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Rifo-lab : moda italiana sostenibile

Rifo: rifaccio, detto alla toscana del verbo rifare. Infatti l’azienda di cui parliamo ha sede a Prato in quello che si può chiamare il distretto industriale italiano della fast-fashion, letteralmente della moda veloce. Cioè di quella veloce e pratica che si può comprare a prezzi accettabili da tutti. Magari senza una grande attenzione alla qualità. Esattamente il contrario di quanto chiede l’obiettivo numero 12 dell’Agenda Onu 2030: Consumo e produzione responsabili. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

Niccolò Cipriani di ritorno a Prato da un viaggio in Vietnam  per un programma delle Nazioni Unite, ha fondato proprio nella sua città, Rifo-lab, un brand di moda sostenibile.  Perché lì in Asia ha visto cosa vuol dire il problema, forse il dramma della sovrapproduzione e della fast-fashion: produrre subito, il più possibile a ritmi impossibili e con qualità rivedibile diciamo così.

Rifo-lab è un’impresa a scopo sociale che produce capi e accessori realizzati con fibre tessili rigenerate e rigenerabili, sostenibili. Abbigliamento che dura nel tempo a bassissimo impatto ambientale, ma anche a chilometri zero.

L’idea di Cipriani è diventata sostanza dopo un crowdfunding che i un anno ha permesso di aprire il laboratorio ed avviare la produzione, perché oltre alle persone già sensibili alla tematica, Cipriani ed i suoi collaboratori sono riusciti a coinvolgere chi non aveva mai riflettuto sulla questione della moda.

Moda sostenibile

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Moda sostenibile su larga scala?

Il nodo principale di chi vuole occuparsi di moda in maniera sostenibile è proprio questo: si può farlo in grande o come si dice su larga scala? Cos’è un’economia un’economia di scala? E’ il fenomeno di riduzione dei costi e dell’aumento dell’efficienza legato ad un maggiore volume di produzione. Per raggiungere un’economia di scala, un’impresa deve investire grandi somme di denaro nell’impianto di produzione e nei macchinari. L’obiettivo delle economie di scala è quello di ridurre il costo medio, quindi di aumentare il volume di produzione fino ad avere tutte le macchine che lavorano a pieno regime. In questo modo, il prezzo unitario del prodotto si abbassa perchè tutti i costi fissi vengono distribuiti sul maggior numero possibile di prodotti e le inefficienze vengono ridotte al minimo.

Chi produce su larga scala accetta di guadagnare meno sul singolo prodotto, perché conta su una vendita di massa e sulle grandi catene di distribuzione, in grado di garantire i profitti. Il lato negativo di tutto questo, o uno dei lati negativi, è il fatto che larga parte di quanto realizzato viene distrutto alla fine di ogni stagione per far posto alla nuova collezione ed alle nuove sollecitazioni del mercato. Il risultato dell’economia di scala è la sovrapproduzione. Ecco perchè chiunque può comprare per esempio una maglietta a 5 euro.

Come si inserisce Rifo in tutto questo? ” Ricapitolando: produrre utilizzando materiali riciclati ma farlo su larga scala è un paradosso, per due motivi fondamentalmente. Uno è il rischio della sovrapproduzione. Come detto, l’eventualità poi di distruggere l’invenduto resta più conveniente rispetto all’ipotesi produrre su una piccola scala, affidandosi ad artigiani locali. Dello scandalo della distruzione di tonnellate e tonnellate di indumenti nuovi hanno parlato importanti testate giornalistiche, sia riguardo brand di fast fashion come H&M, ma anche per marchi di lusso come Burberry.

Arriviamo al secondo motivo che rende l’economia di scala poco attenta all’ambiente. Ovvero il luogo dove questa avviene. Va da sé che i grandi numeri al più basso costo, si ottengono producendo dove il costo del lavoro è basso. Molto spesso queste grandi produzioni avvengono in Cina, Bangladesh, Nord Africa, Vietnam.. dove le tutele per i lavoratori sono molto più blande rispetto a quelle esistenti nell’unione Europea.  Un impatto sui diritti dei lavoratori del settore tessile, ma anche sull’ambiente. Poiché le materie prime e i loro derivati vanno dislocati e trasportati consumando grandi quantità di CO2″.

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La via di Rifò per evitare la sovrapproduzione

“Per continuare ad ascoltare le persone, i loro bisogni reali e soddisfare una domanda in crescita abbiamo deciso di allungare i tempi di attesa del nostro modello di pre-ordine.

L’anno scorso ci siamo resi conto che due sole settimane ci portavano spesso ad avere subito articoli out of stock, a volte appena dopo la fine della pre-vendita. Così abbiamo capito che produrre in tempo reale, quasi su richiesta non poteva essere una via percorribile.

Quest’anno proviamo chiedere uno sforzo alle persone che acquistano i nostri prodotti. Così facendo diamo ai nostri artigiani il tempo per poter gestire una produzione più importante.

Ci rendiamo conto che in un mondo fatto di “consegna entro domani se ordini entro 4 ore”, dove “domani”, magari è domenica, stiamo facendo qualcosa di fuori dagli schemi. Lo facciamo perché crediamo nelle persone e nella loro autentica voglia di cambiamento.

Tutti i nostri capi in cashmere rigenerato sono attualmente in produzione e arriveranno alle persone per l’inizio di Novembre, giusto in tempo per i primi freddi. Qui trovi tutti i nostri più recenti prodotti in pre-vendita.

Oltre a questo abbiamo deciso di mettere in atto una strategia di vendita leggermente diversa anche con i negozi che acquistano i nostri prodotti, chiedendo anche a loro di fare ordini programmati, in modo da soddisfarli senza dover stoccare troppa merce nel nostro magazzino.

Ancora una volta non abbiamo scelto la soluzione più semplice, ma quella della trasparenza“.

 

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