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Riscaldamento climatico e coronavirus: era prevedibile?

L’uomo abita una Terra che in realtà è abitata da altri organismi. Ma è evidente che se cambiano le temperature, l’aria, la pioggia, il suolo, gli equilibri vengono alterati. Va tenuto conto che ci sono miliardi di virus in circolazione, che hanno origini diverse”, dice Giuseppe Miserotti, medico e membro di Isde (Associazione medici per l’ambiente).

Nel 2007 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicò un rapporto “Un futuro più sicuro. La sicurezza sanitaria pubblica globale nel 21° secolo” dove uno degli argomenti era il fatto che le infezioni da virus, causate da batteri o da parassiti, sarebbero state una delle minacce più consistenti in un Pianeta dove il rischio del cambiamento climatico si andava facendo sempre più consistente. Dopo 13 anni stiamo facendo i conti proprio con quel monito perchè la vera emergenza insomma, non è l’epidemia, ma il riscaldamento globale. Così continuando a far poco per impedire che il pianeta si riscaldi, il rischio è quello di affrontare malattie più “toste” di questa.

I virus sono stati ospiti degli animali per secoli, millenni e senza far danni agli animali perchè ucciderli avrebbe voluto dire morire a loro volta. Quando sono iniziate a cambiare le nicchie ecologiche i virus si sono spostati ed hanno aggredito nuove specie animali, nuovi esseri.

Da cinquant’anni fa ad oggi abbiamo visto comparire una nuova patologia ogni anno in media : adesso ci sono 40 tipi diversi di patologie che mezzo secolo fa nessuno conosceva. Un esempio su tutti: i pesticidi ed il loro utilizzo massiccio negli anni Sessanta hanno fatto diminuire il numero dei vettori della malaria o della dengue nell’Africa sub sahariana. Vent’anni dopo li abbiamo visti emergere in tutt’altre zone.

Riscaldamento climatico e coronavirus: era prevedibile?

Le patologie oggi si diffondono nel mondo ad una velocità straordinaria e mai raggiunta prima a causa dell’organizzazione nella quale viviamo dove i rapporti di connessione continua tra Nazioni offrono opportunità infinite per il propagarsi delle varie patologie. Il traffico aereo, per esempio, è uno dei vettori in questo senso secondo l’OMS, con oltre 2 miliardi di passeggeri: un’epidemia può arrivare in qualsiasi punto del mondo in poche ore.

Le condizioni ambientali sono determinanti perché un virus trovi le condizioni migliori di sopravvivenza ed espansione: l‘influenza approfitta dell’umidità dell’aria che la aiuta a rimanere attiva più a lungo fuori dall’ospite.
Non ci sono ancora dati specifici sul Coronavirus, ma in generale alcuni esperti ritengono che il caldo ne aiuti la crescita e la sopravvivenza ma anche la pioggia potrebbe influenzare il trasporto e la diffusione. Al contrario l‘influenza in estate perde forza. Ma la geografia e l’ambiente della Cina ci dicono per ora che questa determinazione non è applicabile al coronavirus perché nel meridione del paese il clima sa già di primavera.

Riscaldamento climatico e coronavirus: era prevedibile?

I virus, sono microrganismi che possono sopravvivere e riprodursi solo su organismi viventi, le cellule degli animali vivi, quindi sono alla costante ricerca di nuovi esseri che possano ospitarli. Questo è un fatto naturale, ma se poi ci si aggiunge l’azione dell’uomo?

Le variazioni di pioggia e umidità, il riscaldamento, cambiano le interazioni tra le diverse componenti biologiche. Una prova è proprio il coronavirus, che ha fatto un salto di specie, passando dal pipistrello a noi, come per altro hanno fatto anche altre affezioni”, dice Giuseppe Miserotti.

L’effetto serra c’entra in questo ragionamento.effetto serra i morbi posso trovare nuove ospitalità. La temperatura corporea dei pipistrelli è più alta della nostra, intorno ai 40 gradi, e la protegge dai rischi dei virus di cui sono portatori sani. Se però il corpo umano a causa dell’aumento del clima diventa un luogo dove il virus può attecchire ecco che tutto può cambiare.

Climi tiepidi ed inverni più corti favoriscono zanzare e topi, che possono rimanere più a lungo attivi, possono viaggiare più lontano e raggiungere nuovi posti dove le difese non sono ancora state sviluppate. Gli animali sono un problema, una riserva naturale di germi di vario genere. Il 75 per cento dei germi che sono stati scoperti negli ultimi 40 anni erano zoonosi, ovvero trasmesse da animali agli uomini.

Le alte temperature hanno effetti preoccupanti anche sul nostro sistema immunitario.

Il nostro corpo ha sistemi raffinati che lo regolano in modo che possa bloccare ogni invasione. Infatti quando ci ammaliamo ci viene la febbre, che stimola il sistema immunitario e rende difficile la sopravvivenza all’ospite indesiderato. Per questo non dovremmo prendere gli antifebbrili”, spiega Miserotti.

Riscaldamento climatico e coronavirus: era prevedibile?

I cambiamenti climatici stanno causando molti effetti collaterali sulla vita del pianeta: la migrazione di animali, l’adattamento a climi differenti, il successivo adattamento dei patogeni e, di conseguenza, la loro maggiore diffusione territoriale. L’Oms ritiene che una delle più grandi effetti del cambiamento climatico sarà proprio la modifica dei processi di trasmissione di malattie infettive.

Gli effetti microbiologici potrebbero essere preoccupanti. Il nostro colon non è solo un contenitore per le feci, ma una macchina straordinaria che ospita milioni di batteri che, oltre a produrre serotonina, controllano la nostra digestione e ci proteggono contro le infezioni. Ma se la microbiologia del suolo viene alterata, cambierà anche quella del nostro intestino”.

 

La distruzione della biodiversità è stata gravissima, perché non esisteva miglior sistema di controllo reciproco tra le diverse dimensioni biologiche.

“Nel nostro genoma ci sono tracce di antiche convivenze. Ma alla rapidità dei cambiamenti attuali, che noi stessi abbiamo provocato, non siamo preparati”, conclude Miserotti.

 

 

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