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Scuola: l’ABC per ripartire

Le cifre, le statistiche nello sport non sempre danno l’esatta fotografia di un evento, di una partita, di un atleta. Eppure  proprio come in altri campi della vita – se ne fa un uso abbondante. Nel caso dell’istruzione in Italia, la chiusura delle scuole di “ogni ordine e grado”, come si diceva una volta, e le relative cifre che ne sono venute fuori, aiutano molto a inquadrare un problema di dimensioni enormi .

I numeri del problema

Nell’età scolare ci sono 8 milioni circa di studenti, 835mila insegnanti, 57.800 scuole. Questi numeri comprendono tutto: pubblico e privato e paritario. Secondo il MIUR  ( il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) circa il 28% di queste scuole non sono sicure perché sorgono in zone degradate o che presentano vari rischi.

Il lockdown ha fatto scattare la didattica a distanza (corsi, lezioni, esami) da casa con l’aiuto di un computer. Ma anche qui ci sono stati problemi. Non tanto e non solo per la questione dei collegamenti internet, che ancora non coprono l’intero territorio, quanto per la mancanza di computer o altri device e competenza ( da parte di studenti e molti insegnanti).

License to use Creative Commons Zero – CC0

Perché 4 su 10 dei nostri studenti non hanno un computer o un tablet. E tre su dieci solamente hanno competenze digitali adeguate. Nel Sud d’Italia il 46% delle famiglie non ha un PC in casa e 4 su 10 degli 8 milioni di studenti vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo. Mancano degli spazi e della tranquillità necessari a studiare da casa anche laddove ci fosse un PC.

Non è un caso che, secondo alcuni dati dell’XVIII rapporto dell’Osservatorio “Generazione Prometeo”, solo il 36% dei giovani italiani tra i 16 ed i 19 anni intervistati abbia espresso una valutazione positiva dell’esperienza di studio a casa, mentre il 43% si è lamentato della non frequentazione della scuola (o didattica in presenza come si dice oggi) e il 20% abbia fatto notare la mancanza di preparazione digitale dei docenti per questo impegno.

Tutte queste difficoltà andranno finalmente affrontate e risolte anche grazie al tremendo impatto che il Covid-19 sta avendo sulla nostra scuola e non solo. Perdita di apprendimento e di lavoro. Molte donne infatti potrebbero essere costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei figli e già il lockdown ha imposto ai genitori un nuovo disegno delle loro giornate lavorative. E creato diversi gravi “incidenti”  domestici.

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Scuola: che fare

Pensare e mettere in pratica il fatto che da ora in avanti tecnologia ed istruzione devono fondersi anche attraverso la crescita delle competenze digitali di docenti e studenti sarà fondamentale. In paesi europei come Danimarca, Svezia e Slovenia il 95% dei giovani di 15 anni ha un PC. Governi come quelli del Perù, Camerun ed Uganda hanno utilizzato canali tv e radiofonici per la didattica a distanza. Certo, manca la relazione diretta ma è stata raggiunta ed informata la maggior parte degli studenti.

Servono – come scrive l’Asvispolitiche di sostegno alla prima infanzia di cui troppo poco si è trattato. Servono fatti concreti disegnati su misura per le categorie più danneggiate da questa situazione cioè i più poveri e i più giovani; garantire il mantenimento della salute e della sicurezza degli studenti e dei docenti; rendere più proficuo ciò che si è riuscito ad apprendere in questo periodo e dare supporto agli insegnanti ed al personale. Tutto con un investimento economico importante e strategico”.

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