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in cerca di un rifugio

Rifugiati: i numeri di un esodo

Nel 2020 sono stati oltre 83 mila i migranti e i rifugiati ad arrivare via mare sulle coste di Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta, solcando le acque del Mar Mediterraneo in cerca di una vita migliore. Nel mondo sono 79,5 milioni le persone (di cui il 40% bambini) che hanno dovuto lasciare le loro case nel 2019, secondo i dati dell’UNHCR. Si tratta di un numero altissimo di persone costrette a migrare dalla loro abitazione e dalla loro città a causa di conflitti o persecuzioni, di cui il 68% proviene da sole 5 nazioni (Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar). Ben l’80% di tutti i rifugiati proviene da zone del mondo caratterizzate da malnutrizione o scarsità di cibo e l’85% è comunque ricollocato in Paesi in via di sviluppo. La gravissima situazione dei rifugiati, che compongono l’1% della popolazione globale, è raccontata e gestita da UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che è sempre alla ricerca di nuove idee e strategie per far fronte a una crisi di dimensioni spaventose.

Studenti al servizio dei rifugiati

L’UNHCR ha ideato un modello per gli studenti del tutto simile a quello già esistente delle Nazioni Unite (MUN) ma dedicato ai temi dell’UNHCR. Oltre 20 mila studenti provenienti da 75 paesi del mondo quest’anno hanno lavorato sulle questioni relative agli sfollamenti forzati. Il 9 dicembre 2020 sono stati annunciati da UNHCR i vincitori del primo “Model UN Refugee Challenge (MUN)”, che ha decretato 8 idee vincitrici della prima simulazione a opera di studenti dalle elementari all’università. Non è previsto un vero e proprio premio per i vincitori, ma la ricompensa consisterà nel condividere le idee che sono uscite dai dibattiti con i responsabili politici. L’idea alla base di questa simulazione è che proprio dai più giovani potrebbero arrivare delle inedite soluzioni per affrontare l’emergenza rifugiati.

Le idee dei vincitori

Shalom, 20 anni, dalla Nigeria, presenta una delle idee vincitrici nel video presente sul canale ufficiale dell’UNHCR: “In futuro, molte persone saranno costrette a lasciare la loro casa a causa dei cambiamenti climatici. Se le persone rischiano di perdere la loro casa a causa di eventi come alluvioni, siccità o innalzamento del livello del mare le persone dovrebbero avere la possibilità di trovare un luogo sicuro. L’idea a cui è giunta il mio gruppo è che gli stati debbano concedere dei permessi di soggiorno d’emergenza del tipo dei visti umanitari a coloro che fuggono dagli effetti del cambiamento climatico. In questo modo, le persone che vivono in luoghi ad altro rischio possono ricollocarsi rapidamente e tempestivamente”. Dello stesso tipo la proposta proveniente da Cipro, il cui gruppo propone di intensificare la ricerca sul monitoraggio della siccità per sviluppare sistemi di allerta precoce e permettere così che le popolazioni colpite possano essere trasferite per tempo.

Ćevapčići, Pakistan, Camp, Tende, Bambini, Alberi

L’idea della squadra del Libano viene presentata da Clara, 16 anni. Il gruppo propone l’istituzione di un database mondiale di offerte di lavoro per rifugiati, in modo da permettere loro di individuare globalmente l’opportunità lavorativa migliore per le loro capacità. Legata al lavoro è anche l’idea proveniente dal Canada, che propone di tassare il 10% in meno le aziende che assumono rifugiati.

Claudia, 15 anni, dalla Costa Rica, riporta che il suo gruppo ha pensato di includere temi relativi ai diritti dei rifugiati nei programmi scolastici: “I giovani saranno i prossimi capi di governo, e tutto inizia a scuola. È qui che dobbiamo imparare che i rifugiati non sono alieni provenienti da un altro mondo, ma che siamo tutti uguali”. Anche l’idea proveniente dall’India ha a che fare con l’educazione: il gruppo ha suggerito una maggiore formazione per gli insegnanti in merito ai rifugiati e ha pensato di proporre ai bambini rifugiati l’accesso ad attività extracurriculari come sport e musica per contrastare l’isolamento sociale. La formazione è al centro anche dell’idea presentata dal gruppo statunitense: migliorare l’accesso a Internet nelle comunità di rifugiati e fornire piattaforme educative per i bambini che affrontano problemi di connettività.

Infine, più legata ai social media è la seconda proposta proveniente dagli Stati Uniti, il cui gruppo propone la creazione di un algoritmo per la rilevazione di incitamento all’odio verso i rifugiati online.

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