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Rifugiati in aumento: quasi un milione e mezzo cercano asilo

Quasi un milione e mezzo di rifugiati ha bisogno di una ricollocazione il prossimo anno. Il rapporto Projected Global Resettlement Needs Resource 2020, redatto dall’Unhcr, indica una priorità ineludibile: trovare una soluzione nei prossimi mesi. E chiede uno sforzo ai Paesi più ricchi affinché diano maggiore disponibilità a dare asilo. Perché il tempo a disposizione è poco e il numero di persone che hanno bisogno di trovare una sistemazione è davvero alto. Nel dettaglio la Siria ha il problema più grande, per il lungo conflitto che sta flagellando il Paese, con il 40% dei rifugiati da ricollocare. Dopo ci sono il Sud Sudan (14%) e la Repubblica democratica del Congo (11%).

Lo sforzo per accogliere i rifugiati

Il trend dei rifugiati a cui concedere asilo è in aumento dell’1% rispetto all’anno precedente, a causa dell’incremento di sfollati nelle Americhe e in Africa. E proprio nel Corno d’Africa la questione è molto grave: 450mila persone devono trovare una collocazione tra Repubblica democratica del Consiglio, Repubblica centrafricana, Eritrea, Somalia e Sudan. A seguire c’è invece la Turchia che ospita già 3,7 milioni di rifugiati: nel 2020 almeno 420mila dovranno abbandonare il Paese e andare altrove.

“Dato il numero record di persone che hanno bisogno di sicurezza da guerra, conflitti e persecuzioni – e la mancanza di soluzioni politiche a queste situazioni – abbiamo urgente bisogno che i Paesi si facciano avanti e possano reinsediare più rifugiati”, ha osservati l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i profughi, Filippo Grandi.  “Deve esserci – ha aggiunto Grandi – una più equa condivisione delle responsabilità per le crisi globali. La storia ha dimostrato che con un forte senso di responsabilità, gli Stati possono rispondere collettivamente alle crisi dei rifugiati e aiutare milioni a raggiungere una condizione sicurezza, trovare casa e costruire il futuro in nuove comunità”.

La discriminazione per gli LGBTI

Il problema dei rifugiati è poi caratterizzato da un altro fattore: la necessità di fornire adeguate garanzie alle persone LGBTI. Per l’Unhcr si tratta di un caso con una “vulnerabilità unica”, perché solo 37 Paesi sono disposti a concedere asilo ai perseguitati per l’identità di genere: una discriminazione incontrovertibile da arginare. “La persecuzione si manifesta spesso attraverso leggi che criminalizzano l’orientamento sessuale o l’identità di genere”, ha osservato l’esperto indipendente delle Nazioni Unite Victor Madrigal-Borloz, lanciando l’allarme sul tema.

In alcuni casi le persone LGBTI vengono sottoposte a torture mediche anche con terapie forzate di “riconversione”, pensare per correggere l’orientamento sessuale. Ma anche quando avviene il nuovo insediamento in comunità adeguate scatta una forma di autocensura: in molti preferiscono non dichiarare l’orientamento sessuale, temendo di essere vittime di azioni di emarginazione. “È quindi fondamentale creare spazi e servizi sicuri progettati in collaborazione con le persone LGBTI e le loro organizzazioni”, hanno osservato dalle Nazioni Unite.

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