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Roghudi Vecchia, il fantasma dell’Aspromonte

Roghudi Vecchia, Reggio Calabria. Un borgo fantasma isolato dal mondo, aggrappato a un crepaccio dell’Aspromonte. Ecco la sua storia.

L’Aspromonte più nascosto

 

Complici l’isolamento e la vegetazione, che oggi si sta “riprendendo” le case e il dedalo di vicoli del borgo, Roghudi Vecchia è un tutt’uno con il paesaggio circostante. Impagabile la visione del borgo arroccato su un ciglione circondato gole e boschi di alberi secolari.

Come Roscigno Vecchia e altri luoghi di cui abbiamo parlato, anche Roghudi Vecchia deve il suo nome di oggi a un passato secolare ormai abbandonato. Ma in questo caso l’abbandono del vecchio abitato non è stato seguito da una breve migrazione a valle, dove il terreno non fosse franoso. Gli abitanti sono andati a stanziarsi a circa 40 chilometri dal borgo natio. In un’enclave del territorio comunale di Melito di Porto Salvo, dagli anni Ottanta sorge Roghudi Nuova. Per la popolazione del vecchio borgo si è trattato quindi di un vero e proprio sradicamento.

Roghudi, sette secoli di storia

Per settecento anni Roghudi Vecchia è stata un villaggio di pastori e piccoli agricoltori. Il primo stanziamento sorse intorno al 1050, quando un gruppo di pastori che praticavano il nomadismo ritennero di aver trovato un luogo abbastanza riparato in cui stabilirsi.

Il piccolo centro nasceva infatti su un ciglione a 519 metri di altitudine. Il nome Roghudi, che provienedal greco roghodes (crepacci), compare ufficialmente per la prima volta su documento catastale bizantino della metà del secolo. Qui, per sette secoli la vita è trascorsa scandita dalla lentezza tipica di una piccola comunità rurale, di fatto isolata dal resto mondo dalla particolare conformazione del sito, aggrappato a un crepaccio dell’Aspromonte. 

L’abbandono del vecchio abitato

All’inizio degli Settanta del XX secolo, la franosità del terreno non lasciò altra scelta ai 1650 abitanti di Roghudi. Dopo secoli di frane e smottamenti, costati vittime e danni materiali, non fu possibile resistere oltre. Fu ordinata l’evacuazione. Dal 1973 Roghudi Vecchia è un borgo fantasma. Il territorio rientrava nelle proprietà fondiarie del monastero di Sant’Angelo di Valle Tuccio. Verso la fine del secolo il borgo fu inglobato dal feudo di Bova. Nell’ultima parte del XII secolo passò infine alla baronia dell’Amendolea, di cui rimase proprietà fino al 1806.

 

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