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Riccardo Gulli : “cultura e consapevolezza per diventare sostenibili”

Con l’intervista al Professor Franco Battaglia che potete leggere qui, Impakter Italia ha inaugurato una dibattito a distanza tra accademici che ogni giorno – ognuno per la sua parte e la propria specializzazione – si occupano del futuro della nostra vita, del viaggio verso la sostenibilità quotidiana e dunque del pianeta. Il Professor Riccardo Gulli è delegato del Rettore dell’Alma Mater Università di Bologna per Edilizia e Sostenibilità, Professore di Architettura ed ingegnere ci ha illustrato qui il lavoro dell’ateneo bolognese proprio sulla sostenibilità. E nel post che state per leggere ha risposto alle stesse domande che abbiamo fatto al professor Battaglia. Ne seguiranno altri.

il Professor Riccardo Gulli- Alma Mater UniBo

Professor Gulli qual è il suo punto di vista generale sul riscaldamento globale?

Voglio premettere che io non sono un tecnico della materia. Sono un osservatore che ogni giorno è a contatto con la questione e con colleghi che si occupano nello specifico di tali argomenti. Parto da una considerazione che deriva dai dati e dalle ricerche e noto che le temperature sono decisamente cambiate verso l’alto. Detto questo che notano tutti faccio una considerazione che deriva dalla mia esperienza personale. Frequento la Marmolada da quasi trenta anni. Negli ultimi venti è iniziato un rapido processo di ritiro del ghiacciaio e cin questo ritmo tra poco non esisterà più. Non sono certo che questo possa essere considerato un effetto naturale dei cicli climatici. Anche per questo non serve magari essere esperti ma solo guardare il mondo con un approccio diverso”.

Uno scorcio della Marmolada

Le attività dell’uomo stanno influenzando i cambiamenti climatici? O secondo lei i cambiamenti climatici non esistono?

“Anche qui esperienze dirette nella risposta. Negli anni ’60 la qualità dell’aria a Milano era assolutamente orribile ed irrespirabile. Si è intervenuti ed oggi è decisamente migliorata. Nell’ Adriatico negli anni’80 non si poteva fare il bagno per i problemi delle alghe della qualità dell’acqua perché il polo petrolchimico di Marghera e il modo di trattare l’agricoltura in Romagna riversavano nel mare ogni tipo inquinante di agente chimico. Oggi, dopo che anche qui si è intervenuti , la situazione è cambiata radicalmente. Non parliamo di cambiamenti climatici nè di situazioni enormi ma di eventi che dimostrano – in buono – come le attività umane hanno una influenza diretta ed immediata sul territorio. Modelli comparativi che dimostrano che l’uomo modifica l’ecosistema”.

un tratto della costa Adriatica qualche anno fa

Qual è la sua visione dell’ambientalismo?

Ritengo che l’attenzione per l’ambiente non debba appartenere ad un partito politico o ad una fazione ma a tutti noi. Che possa far parte di un gruppo che fa politica lo posso accettare ma non può essere un’ideologia. Credo debba essere affrontata in termini laici ma penso anche che nel nostro Paese, questo atteggiamento sia ancora difficile da mettere in pratica“.

Tutti i movimenti giovanili e meno giovanili legati all’ambientalismo sono troppo ideologizzati o hanno un fondamento concreto?

Il fondamento concreto ce l’hanno eccome. Quello che stanno facendo è un ribaltamento della questione pedagogica. Sono i giovani che chiedono a noi adulti di preoccuparci non solo del loro presente ma anche del loro futuro in termini concreti e ci dicono anche che se non lo facciamo ci pensano loro. Il giorno del Friday fo Future di fine settembre ero a Torino per un convengo, in una pausa sono uscito per prendere aria ed ho visto una piazza riempirsi improvvisamente di ragazzi in modo ordinatissimo e silenzioso. Poi si sono divisi per andare a fare le diverse attività che avevano organizzato. Per la prima volta rispetto a dei ragazzi mi sono sentito a disagio pur essendo in accordo con i temi per i quali protestavano. C’è un patto generazionale che dobbiamo fare. Ribadisco che quello che deve cambiare è l’approccio con il quale guardare il mondo. In questo senso secondo me il fenomeno Greta può essere qualcosa di epocale e fondamentale. Spero che questo movimento non venga stumentalizzato, politicizzato anche se sarà difficile perchè questo tipo di movimenti ad un certo punto ha bisogno di essere guidato ed allora entra la politica. Ma finchè rimane così è un fenomeno straordinario secondo me“.

Aria sporca a Milano

C’è un reale fondamento di preoccupazione rispetto a quello che accade rispetto al clima o è nell’ordine naturale delle cose? E nel caso cosa dobbiamo fare: agire o guardare e subire in qualche modo quel che accade?

Le preoccupazioni sono legittime soprattutto se non cambiamo modo di pensare. Le azioni che bisogna fare perchè i cambiamenti di stile di vita sostenibili diventino quotidiani e normali costano molto in termini finanziari: mobilità, edilizia, riciclo, la tutela del territorio, integrazione del modello sociale. All’inizio questi processi richiedono risorse finanziarie che non tutti hanno. Ma sono necessari. Ancor più necessaria però è la consapevolezza di quello che bisogna fare, di quello di cui parliamo. La cultura e la cultura critica che vuol dire avere la capacità di saper gestire in modo diverso le risorse – per fare un esempio – per le energie alternative che fino ad oggi abbiamo un pò sperperato. La tecnica la abbiamo ma la questione tecnica è un tema centrale e va affrontato con criteri e metodi scientifici ed in primis con finalità etiche. Per questo prima di tutto si deve investire sulla formazione e sulla ricerca, senza le quali non può esserci innovazione”.

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