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Next GenerationEU Recovery Plan

Recovery plan sull’ambiente, cosa contiene il Piano

Sarà anche migliorato, stando alle dichiarazioni delle forze politiche. Un cono unanime. Ma la nuova bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), meglio noto come Recovery Plan, presenta dei profili non propri straordinari. A cominciare dal capitolo ambiente. Se nella versione originaria del Piano alla “rivoluzione verde” erano stati destinati  74,3 miliardi di euro, nella bozza rinnovata, e approvata dal Consiglio dei ministri, a quota è scesa a 68,9 miliardi. Un taglio non decisivo, certo. Ma che indica una vecchia tendenza: quando c’è da ridurre gli investimenti, per spostarli su altri capitoli, si opta per quelli relativi al “green”. Impakter Italia ha analizzato il documento, vagliandone vizi e virtù, relativi all’impegno sul verde. Che, al netto della riduzione, resta significativo. A meno di ulteriori tagli che potrebbero maturare nel corso dibattito parlamentare, che è ormai prossimo all’inizio. Crisi permettendo.

Il Piano è composto da varie missioni: la numero 2 è la “rivoluzione verde e la transizione ecologica”. Uno spettro ampio che, scorrendo il documento, riguarda “i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento”. Sull’agricoltura sostenibile e l’economia circolare è prevista una spesa complessiva di 6,3 miliardi di euro. Per quanto il settore energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile, gli investimenti salgono a 18,2 miliardi, mentre sono di 29,35 miliardi per l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici. Infine, 15 miliardi vengono stanziati alla voce tutela del territorio e della risorsa idrica.

Agricoltura sostenibile ed economia circolare

Paesaggio ambiente agricoltura

Foto di Lars_Nissen da Pixabay

Nel dettaglio la componente “Agricoltura sostenibile Impresa verde ed economia circolare” si pone “come obiettivi prioritari la promozione della sostenibilità ambientale nella filiera dell’agricoltura, il sostegno a progetti innovativi di decarbonizzazione tramite processi di economia circolare, nonché la definizione di un piano nazionale per l’economia circolare, anche promuovendo la transizione verso processi sostenibili e certificati, che adottino i principi del Life Cycle Assessment (LCA) per la valutazione dell’impronta ambientale di prodotti e servizi nonché l’utilizzo di materiali biobased”.

Per raggiungere questi obiettivi sono previsti, tre le altre cose, bandi di riconversione pari a 2 miliardi e 200 milioni. Inoltre ci saranno 4,5 miliardi di investimenti per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti. Probabilmente non una cifra sufficiente a completare un reale percorso verso l’economia circolare.

Recovery Plan ed efficientamento energetico

Efficientamento energetico pannelli solari

Foto di Wally Weber da Pixabay

Grande attenzione nel Pnrr viene, invece, riservata all’energia rinnovabile e alla mobilità sostenibile, ritenuta una componente tra le “più importanti del Piano per via del suo ruolo strategico all’interno dell’obiettivo di sostenibilità ambientale e delle risorse ad essa dedicate”. Il sostegno alla filiera delle rinnovabili comporta un impegno di 8 miliardi, mentre per il cambiamento del trasporto è programmata una spesa di 7,55 miliardi. Ma la componente più sostanziosa della missione “rivoluzione verde” è quella dell’efficientamento: quasi 11 miliardi sono destinati al rifacimento degli edifici pubblici, mentre quasi 6 miliardi e mezzo sono riservati all’edilizia scolastica per un ammodernamento sostenibile.

Su tutti, però, spiccano i 18 miliardi e mezzo per l’efficientamento energetico e sismico dell’edilizia residenziale, pubblica e privata. Il progetto sembra orientato anche a una svolta antisismica dell’edilizia in un Paese notoriamente ad alto rischio sismico.

Dissesto e risorse idriche

La quarta e ultima componente di questo capitolo del Recovery plan concerne la tutela del territorio e della risorsa idrica. Ci sono 3 miliardi e 600 milioni messi a disposizione contro il dissesto idrogeologico, antica piaga dell’Italia, su cui gli investimenti non sembrano mai abbastanza. Mentre oltre 4 miliardi andranno per gli invasi e una gestione più sostenibile delle risorse idriche. Gli sprechi d’acqua, infatti, rappresentano un problema annoso, che spesso si unisce a periodi di siccità.

Insomma, un piano imponente che pure presenta luci e ombre, specie su alcuni punti. Ma è soprattutto fondamentale evitare che la voce “green” sia saccheggiata nel corso del dibattito in Parlamento.

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