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San Galgano e la spada nella roccia

San Galgano, dove la leggenda diventa realtà. Tra un capolavoro del gotico classico, da secoli senza tetto, e un eremo dove all’interno si trova una vera spada nella roccia.

Foto: Superchilum

Il fascino spettrale dell’Abbazia di San Galgano

Come tutta la Toscana, la provincia senese è costellata di bellezze naturali mozzafiato e di meraviglie architettoniche. Un mix che rende questa parte della Toscana una delle terre più belle e più amate al mondo. Nel territorio della piccola località di Chiusdino, a circa venti chilometri a sud di Siena. Un’antica chiesa gotica si erge maestosa e spettrale: l’abbazia di San Galgano. Costruita tra 1218 e 1288 dai monaci cistercensi, è stata un importante centro religioso, addirittura conteso tra il papato e la Repubblica di Siena.

Il triste epilogo, tra incuria e degrado

Tutto questo però fino al quattordicesimo secolo, quando prima la carestia e poi la peste costrinsero i monaci a trasferirsi nella vicina Siena. Seguì un declino impietoso, che la vide diventare un deposito. Incuria e degrado sono gli artefici dell’enorme squarcio che oggi le conferisce quel fascino sinistro che rapisce i visitatori. Il piombo di cui era costituito il tetto fu venduto per produrre armi. Oggi è visitabile tranne che nei mesi dicembre, gennaio e febbraio, per la modica cifra di 3 euro. Per la particolare suggestione che sprigiona, viene spesso scelta come location per set fotografici.

San Galgano e la spada nella roccia

Vicino all’Abbazia si trova l’Eremo di Monte Siepi, edificato tra il 1182 ed il 1185. La leggenda vuole che il cavaliere medievale Galgàno Guidotti, vissuto sembra tra il 1148 e il 1181, prima di ritirarsi a vita eremitica nel 1170, abbia conficcato una spada nel suolo roccioso dell’eremo.

“Ed essa, per virtù divina, si saldò in modo tale che né lui né altri, con qualunque sforzo, fino ad ora poterono mai estrarre”. Così è scritto nell’antico verbale del processo di canonizzazione mediante il quale Galgàno Guidotti divenne San Galgano. Come nel caso della leggenda di Re Artu, numerosi sono i racconti sui tentativi di estrarre la spada. In realtà la spada è sempre stata estraibile. Addirittura, nel 1924 si rese necessario colare del piombo nella fessura per fissare la spada, allo scopo di prevenire i furti. Più tardi la spada fu oggetto di vandalismo. Dopo aver ricollocato la parte spezzata, fu deciso di posizionare una protezione in plastica rigida. Su questo oggetto di culto sono state svolte indagini metallografiche che ne hanno confermato l’antichissima origine. Si tratterebbe infatti di un arma realizzata antecedentemente al XII secolo.

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