autobus senza positivi”. Questo “evidenzia al contempo che la probabilità di contagio non è influenzata dalla vicinanza ai soggetti infetti, ma da variabili legate ai flussi di ventilazione che si creano all’interno dell’autobus”. 

Spazi verdi e innovazione: una scuola sostenibile

Alessandro Miani, presidente Sima, spiega in tal senso: “La promozione del benessere degli alunni potrebbe ridurre la prevalenza di comportamenti a rischio e future patologie”. Come? “Migliorando al contempo anche i risultati scolastici. In questa prospettiva, la prevenzione primaria e la promozione della salute dovrebbero iniziare il più presto possibile, trovando nella scuola il contesto ideale”. Così sulla prevenzione viene consigliato il ricorso ai test rapidi per individuare l’eventuale presenza del virus. “Idealmente, ogni 15 giorni tutti i docenti e gli alunni dovrebbero essere ritestati, istituendo un presidio sanitario in ogni scuola, anche con l’aiuto della sanità militare e del volontariato sociale del settore o anche avvalendosi di servizi privati”, mettono in evidenza la Sima, la Rete “La scuola che vogliamo – scuole diffuse in Puglia” e la Cattedra Unesco Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile.

Infine, le indicazioni conducono a due cardini della sostenibilità: gli spazi verdi e l’innovazione. “Gli edifici scolastici dovrebbero essere circondati da spazi verdi e alberi ove possibile, al fine di creare una ‘barriera verde’ nei confronti delle fonti esterne di inquinanti”. Mentre “gli educatori dovrebbero ricevere una formazione adeguata sui determinanti sociali e ambientali della salute e sulle metodologie didattiche partecipative che consentano loro di coinvolgere gli studenti a impegnarsi nell’adottare stili di vita sani”.

La conoscenza come cardine della salute

“La scuola è chiamata a sostenere la diffusione dell’approccio scolastico globale raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla base delle principali evidenze scientifiche”, annota Annamaria Colao, titolare della Cattedra Unesco della Federico II di Napoli.

Secondo la docente, infatti è doveroso “perseguire obiettivi educativi, ma al contempo di salute, di sostenibilità ed equità, mediante una pianificazione che interviene contestualmente su tutti gli aspetti della vita della scuola. A partire dal miglioramento dell’ambiente fisico e organizzativo-sociale, nel contesto della collaborazione con la comunità locale e il raccordo con i Servizi Sanitari”. 

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