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Pasta rummo piatto

Rummo: la pasta sostenibile “minacciata” dai rifiuti

Dopo essere sopravvissuta a un’alluvione, e alla conseguenti difficoltà economiche, la pasta Rummo vive un’altra minaccia. Peggiore, per molti versi, nonostante la crisi sia alle spalle. Ora incombe la costruzione del termovalorizzatore a Benevento, a Ponte Valentino. Una decisione che rappresenta un problema gigantesco per l’azienda. E dire che proprio di recente ha compiuto una scelta nella direzione della sostenibilità. La pasta sarà prodotta al 100% con grano locale, proveniente da aziende del Sannio, che hanno garantito un elevato standard di qualità, come richiesto dalla Rummo.

Una produzione a chilometro zero, che rilancia la sfida sull’uso di grano italiano, a cui spesso viene preferito quello straniero. Un problema che investe il settore e la filiera. L’intesa tra Rummo e Coldiretti è un esempio pregnante di un’azienda che punta sulla sostenibilità: supporta lo sviluppo di piccoli produttori locali, in un territorio dove è fondamentale l’aumento dell’occupazione, e allo stesso tempo abbatte le emissioni inevitabilmente legate al reperimento della materia prima per fare la pasta.

La Rummo made in Sannio

“Abbiamo sfatato definitivamente il mito che i grani esteri raccogliendo la sfida che ci ha lanciato Rummo. Abbiamo dimostrato, grazie alla consulenza tecnica del Consorzio Agroalimentare Sannita, che sui nostri terreni si possono produrre grani che superano il 15% di proteine”, ha spiegato Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale della Coldiretti e leader campano dell’associazione. “L’accordo con Rummo segna, dunque, un cambiamento epocale per il territorio e costituisce un esempio positivo anche per altri comparti produttivi. Cambia anche la nostra visione”, ha aggiunto. Insomma, un tassello prezioso.

Eppure questo passo così importante rischia di essere vanificato. “Ho dovuto sospendere gli investimenti per milioni di euro. Se si dovesse creare l’impianto rifiuti, diventa oggettivamente reale la chiusura dello stabilimento qui a Benevento e la delocalizzazione in altra sede”, ha scandito senza giri di parole, Cosimo Rummo, amministratore delegato della società. Una presa di posizione netta. Il progetto, infatti, prevede la realizzazione di un termovalorizzatore nella zona industriale di Benevento.

La minaccia dell’inceneritore

Da un punto di vista mediatico, si preferisce parlare solo di biodigestore (l’impianto che trasforma i rifiuti in biogas), facendo passare in secondo piano la questione dell’inceneritore. Che potrebbe di fatto incenerire alcune realtà economiche, come la Rummo, la cui sede è proprio in quell’area. Nemmeno le rassicurazioni arrivate dalle Istituzioni hanno arginato le perplessità.

L’ad del pastificio ha quindi sottolineato: “Nel progetto si parla di biodigestore ma la cosa più pericolosa è l’ inceneritore, che viene chiamato in maniera diplomatica termovalorizzatore. Qui verrà bruciata gran parte di fanghi che non sono della provincia di Benevento. Potete ben capire le preoccupazione di una azienda che opera sul piano mondiale. Se dovesse partire questo impianto, per noi sarebbe la morte”.

Rummo, la rinascita post alluvione

Il ringraziamento del pastificio dopo la campagna Save Rummo

La storia della pasta Rummo è molto mediatica. E paradossalmente il marchio ha avuto un nuovo slancio dopo uno un disastro: nell’ottobre 2015 la sede del pastificio fu allagata dall’alluvione che colpì il Sannio. In quell’occasione furono distrutti i macchinari e anche la merce fu travolta dalla furia di fango e acqua. Un danno pesantissimo, che però trovò una risposta grazie a una campagna social, ribattezzata “Save Rummo”, che riscosse grande successo. In poche ore la pagina Facebook del pastificio ottenne decine di migliaia di like. Anche su Instagram si moltiplicarono messaggi e foto per favorire l’acquisto della pasta prodotta a Benevento. E così molti consumatori hanno acquistato pacchi di Rummo per sostenere l’attività.

Gli anni successivi sono stati comunque complicati: i vertici della società hanno dovuto mediare con le banche per allontanare lo spettro della crisi. Nel 2018, c’è stato l’ultimo passaggio che ha messo definitivamente alle spalle l’alluvione, favorendo una fase di espansione. Ora, però, c’è una nuova minaccia. Che arriva da scelte politiche e amministrative.

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