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Rivolta delle carceri: il coronavirus c’entra poco

O meglio nella rivolta delle carceri italiane di questa seconda settimana di marzo, la questione del coronavirus c’entra molto relativamente. L’emergenza sanitaria che l’Europa ed il mondo stanno vivendo è stata la scintilla per far prendere corpo ad un fuoco che è acceso da sempre: il sovraffollamento dei penitenziari italiani.

Qui servono i numeri. E li abbiamo presi dal Ministero della Giustizia, aggiornati al 29 febbraio 2020. Nei 189 penitenziari italiani sono ospitate 61.230 persone, 2702 donne, 19.899 stranieri. Di questi ospiti 9.920 sono in attesa di giudizio. Il problema che la capienza massima dei nostri istituti di pena sarebbe di 50.931 persone così che ce ne sono dentro, 10.287 in più. Le indicazioni per lo spazio che ogni detenuto dovrebbe avere sono di 9mq + 5 mq per gli altri all’interno di una cella. Ma quando dentro una cella invece di due persone ce ne dormono tre, una delle quali spesso a terra con un materassino è mai possibile fare questi calcoli? No. Così crediamo sia inutile elencare a che posto siamo in Europa quanto condizione carceraria. Solo in una classifica siamo messi bene: la spesa giornaliera per i detenuti in attesa di giudizio: 158 euro al giorno contro i 200/400 dei paesi scandinavi, dell’Olanda, Lussemburgo, Irlanda.

Un’immagine storica di San Vittore a Milano

Le cause scatenanti la rivolta sarebbero dunque legate al sovraffollamento non più tollerabile per i detenuti la maggior parte dei quali avrà sulla coscienza reati pesanti ma in una democrazia intelligente sono cittadini che anche mentre scontano la loro pena hanno diritto a condizioni di vita dignitose. E alla mancanza di garanzie sanitaria: manca, nelle nostre carceri, il personale ed il materiale per affrontare una qualunque emergenza, figuriamoci una come il coronavirus. Ed in alcuni casi la rivolta è stata la scusa per saccheggiare i locali dove si somministra il metadone e le altre strutture sanitarie per rubare metadone e Buprenorfina, le due sostanze utilizzate dal Sert per combattere le crisi di astinenza.

Denunce e proteste che. fino a quando non sono sconfinate nella violenza, sarebbero state comprensibili e da sposare per una “battaglia” civile. Ma la violenza che ne è scaturita e la maschera che è stata messa per questa protesta non convincono più nessuno. Perchè?

Perchè se i detenuti hanno quasi gli stessi diritti di tutti i cittadini, salvo le restrizioni legali conseguenti allo status di recluso, dovrebbero avere anche quasi gli stesso obblighi. Proprio per essere considerati pari. Dunque se tutto il paese sta facendo sacrifici per mettere da parte la socialità, gli incontri, alcuni viaggi e tutto quello che il governo ha regolamentato, perché ai detenuti ed ai loro familiari ha dato così fastidio la sospensione dei colloqui dal 9 al 22 marzo? E l’eventualità – ancora allo studio – di stop ai permessi di uscita dal carcere fino al 31 maggio per chi lavora o ha guadagnato un premio?

Si può stare 14 giorni senza vedere i propri cari? Sì anche se è facile dirlo da parte di chi sta fuori da un carcere ed è libero. Ma sì, è un periodo sopportabile anche perchè diversi penitenziari stanno approntando altri sistemi per le visite, tipo Skype o collegamenti simili.

Il cortile interno di un penitenziario italiano

I detenuti di San Vittore non hanno fatto riferimento all’emergenza sanitaria per motivare la loro rivolta: ma hanno approfittato  dell’occasione per rivendicare trattamenti carcerari migliori, a partire da una diminuzione delle presenze nelle carceri: nel carcere milanese sono attualmente 1.200 i detenuti a fronte di una capienza massima prevista di 700.

Certo per 14 giorni non si potranno far entrare ed uscire “pizzini” e messaggi in codice, dare o ricevere ordini per coloro che come raccontano le cronache, utilizzano i colloqui con i familiari per queste attività. Quattordici giorni…si può resistere.

Quello che non può più esistere è la condizione delle nostre carceri che in questo modo pur isolate possono essere un clamoroso deflagrante di malattie, coronavirus e quant’altro come stiamo vedendo in questi giorni di rivolte. Se personale e materiale sanitario mancano negli ospedali, figuriamoci nelle carceri. Indulto, amnistia magari no. Misure alternative alla pena sì senza dubbio e subito. E qui, per tornare alla classifiche di cui sopra, siamo davvero mal messi, in Europa, nel mondo.

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