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Giovanni Caudo

Roma rigenerata e a prova di bomba d’acqua, parla Caudo

Niente consumo di suolo, ma rigenerazione degli edifici esistenti. E progetti innovativi contro gli allagamenti da bombe d’acqua, pur nella consapevolezza che l’emergenza climatica si affronta a livello globale. Giovanni Caudo, presidente del III Municipio di Roma e candidato alle primarie del 20 giugno, parla della sua “Roma agricola” con Impakter Italia e delle sue proposte per la Capitale. Rivendicando l’operato della giunta Marino, di cui era assessore, sottolinea come il problema dei rifiuti possa essere affrontato fin da subito aumentando la raccolta differenza. Per poi cercare, in futuro, una partnership con Acea e anche con Eni.

Roma vive un declino che va avanti da anni, in materia di sostenibilità, e non brilla sulle politiche ambientali. Come si può pensare a un riscatto?
“Prima di tutto le misure contro l’emergenza climatica vanno inserite in un quadro comunitario. Al livello territoriale, quando ero assessore (con l’amministrazione Marino, ndr) avevamo avviato, grazie al bando 100 Resilient Cities della Rockfeller Foundation, un piano per la città resiliente. Quel lavoro aveva prodotto una valutazione preliminare, a cui in questi anni non è stato dato seguito. Nel documento c’era un insieme di politiche che chiamano in causa numerosi aspetti. Su tutti il tema dell’acqua e alla gestione del verde”.

E come possono essere declinate, oggi, quelle valutazioni?
“Per le primarie abbiamo sintetizzato il concetto con l’espressione di “Roma agricola”, che non è intesa come l’agricoltura romana. Si riferisce al legame del ciclo rurale e del ciclo urbano, a una connessione tra le parti della città. Mi spiego: se parliamo di acqua, vista la conformazione di Roma, c’è una condizione di grande vantaggio. Ci sono delle grandi aree urbane circondate da aree libere, che non sono vuote, sono anzi il cuore della città. Attraverso alcuni studi abbiamo compreso che il fenomeno delle bombe d’acqua può essere contenuto con l’impiego di vasche di espansione e decantazione in zone agricole. Questo rallenterebbe la caduta dell’acqua nel sistema fognario, evitando gli allagamenti. E poi l’acqua raccolta può tranquillamente essere utilizzata per l’irrigazione dei terreni incolti”.

Roma Nubifragio emergenza clima

Allagamento a Roma dopo un nubifragio

In una città complicata, come Roma, in che modo si può agire sul consumo del suolo?
“Il piano regolatore generale del 2008 prevedeva già un consumo di suolo zero. Alemanno, nel 2010, selezionò con un bando 161 progetti di espansione nell’agro-romano. Quando sono diventato assessore ho cancellato quella delibera, così circa 2.800 ettari di terreni agricoli non sono diventati edificabili. Ma la vera sfida è come agevolare l’esistente”. 

Andare quindi nella direzione dell’efficientamento energetico?
“Le aree libere sono la metà del territorio di Roma, e c’è l’altra enorme porzione già costruita, che va modificata, riprogettata, in alcune parti demolita. Insomma, rigenerata. Purtroppo le procedure per questi interventi sono farraginose. E d’altra parte i cittadini vedono questi lavori come un danno e non come un vantaggio. In sintesi: bisogna spingere sulla rigenerazione dell’esistente e spiegarlo ai romani”.

E quale risposta si può dare all’emergenza abitativa?
“Non c’è bisogno di costruire nuove case, è necessario fare meglio dove ci sono già le abitazioni. C’è tanto patrimonio che si appresta a diventare residenziale, attraverso il cambio di destinazione degli uffici. Per noi è fondamentale prenderne una parte e destinarla alla residenza convenzionata. Oggi l’Amministrazione non ottiene nulla da questo cambio, mentre il privato gode di tutti i vantaggi. La proposta che faccio è quella che il 20% delle richieste di trasformazione siano destinate a edilizia convenzionata, si tratti di vendita o affitto. Così anche nella parte centrale della città, potrebbero vivere persone che non sono propriamente dei magnati russi”.

Giovanni Caudo

Giovanni Caudo

Al di là delle intenzioni a lungo termine, ci sono problemi stringenti: cassonetti pieni di rifiuti, la città paralizzata al primo temporale. Quali risposte si possono dare ai cittadini?
“Per venticinque anni la questione rifiuti non è stata gestita. Basta fare quello che si fa in tante altre città. Abbiamo bisogno prima di tutto di aumentare la raccolta differenziata. È ferma al 43% da 5 anni, la stessa percentuale di quando l’ha lasciata Marino, cinque anni fa. La quota può salire subito al 55%, facendo il porta a porta, dell’organico, di tutte le utenze non domestiche, come bar e ristoranti. La frazione dell’umido incide molto di più. Questo consentirebbe ai rifiuti di essere trattati nei pochi impianti, essenzialmente privati, a disposizione. Ma è possibile pensare a una partnership con Acea, che gestisce il termovalorizzatore di San Vittore. Oggi in strada ci sono tonnellate di rifiuti perché Acea non prende i rifiuti dell’Ama”. 

Una questione paradossale…
“È un’assurdità che due società, una al 100% del Comune di Roma e l’altra partecipata al 50%, non trovino un’accordo. Con la collaborazione tra Ama e Acea si può andare anche oltre, e poi pensare a un’altra partnership con Eni, che sta producendo biogas e biofuel. Insomma, ci sono a disposizione esempi da seguire, non dobbiamo inventarci nulla. Serve la volontà politica”.

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