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Simbolo Verdi europei

“Da Sala a Muroni, un fiume ecologista per un nuovo partito”

Grande interesse per la nomina di Letta come segretario del Partito democratico. A patto che il Pd smetta di fare greenwashing. E tanta soddisfazione per l’adesione di Sala alla Carta dei valori dei Verdi europei, nell’auspicio di un suo ingresso nel processo costituente di un partito ecologista, insieme ad altri profili. E con l’ambizione di mettersi alle spalle i risultati del passato e tradurre in consenso elettorale l’attenzione sui temi ecologisti. Elena Grandi, co-portavoce dei Verdi italiani, parla a Impakter Italia sulle evoluzioni degli ultimi giorni. Compreso il ritorno in Parlamento.

Elena Grandi, co-portavoce dei Verdi

Dalla nascita della componente parlamentare FacciamoEco-Federazione dei Verdi all’adesione di Sala al manifesto dei Verdi europei. Quali prospettive apre questo passaggio?
Intanto c’è l’interesse di vari mondi, anche diversi, verso l’ecologia praticata e non solo parlata. Sala ha aderito alla Carta dei valori dei Verdi europei, di cui facciamo parte in quanto Verdi in Italia. È un impegno del sindaco Sala per un’accelerazione sui temi della transizione ecologica, nel caso di un secondo mandato che auspichiamo. Sia questo suo annuncio, sia la nascita della componente verde in Parlamento, a cui come Federazione dei Verdi abbiamo concesso l’utilizzo del simbolo, sono elementi importanti. Siamo un fiume: noi Verdi siamo in una fase costituente e intorno a noi, con la collaborazione dei Verdi europei e con il sostegno dei territori su cui abbiamo attivisti ed eletti, si muovono tante cose.

La componente FacciamoEco porterà le istanze dei Verdi in Parlamento?
Con Muroni, con Sala e con chiunque sia coinvolto faremo un buon lavoro insieme. Certo abbiamo una sponda all’interno del Parlamento in un momento determinante per la transizione ecologica. Muroni sarà anche portavoce delle nostre istanze.

Dopo anni di difficoltà, come conferma la mancata elezione di parlamentare alle ultime Politiche, cosa farete per avere risultati da Verdi… europei?
Questa è la nostra ambizione. Già alle Europee, con Europa Verde, siamo usciti da una situazione di crisi rispetto alle precedenti elezioni. Abbiamo ottenuto un risultato molto interessante.

 

Interessante, ma comunque al 2,4% e lontano da obiettivi europei.
Partivamo dallo 0,7% delle Politiche. Ma è evidente che non può bastare. Ora c’è un interesse crescente rispetto ai Verdi e al movimento ecologista in generale: bisogna sfruttarlo al meglio. Nell’ultimo anno abbiamo quadruplicato il numero degli iscritti. Ma, ripeto, non è sufficiente. La strada segnata è quella di un congresso, entro l’estate, per avviarci verso un soggetto che, partendo dai Verdi, apra a tutti i mondi dell’ambientalismo e dell’ecologismo. Un partito che abbia l’ambizione di rispecchiarsi nei risultati dei partiti dei Verdi europei. È il momento maturo per farlo.

Questo processo significa cedere porzioni di “identità”, che è sempre complicato per un partito. C’è questa disponibilità?
Vogliamo un soggetto ecologista che parli a mondi che prima non ci guardavano con dovuta attenzione. Forse anche perché, in passato, l’idea di un soggetto rosso-verde ci ha confinato in un recinto politico. Ma nella nostra Carta dei valori non ci sono solo gli impegni per il clima e l’ambiente, ma fanno parte alcuni principi fondamentali: la tutela dei diritti delle donne, dell’equità sociale, dell’accoglienza e dell’inclusione. Sono concetti legati all’associazionismo culturale ecologista, ma anche all’imprenditoria, fino ai mondi dell’enciclica Laudato Si’ del Papa. Non si tratta di perdere l’identità, ma integrarla con tutti questi elementi.

Il Partito democratico, con Enrico Letta alla guida, rappresenta un interlocutore?
Da Milano a tutte le città in cui si voterà, siamo collocati naturalmente nell’ambito del centrosinistra. Sono preoccupata per la crisi del Pd, che deve restare un partito maggioritario. Ma l’elezione di Letta è un passo importante. Noi dei Verdi guardiamo con grandissimo interesse e favore questa nomina. Letta ha dichiarato che il tema principale deve essere l’ecologia.

Ecco che emerge il problema del greenwashing…
Certo. Il Pd deve uscire dalla fase di greenwashing. In questo momento nessuno deve più limitarsi a dichiararsi ecologisti. Noi Verdi dobbiamo diventare garanti di questi temi, portando sempre avanti il dialogo con il centrosinistra.

Qual è il giudizio sul governo Draghi, dalla nascita del Ministero della Transizione ecologica agli impegni sull’ambiente?
Abbiamo sostenuto, con una lettera a Draghi, la nascita di questo governo. Il presidente del Consiglio può essere garante fondamentale rispetto all’attuazione di Next Generation Eu. Siamo fiduciosi del fatto che sia nato il Ministero della Transizione ecologica e che il Ministero delle Infrastrutture sia diventato il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture sostenibili. Speriamo non sia solo una dichiarazione di intenti, ma in questo senso la presenza di Giovannini è una garanzia. Ovviamente vigileremo, insieme a Rossella Muroni e alla sua componente, sul lavoro del governo. C’è molto da fare sulla conversione ecologica, ci aspettiamo azioni importanti sul dissesto idrogeologico, sul turismo sostenibile, sull’agricoltura e dell’allevamento. E infine c’è da affrontare il grandissimo tema del trasporto pubblico: è un buco nero che alimenta divisioni tra i territori.

Eolico Rinnovabili

Foto di Free-Photos da Pixabay

Chiudiamo con il punto di partenza: Sala. Sperate che possa aderire al processo costituente ecologista?
Lo speriamo, come lo speriamo di tante altre figure che potranno rappresentare un valore aggiunto al nostro progetto. Il fatto che Sala abbia già fatto questa dichiarazione ci avvicina. E siamo contenti che faccia parte di un percorso comune, che partendo dai Verdi europei si riverbera sui Verdi italiani. Auspichiamo i migliori sviluppi. Del resto Europa Verde è il brand più cercato su Internet della galassia verde, anche in questi ultimi giorni. L’ambizione è quella di fare un grande risultato alle Amministrative. Così da dimostrare che l’attenzione sui temi ecologisti si traduce in un consenso elettorale. E Milano, in questo senso, è un laboratorio.

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