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Riparare la nostra Terra: il tema dell’Earth Day 2021

Riparare la nostra Terra: suolo, mare, aria. Nessun ambiente terrestre è al riparo dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, dell’inquinamento. Il filo rosso che lega tutte queste minacce è l’attività antropica. Modelli tradizionali della produzione di beni, dello sfruttamento delle risorse, dell’organizzazione degli spazi urbani ed extraurbani sono ormai insostenibili. Questo è il senso profondo della 51esima edizione della Giornata Mondiale della Terra, riassunto perfettamente nel tema di quest’anno: Restore Our Earth.

Riparare i danni dell’attività umana

Ormai non ci sono più ragionevoli dubbi sul fatto che l’unica risposta sia rappresentata da un ripensamento profondo del funzionamento complessivo della società, di una nuova visione del futuro. In una formula: un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità. Ma questo significa elaborare e rendere operativi progetti attraverso i quali trasformare radicalmente il nostro modello di vita. Impakter Italia ha scandagliato ogni aspetto di questa urgenza globale, parlando di esempi concreti attraverso i quali governi, organizzazioni internazionali e amministrazioni locali stanno provando a trovare, nel presente, una risposta per un futuro più sostenibile.

La lotta contro le emissioni di gas serra

L’inquinamento atmosferico è sicuramente il tema con più anni di dibattito dietro di sé. Nell’espressione inglese “smog”, intimamente legata all’urbanizzazione e all’industrializzazione, c’è forse la più antica bestia nera dell’ambientalismo. La presenza di elevate quantità di CO2 nell’atmosfera è indiscutibilmente un segno “patologico” dell’impatto umano sull’ambiente. Ed quindi dai grandi centri urbani e dalle zone ad elevato tasso di industrializzazione che il cambiamento deve partire.

Tra i tantissimi esempi dei quali Impakter Italia ha parlato c’è Turku, dove si è investito massicciamente nelle energie rinnovabili, oppure Oslo, dove l’amministrazione ha puntato sulla realizzazione di spazi verdi facendo diventare la città una delle più sostenibili al mondo. Ma sostenibilità significa anche gestione intelligente dei rifiuti. E qui è Copenaghen a dare un esempio a tutti. Nella capitale danese infatti è stato costruito un termovalorizzatore nel centro della città, ricoperto di terra e trasformato in collina verde frequentabile da abitanti e turisti. Copenhill, così viene chiamato, “Copenhill brucia 70 tonnellate di rifiuti all’ora, tratta circa 400mila tonnellate di rifiuti solidi prodotti a Copenaghen in un anno dai circa 700mila cittadini e 46mila imprese. Con quel che viene bruciato si produce energia elettrica per circa 60mila famiglie e riscaldamento per 120mila”.

I nostri mari pieni di plastica

Un altro tema che già in tempi lontani aveva iniziato a creare dibattito prima nel mondo dell’attivismo e poi nell’opinione pubblica è l’inquinamento dei mari. “Circa il 60% dei principali ecosistemi marini del mondo sono stati degradati o vengono utilizzati in modo non sostenibile” ha affermato inviato speciale del Segretario Generale dell’ONU per gli Oceani. Plastiche e microplastiche sono i principali nemici dell salute delle acque terrestri. Molti sono gli esempi dei tentativi di mitigare questa minaccia. Ma avendo come Impakter Italia una particolare attenzione per le innovazioni scientifiche, anche e soprattutto per quelle provenienti da piccole start up o dal genio di singoli individui, siamo rimasti molto colpiti dall’intuizione di un giovanissimo inventore.

Fionn Ferreira (foto), diciottenne irlandese col pallino della chimica, ha sviluppato un metodo per rimuovere le microplastiche dall’acqua. L’invenzione gli è valsa la vittoria della Google Science Fair 2019. Ha aggiunto olio e polvere di magnetite a dell’acqua contenente microplastiche (particelle del diametro da 330 nanometri a 5 millimetri). Da questo è derivato un ferrofluido. Sfruttando le proprietà magnetiche del ferrofluido, il giovane ha usato un magnete per estrarre la combinazione olio-magnetite-microplastiche. Test successivi hanno dimostrato che questo metodo di estrazione ha rimosso circa l’87% delle microplastiche dall’acqua. Speriamo che avveduti investitori mettano a disposizione di questa brillante idea le necessarie energie finanziarie.

Riparare il terreno che ci sfama. Un obiettivo ancora lontano

Un tema invece meno conosciuto, e possiamo dire quasi assente dal dibattito mainstrem, è quello sul degrado e perdita del suolo. Ogni anno una parte di questo bene comune di inestimabile valore va perso, oppure viene reso inutilizzabile ai fini di una alimentazione sana. La causa principale è nota: le città in espansione. La progressiva diminuzione e la cattiva salute di una sempre maggiore quota di terreno rappresentano una delle maggiori minacce alla sicurezza alimentare globale.

Oltre a essere il fondamento della catena alimentare terrestre, il suolo combatte e aiuta ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo perché gioca un ruolo significativo nel ciclo del carbonio, immagazzinandone enormi quantità. I terreni gestiti mediante pratiche sostenibili vedono incrementare la propria salute. Un suolo più sano è anche un suolo più performante. Rispetto ad altri temi, in questo ambito siamo ancora indietro. Le risposte operative scarseggiano e le organizzazioni internazionali stanno ora elaborando le prime reali strategie ad hoc.

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