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Scandalo all’italiana: così ci perdiamo il vento per le falle nella rete

Si parla tanto di eolico, di rinnovabili e di spinta sul capitolo dell’energia pulita. Ma oltre alle buone parole ci sono i fatti deprimenti: l’Italia si perde anche il vento, una delle sue risorse naturali più preziose, soprattutto nelle regioni del Sud. Il sistema non è capace di catturare e stoccare il vento che si sprigiona e così viene “perso”, in particolare nelle giornate molto ventose. Una dote viene trasformato in energia. E la strategia, paradossalmente, è necessaria a tenere stabile il sistema, evitando picchi. Ma è anche un meccanismo inadeguato, una sorta di gruviera. Fatte le dovute proporzioni, è un po’ quel che accade con la rete idrica, troppo malandata e l’acqua viene dispersa.

A svelare la mancanza italiana sull’eolico è direttamente una relazione dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), che ha fatto il punto della situazione sul 2020. “Ci sono impianti di energia eolica già esistente che a causa dello stato in cui versa la rete elettrica nazionale, non immettono in rete l’energia elettrica rinnovabile”, sottolinea il deputato di Alternativa, Giovanni Vianello, che ha portato la questione all’attenzione del Parlamento. “C’è un problema di rete – insiste – e c’è un problema di sproporzione di fonti di energia rinnovabili prodotte al sud che devono portare energia verso nord. Ma le congestioni impediscono che tutta questa energia venga trasferita”.

Come ci perdiamo il vento

E cosa dice l’Autorità nel dettaglio? Ecco alcuni passaggi. “L’energia elettrica non prodotta da impianti eolici per effetto delle limitazioni imposte da Terna (nel seguito denominata Mancata produzione eolica (Mpe) è stimata in 822 GWh, pari al 4.4% della totale produzione eolica del medesimo anno”, si legge nel documento dell’Arera. Il valore è in aumento rispetto all’anno 2019 nel quale è stata registrata una mancata produzione pari, a consuntivo, a 696 GWh corrispondente al 3.5% della totale produzione eolica del medesimo anno. “Si evidenzia – spiega l’Autorità – che l’aumento della Mpe rispetto al 2019, pari a circa +126 GWh, si è verificato nei mesi di marzo e aprile (che pesano circa il 60% del totale del medesimo anno)”. Quindi durante il lockdown quando c’è stata una contrazione della richiesta di elettricità. Per non sovraccaricare il sistema, l’energia non è stata trasformata e nemmeno stoccata.

Eolico Rinnovabili vento

Foto di Free-Photos da Pixabay

Gli impianti eolici hanno subito limitazioni soprattutto nella zona do offera Sud (60% dell’energia elettrica non prodotta)”, riferisca ancora il dossier. I motivi di questa limitazione è dovuta alle “congestioni locali verificate nelle principali direttrici maggiormente soggette a tali fenomeni (ad esempio, Benevento3-Montefalcone-Foiano, Benevento2- Bisaccia380, Genzano-Oppido)”. Ma anche alle “esigenze di sistema (mantenere il Sistema Elettrico Nazionale o porzioni del medesimo in condizioni di sicurezza sia in regime statico che dinamico), riconducibili, in particolare, a periodi di elevata ventosità con conseguente congestione sulle sezioni interzonali (prevalentemente le sezioni Sud-Centro Sud e Centro Sud-Centro Nord)”.

Stoccaggio e miglioramento della rete

Un quadro “incredibile”, come lo definisce anche Vianello. “Il governo continua ad essere miope: sprechiamo energia rinnovabile. Potremmo distribuire più energia ma non possiamo. E invece di sfruttare la crisi per accelerare sul miglioramento delle infrastrutture nazionali per una vera transizione energetica, continuano a ripetere gli stessi errori”.

Il deputato di Alternativa individua almeno due ambiti di intervento: “Serve lo stoccaggio di energia, perché si deve garantire che tutta l’energia rinnovabile prodotta venga poi utilizzata quando non c’è vento oppure è notte e il miglioramento della Rete Elettrica Nazionale, per evitare congestioni di rete e garantire la stabilità soprattutto durante i picchi di domanda e produzione di energia”.

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