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Giulio Regeni

Regeni e Zaki: la vergogna d’Egitto, con l’Italia assente e la Francia cinica

Diritti umani calpestati, con l’Europa che gira lo sguardo da un’altra parte. E anzi, come nel caso della Francia, plaude con tanto di riconoscimenti al presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Un leader alla guida di un Paese che continua a esercitare violenze contro gli oppositori. Insomma, uno schiaffo violento alla difesa dei diritti civili.

Sì, perché mentre l’Italia ha compiuto un passo in avanti sulla morte di Giulio Regeni, con la Procura di Roma che ha chiesto il processo per alcuni agenti dei servizi segreti dell’Egitto, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha insignito la più alta onorificenza al suo omologo egiziano. Sulla base di meriti sconosciuti, se non quello di pensare all’economia. Al business con il marchio della realpolitik. Ma c’è un limite a tutto. Per questo motivo il giornalista e intellettuale Corrado Augias ha annunciato di voler riconsegna la legione d’onore.

“Lo dedico alla memoria di Giulio Regeni, il giovane accademico torturato e ucciso in Egitto, i dettagli di quelle torture sono stati resi noti dalla Procura di Roma proprio mentre il Presidente Al-Sisi riceveva da Macron questa stessa Legion d’Onore”, ha spiegato Augias. “Ma lo dedico anche alla Francia, patria d’origine della mia famiglia e dell’Illuminismo che ha illuminato, appunto, il mondo, ma ogni tanto ha bisogno di essere riacceso”, ha aggiunto. Una lampadina che sembra essersi fulminata in queste ore.

Abdel Fatah al Sisi (License Creative Commons.
Photo credit: Hildenbrand /MSC)

I troppi Regeni in Egitto

Nemmeno il rapporto dell’Organizzazione non governativa, Commitee for justice, ha cambiato gli orientamenti dell’Eliseo. “Giulio Regeni non è stata l’unica vittima delle autorità egiziane. Dopo il suo omicidio ne sono accaduti altri nei confronti di stranieri”, spiegano dal Cfj, citando i casi del “francese Eric Lange” e “dell’americano James Henry Lawne”, ma anche “altri, uccisi a sangue freddo e senza alcuna conseguenza penale nei confronti dei loro torturatori e assassini”. “Si tratta di pochi casi rispetto alla moltitudine dei nostri connazionali fatti fuori dal regime in quanto considerati scomodi. Ciò che sta accadendo in Egitto da alcuni anni a questa parte è ammantato da un silenzio internazionale sospetto”, aggiungono dalla Ong. I casi di morti “da regime” sono oltre mille: più della metà, 584, sono avvenute in stazioni di polizia. Addirittura più che in carcere.

Ma se Parigi esagera nei rapporti con al-Sisi, l’Italia non brilla di luce propria nella richiesta di rispetto dei diritti umani. Il governo, nonostante la chiusura delle indagini sul caso Regeni, è rimasto molto prudente (per usare un eufemismo). Anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nell’intervista pubblicata oggi su La Stampa non si è sbilanciato. L’unica vera presa di posizione è arrivata dal presidente della Camera, Roberto Fico, da sempre in prima linea nella richiesta di giustizia per il giovane ricercatore, brutalmente torturato in Egitto. Montecitorio ha confermato l’interruzione delle relazioni diplomatiche con il Cairo.

La vicenda di Patrick Zaki

La copertina del libro su Patrick Zaki

L’approccio super cauto si registra su un’altra vicenda, quella di Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna detenuto senza motivi nelle carceri del Cairo da ormai quasi un anno. Nell’ultima udienza è stata confermato il carcere per altri 45 giorni, nonostante le lettere del giovane studente sulle condizioni di salute non ottimali. L’accusa nei suo confronti è di essere un cospiratore. Come lui, secondo il Committe for justice, ci sono almeno 750 persone in carcere. Prigionieri politici, nei fatti, in spregio dei diritti umani e della possibilità di opporsi a un governo.

“L’inerzia delle Istituzioni italiane sul caso di Patrick Zaki è avvilente: di fronte all’impegno costante dell’Università di Bologna e delle decine di comuni che gli hanno conferito la cittadinanza onoraria, il ministro degli Esteri Di Maio ha parlato di Patrick solo due volte: una volta a febbraio, nel momento del suo arresto, e una volta a luglio, solo perché costretto da un’interrogazione parlamentare”, spiega a Impakter Italia Marco Vassalotti, curatore del libro ‘Voglio solo tornare a studiare’, edito da People. “Da allora, un imbarazzante silenzio – aggiunge Vassalotti – reso ancora più evidente dalle tantissime persone, sui social e non solo, che ogni giorno chiedono l’impegno del governo italiano. In mezzo, la conferma di tutte le relazioni istituzionali con l’Egitto e di quelle economiche, compresa la vendita di attrezzature militari”.

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