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Odessa

Sangue sulle spiagge di Odessa: le mine antiuomo

Alle 19 e 15, ormai ogni giorno suona l’allarme aereo. Ogni giorno l’incubo bombe incombe su Odessa. Gli abitanti sono stanchi e terrorizzati ma al tempo stesso aspirano ad un ritorno alla normalità. Peggio ancora se si avvicina la bella stagione e il mare ed il sole attirano come un tempo. Ma la spiaggia è stata minata nel timore di uno sbarco delle truppe russe. Mine e vita normale sono un binomio inconciliabile. Gli amministratori di Odessa, la perla del Mar Nero, ora diventata obiettivo del conflitto in Ucraina,  sono alle prese con un possibile lancio della stagione turistica estiva della regione, economicamente critica. Perchè uno dei maggiori problemi già adesso è rappresentato dai missili della Federazione Russa, dalle mine marine, da quelle disseminate nella sabbia. Tradizionalmente, la stagione estiva di Odessa inizia il 1° giugno e termina quando il Mar Nero si raffredda troppo per fare il bagno, di solito a metà settembre.

Il Kyiv Post riferisce che Serhiy Bratchiuk, capo del comando di difesa regionale di Odessa, nei commenti del 4 maggio al canale televisivo News24, ha detto che anche se i caffè, gli hotel e i ristoranti di Odessa possono e probabilmente saranno operativi quest’estate,  l’apertura  dei sei chilometri di lungomare della città ai bagnanti e agli amanti del sole è improbabile, a causa delle mine marine e delle mine terrestri

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@Piqsels

Le dimensioni del problema

Cinquanta milioni di ordigni inesplosi, 7 mila vittime all’anno, circa 3500 morti, la metà delle quali bambini, il resto ferite con gravi menomazioni.  Ogi ora una persona mette il piede su uno di questi ordigni  letali. Nel 1999 ad Ottawa è stato firmato un trattato per la messa al bando delle mine antiuomo: lo hanno firmato 132 paesi, ma non Stati Uniti, Cina, Israele e Russia più altri 33. E la situazione è ancora questa. Asia ed Africa sono i luoghi più colpiti da questa maledizione ma anche la zona est dell’Ucraina, così come la Croazia e la Bosnia-Erzegovina dove nel 2 per cento del territorio ci sono ancora mine attive. L’Italia che per anni è stata una delle produttrici mondiali leader come si dice in questi casi, di mine di ogni genere, sono nello scorso mese di dicembre ha ratificato una legge sull’argomento. Perchè sempre e comunque prima gli affari, poi tutti davanti alla televisione a far la faccia degli addolorati per le vittime. Ma nessun politico ha mai provato ad attraversare un campo minato. Solo Lady Diana-e non era un politico – ha speso parte della sua giovane vita per questa causa. Una legge arrivata grazie anche all’impegno di Campagna Italiana contro le mine che ha lavorato per anni a questo decisivo atto del nostro parlamento.

Odessa oltre ad essere un importante centro industriale e porto commerciale di per sé, è la terza destinazione turistica più popolare dell’Ucraina, dopo Lviv e la capitale Kiev. La maggior parte delle visite avvengono durante i mesi caldi per approfittare dell’infrastruttura ben sviluppata di hotel e ristoranti sul mare di Odessa e sono fondamentali per migliaia di piccole imprese della regione che servono il settore turistico.

Avremmo bisogno di sminare le nostre spiagge e acque, prima di aprire le spiagge ai turisti senza limiti“, ha detto Bratchiuk. “Abbiamo già avuto incidenti quando la corrente ha portato le mine marine sulle nostre spiagge… i russi hanno gettato le mine nel Mar Nero“.

A metà marzo, secondo le notizie, le truppe navali della RF basate a Sebastopoli in Crimea hanno lanciato più di 400 mine marine alla deriva nel Mar Nero. Nelle settimane seguenti, le navi da guerra della NATO a caccia di mine hanno scoperto le mine fino alle acque territoriali di Turchia, Bulgaria e Romania. La più recente mina marina trovata dai genieri di Odessa nelle acque locali è stata disinnescata il 3 maggio, ha detto Bratchiuk.

La stagione turistica in questo momento, per usare un eufemismo, è in pericolo. Non si svolgerà nel modo normale come siamo abituati a fare in pace. Dobbiamo assicurarci che i nostri cittadini siano al sicuro come prima priorità“.

Un’altra  situazione che potrebbe indebolire la già traballante economia Ucraina, fonte di preoccupazione per l’esito della guerra come ci ha ricordato Ugo Poletti qui.

 

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