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Santo Stefano di Sessanio, antica bellezza riportata alla vita

Santo Stefano di Sessanio. Ecco la storia di un antico borgo abbandonato recuperato e trasformato da un imprenditore italo-svedese in un albergo diffuso.

Santo Stefano di Sessanio, nel cuore dell’Abruzzo

Siamo a circa una ventina di chilometri dall’Aquila. Tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e il Parco regionale Sirente-Velino. Santo Stefano di Sessanio è un antico borgo medievale fortificato, adagiato su una collina a 1251 metri di altitudine. Nel 1579 i Medici diventano signori del territorio dove sorge il minuscolo abitato. Dominio che manterranno fino al 1743. In questo arco di tempo il potente casato fiorentino trasforma Santo Stefano. Ma non solo architettonicamente. Il borgo, infatti, nonostante le dimensioni assai ridotte e la posizione assolutamente non agevole, diventa un vivace centro commerciale per la vendita della “lana carfagna”, al tempo ampiamente usata per la realizzazione di divise militari e tonache per alcuni ordini religiosi monacali. Negli anni Novanta del Ventesimo secolo l’abbandono definitivo. Santo Stefano va ad allungare il triste elenco dei tanti borghi fantasma del nostro paese. Poi, il “miracolo”.

Photo by trolvag

La rinascita del borgo verso un turismo non convenzionale

Il nuovo millennio porta a Santo Stefano l’amore per la bellezza italiana dell’imprenditore italo-svedese Daniel Kihlgren. Kihlgren è convinto che la superpotenza culturale dell’Italia si celi non solo nelle tante mete turistiche celeberrime e funzionanti, ma anche nella miriade di gioielli perduti nei secoli e abbandonati, dei quali è costellata l’intera penisola.

Pragmaticamente, Kihlgren fa quello che un imprenditore degno di questa denominazione dovrebbe fare. Immagina, butta giù progetti, ne valuta la portata. Poi, convinto della buona riuscita dell’impresa, si mette in gioco. Senza giri di parole o questue alla casse statali, investe milioni di euro nel recupero del borgo, con lo scopo di creare una sistema di accoglienza diffusa, o come si dice oggi, un albergo diffuso. 

L’impegno di Daniel Kihlgren

Da quando è iniziato il suo rapporto con Santo Stefano di Sessanio, Daniel Kihlgren ha investito circa 43 milioni di dollari. Ha costruito l’ambitissimo hotel “diffuso” Sextantio, ha acquistato terreni in altre 10 frazioni e realizzato una seconda struttura recettiva. Ma il suo sguardo spazia in generale sulla bellezza abbandonata, sulla quale Impakter Italia sta facendo una campagna di sensibilizzazione. Kihlgren la definisce il “secondo livello di attrazioni culturali” del Belpaese. L’imprenditore ritiene che i tanti borghi abbandonati d’Italia meritino la stessa attenzione degli affreschi della Cappella Sistina o degli Uffizi. E noi non possiamo che essere assolutamente d’accordo.

Il problema è politico

Il made in Italy è il più prestigioso brand del pianeta. Gli investitori di tutto il mondo sono innamorati del nostro territorio, della nostra storia, del nostro know-how, della nostra creatività, dell’impareggiabile bellezza prodotta dal nostro paese. Ma facciamoci una domanda: quale attrattiva possono mai rappresentare per gli investitori realtà impegnative come un sito archeologico, un complesso architettonico, un litorale, un parco fluviale, un edificio storico, un polo museale, se coloro che devono mobilitare le proprie risorse finanziarie vedono schierati contro eserciti di intendenze, sovrintendenze, enti statali e parastatali, società partecipate, consiglieri di consigli di amministrazione di società deputate a dare consigli?

Per evitare che il “caso Daniel Kihlgren” resti una perla rara, è urgente attuare politiche che consentano al capitale di trovare le porte aperte e una accoglienza burocratica e fiscale non ostile. Devono essere create delle corsie preferenziali che connettano i grandi capitali con chi ha idee e progetti di lungo respiro. Questa è la nostra idea di Piano Marshall per la bellezza.

 

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