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Vladimir Putin presidente Russia

Russia, il movimento di Navalny contro Putin: le proteste per i diritti

Una richiesta di democrazia e una condanna alla corruzione. In sintesi: un impegno per i diritti umani in un Paese che continua a presentare un grande deficit sul tema. In Russia è ripartito un movimento di protesta contro il presidente Vladimir Putin: secondo gli analisti è il più grande dal 2012, quando ci furono proteste per l’accusa di brogli elettorali. La stima parla di 40mila persone scese in piazza a manifestare, a Mosca, il proprio dissenso: le forze di polizia hanno risposto con un’ondata di arresti. In totale, nell’intero Paese, sono 3mila le persone fermate e portate in carcere. La scintilla dell’ira popolare è stata l’arresto di Aleksei Navalny, rientrato in patria dopo i mesi trascorsi in Germania dove è stato curato da un avvelenamento. Le responsabilità non sono state accertate, ma secondo varie fonti dietro al tentativo di eliminazione ci sono i servizi segreti del Cremlino. L’oppositore del governo russo, comunque, aveva promesso di voler dare battaglia. E così è stato.

La risposta dell’Ue alla Russia

La decisione di arrestare i manifestanti non ha lasciato indifferente l’Unione europea. “In Russia sono stati arrestati oltre tremila manifestanti. Questa ondata di detenzioni ci preoccupa molto, e ci preoccupa la detenzione di Navalny. Ne discutiamo oggi con i ministri degli esteri dell’Ue”, ha osservato l’Alto Rappresentante Josep Borrell. Ma la prova di forza di Putin non sembra aver fermato i progetti degli oppositori: il 31 gennaio è stato convocato un nuovo raduno di piazza per chiedere la liberazione di Navalny e di tutti gli oppositori. L’obiettivo è quello di ampliare gli spazi di democrazia nel Paese, in cui il dissenso viene regolarmente represso. Proprio questo aspetto è centrale negli ultimi giorni. Oltre alle proteste a Mosca, infatti, in almeno 109 città ci sono stati cortei. A San Pietroburgo, certo, ma addirittura sono state segnalate adunate anti-Putin in piccole località della Siberia, sfidando le temperature molto al di sotto delle zero. La conferma di una crescente insoddisfazione, anche in località remote in cui l’appoggio a Putin è fuori discussione da sempre.

Il nuovo corso Usa verso Putin

Biden e sviluppo sostenibile

Joe Biden a tutto campo per lo sviluppo sostenibile [email protected] Skidmore

Certo, da punto di vista istituzionale il presidente è saldamente al comando: con la riforma della Costituzione può guidare la Russia fino al 2036, senza alcuna interruzione. In pratica un “regno a vita”, visto che oggi ha 68 anni e tra 15 anni sarà più che ottantenne. Una blindatura totale. Eppure ci sono dei cambiamenti sostanziali, che scalfiscono la sua leadership. A cominciare dal cambio di presidenza negli Stati Uniti. Dopo gli anni di Donald Trump, che nella sua politica ondivaga (e spesso inintelligibile) ha portato avanti dei rapporti di non ostilità con il Cremlino. L’insediamento di Joe Biden alla presidenza degli Usa e la nomina di Antony Blinken come Segretario di Stato negli Usa hanno ricondotto Washington in un solco tradizionale di politica estera. E così è immediatamente giunta la di condanna per “l’uso di metodi brutali contro manifestanti e giornalisti in questo weekend in diverse città della Russia”. Da qui l’appello alla liberazione di Navalny e degli oppositori che esercitano i “loro diritti universali”. Un indirizzo chiaro, quindi, che conduce alla richiesta di rispetto dei diritti umani. Perché la battaglia per un pianeta sostenibile passa anche da questo punto.

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