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Riciclo dei materiali di imballaggio: distribuzione più sostenibile

Riciclo dei materiali di imballaggio: una procedura che consente al mondo della distribuzione di impattare di meno in termini di sostenibilità ambientale ed economica. Impakter Italia ha sentito Giorgio Quagliuolo (foto), Presidente del CONAI, consorzio privato senza fini di lucro, leader assoluto del settore in Italia. Ecco cosa ci ha detto.

Come si svolge tecnicamente il riciclo dei materiali di imballaggio? E di quali materiali parliamo?

Tecnicamente, il riciclo rende possibile la produzione di nuova materia prima, chiamata materia prima seconda, tramite processi fisico-meccanici, chimici o organici. Per ogni materiale di imballaggio, poi, le tecnologie di riciclo  cambiano: i sei materiali di cui parliamo sono acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Sei filiere industriali diverse in cui operano soggetti privati, coinvolti sia nella raccolta e nella preparazione del materiale sia nella sua trasformazione. Tutto questo, in ogni caso, non sarebbe possibile se il primo attore della catena del riciclo, il cittadino, non facesse correttamente la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Oggi si parla sempre più spesso di “economia circolare” e di “città circolari”. In termini di sostenibilità, quali benefici trae la comunità nel suo complesso da questo modello di produzione e riutilizzo?

Credo che il primo tema da affrontare sia quello della tutela delle risorse: occorre ottimizzarne l’uso. Una volta estratte, le risorse devono essere utilizzate il più possibile. È un passo fondamentale verso il rispetto del nostro pianeta: un obiettivo che sta a cuore a tutti e il primo beneficio che tutti possiamo trarre dal sistema dell’economia circolare. Ma non dimentichiamo che la filiera del recupero e del riciclo genera anche sviluppo e occupazione, oltre  a salvaguardare l’ambiente: per fare solo un esempio, l’indotto economico generato dal sistema nel 2017 è stato di 514 milioni di euro. L’economia circolare in Italia, inoltre, dà lavoro a più di 575.000 persone e vale oltre 88 miliardi di euro di fatturato.

Un po’ di numeri sul riciclo dei materiali di imballaggio. Quali risultati concreti avete ottenuto?

Possiamo dire che oggi più di quattro imballaggi su cinque vengono sottratti alla discarica. Un dato straordinario, soprattutto se pensiamo che vent’anni fa veniva recuperato solo un imballaggio su tre. Nel dettaglio, in Italia nel 2018 è stato recuperato l’80,6% dei rifiuti di imballaggio: stiamo parlando di circa 10,7 milioni di tonnellate dei 13,3 milioni totali immessi al consumo. La parte avviata a riciclo, poi, sfiora il 70%. Un risultato che pone l’Italia in una posizione di leadership all’interno dell’Unione Europea: nella gestione dei rifiuti di imballaggio non abbiamo niente da invidiare nemmeno alla Germania. Il sistema rappresentato da CONAI si conferma un’eccellenza nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, avendo già raggiunto gli obiettivi di riciclo previsti dalla nuova direttiva comunitaria al 2025 per tutti i materiali, con la sola eccezione della plastica cui manca però meno del 6%: un piccolo gap che in sei anni sarà sicuramente colmato. I risultati, del resto, continuano a migliorare: rispetto al 2017, per fare solo un esempio, la percentuale di recupero complessivo è aumentata del 3%.

Ancora un po’ di numeri. Quante sono le realtà coinvolte dalla vostra attività: amministrazioni e aziende pubbliche, aziende private e semplici cittadini?

Se le performance ambientali continuano a migliorare è anche grazie agli accordi con le amministrazioni locali realizzati tramite l’Accordo Nazionale con ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. In Italia sono più di 57 milioni i cittadini serviti grazie all’Accordo Quadro ANCI-CONAI per il ritiro dei rifiuti raccolti in maniera differenziata: il 91% dei comuni stipula infatti convenzioni con il sistema consortile. Per questo servizio, nel 2018 CONAI ha trasferito ai comuni italiani 561 milioni di euro. È innegabile che il nostro sistema funzioni. Tutto questo è possibile grazie a un modello di responsabilità estesa del produttore che vede coinvolte oltre 803.000 aziende produttrici o utilizzatrici di imballaggi, che contribuiscono a più della metà del valore della produzione nazionale.

Quali energie finanziarie sono necessarie per la ricerca in questo campo? E quali tipi di professionalità?

Innanzitutto la capacità di operare in modo inter-settoriale e di avere una visione d’insieme, che permetta di operare in modo efficace in ogni fase di un sistema di economia circolare. Nello specifico, occorrono soprattutto competenze di eco-design, per progettare imballaggi che abbiano un impatto ambientale sempre inferiore; competenze tecniche per la gestione pratica dei rifiuti di imballaggio; e competenze che definirei di visione: una forma di lungimiranza associata a una profonda comprensione delle problematiche legate al recupero e al riciclo dei rifiuti stessi. Quest’ultima, ovviamente, deve appartenere soprattutto ai nostri decisori politici.

 

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