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Recovery Fund fondamentale per la sostenibilità. Parla Mauro Grassi.

Recovery Fund e sostenibilità. Claudio De Scalzi, ad di ENI, è intervenuto all’Italian Energy Summit. Ha messo l’accento sulle opportunità che il Recovery Fund porterà in ambito occupazionale e formativo: “metterà in moto un grande macchina per il cambiamento”. In particolare, si è soffermato su come questo grande piano europeo potrà accelerare la transizione energetica: “c’è una transizione e un progetto futuro slegato dagli idrocarburi”.

Impakter Italia ha sentito a questo riguardo Mauro Grassi, che ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Toscana e poi di Direttore della Task Force #italiasicura contro il rischio idrogeologico presso la Presidenza del Consiglio. Ha recentemente pubblicato, insieme a Erasmo D’Angelis, il libro “Storia d’Italia e delle Catastrofi. Dalle Emergenze a Italiasicura (Polistampa).

L’entusiasmo c’è. Ora, col Recovery Fund dovrerbbe arrivare anche la “materia prima”. Dunque, da dove cominciare? Esistono degli ambiti che hanno priorità sugli altri?

MG: Intanto sull’entusiasmo. Arriveranno in Italia quasi 300 miliardi nei prossimi 5 anni per spesa corrente e investimenti mirati al rilancio strutturale del paese. Non sono un regalo. Ma prestiti o fondi che l’Italia, in qualche modo, dovrà restituire o rendicontare. E allora questi soldi andranno non solo spesi ma anche spesi bene.E per spesi bene si intende che debbano andare a risolvere o a mitigare le criticità strutturali del paese per fare in modo che l’Italia cresca di più e lo faccia su un sentiero innovativo. Per questo è più giusto il nuovo nome “Next Generation Eu” che parla più direttamente delle esigenze delle nuove generazioni. Per quanto riguarda i settori mi sembra che occorre indirizzare le risorse verso le tre transizioni: transizione energetica, transizione ecologica e transizione digitale.

Detto questo, basteranno i progetti? O saranno necessari cambiamenti in ambito amministrativo (quali nel caso?), affinché burocrazia e resistenze culturali non vanifichino sforzi e risorse?

MG: Dall’analisi dell’esperienza realizzata da Italiasicura derivano queste tre condizioni. In italia siamo deboli sulla progettazione. Occorre accompagnare il recovery plan con un Fondo Progettazione appositamente dedicato a sviluppare un “Parco Progetti” ben fatti, tecnologicamente innovativi e sottoposti a serie analisi costi /benefici per la parte costi e a Debat Public per la parte consenso. La seconda è di semplificare le norme per il passaggio dalla progettazione al cantiere e infine al collaudo. Vanno mantenute le funzioni “realmente utili” e invece vanno accorciate o eliminate le funzioni “prevalentemente formali”. Inoltre vanno eliminati i “tempi morti” che pesano per un terzo o la metà della durata di un opera pubblica.

Mauro Grassi (dx) con Erasmo De Angelis (sx)

Infine occorre che il sistema produttivo, le imprese, siano selezionate sulla base della forza e qualità strutturale per evitare di affidare opere pubbliche a imprese deboli sia tecnicamente che organizzativamente che finanziariamente, che portano a interruzioni e a contenziosi in grado di bloccare il normale percorso realizzativo delle opere. Non sarebbe la prima volta che, in Italia, esistono i fondi per sostenere le opere e che queste si bloccano e non riescono a raggiungere lo stato di collaudo che consente di rendicontare la spesa avvenuta. Con perdite finanziarie e anche reali, cioè strade non fatte, dighe non realizzate e ferrovie interrotte. E’ successo molte volte con i Fondi strutturali europei. Mi sembra che l’idea di mettere un Commissario per ogni area di intervento che controlli e intervenga in caso di inerzia dei soggetti realizzatori sia una buona scelta. Speriamo che i Commissari vengano scelti in base alla competenza e non solo all’appartenenza politica.

Il nostro Paese, com’è tristemente noto, presenta gravi disparità territoriali in termini di tessuto industriale e presenza infrastrutturale. Soprattutto Nord e Sud il divario diventa drammatico per quanto riguarda fabbriche, trasporti, reti energetiche e digitali.

Quanto e soprattutto come tutto questo rischia di influire sull’utilizzo del Recovery Fund?

MG: Riguardo al Sud e al suo ritardo rispetto al Centro-Nord, è una delle criticità del paese. Questa può essere l’occasione per mitigare strutturalmente questo “ritardo”. Ma occorre che nel Sud insieme alla infrastrutturazione vada avanti anche un ricambio culturale più attento allo sviluppo e all’iniziativa imprenditoriale che alle varie, e persistenti, forme di assistenzialismo.

In questo scenario, sostenibilità e sviluppo sostenibile rappresentano un’opportunità per riequilibrare la situazione oppure risultano due concetti belli da brandire ma in realtà utopici?

MG: Il tema dei cambiamenti climatici e del necessario adattamento dei sistemi produttivi, civili e infrastrutturali è il principale “leitmotiv” della sostenibilità europea. Pensare alle nuove generazioni significa prendere in mano oggi la guida di questa battaglia. Che sarà lunga e difficile. Ma che aprirà anche spazi nuovi ai modi di produrre di vivere nelle città e nelle aree, oggi chiamate, marginali. Questi luoghi dovranno essere sempre più “smart”: resilienti, sostenibili, gradevoli, funzionali e puliti. Qui si gioca il successo delle tre transizioni che dovranno sostenersi l’un l’altra. Per avere alla fine sistemi ecologicamente sostenibili mossi da energia rinnovabile e gestiti da strumenti digitali a servizio delle comunità, dei cittadini e delle imprese. Ma la sostenibilità è un’utopia? Si in un mondo che rimane ancorato ai vecchi modi di produrre e di vivere, no invece in un mondo che mette al centro nuovi obiettivi e diverse priorità.

Qui Mauro Grassi con Eugenio Giani e Erasmo De Angelis

In questi giorni, come ogni anno, assistiamo a distruzioni e tragedie dovute al maltempo, o meglio, al dissesto idrogeologico.

Quale ruolo ricopre la cura del territorio nel contesto più generale della sostenibilità ambientale?

MG: La cura del territorio è una delle funzioni centrali di un mondo sostenibile. Il territorio non deve essere più solo un “contenitore” di attività ma deve diventare sempre di più uno dei fattori principali del nuovo modello di vita e di produzione. E in quanto territorio antropizzato deve essere manutenuto e difeso dalle ingiurie dell’uomo e anche della natura. La difesa del suolo antropizzato dai rischi naturali idrogeologici, sismici, idrici e di altri eventi dannosi è un elemento centrale di un sistema sostenibile. In Italia esiste un’ottima risposta alle emergenze attraverso la protezione civile ma una bassa propensione ad investire in Prevenzione. Con Italiasicura, poi diventata Casa Italia, l’italia aveva iniziato a porre le basi per un Piano ventennale di Prevenzione. Tale Piano è stato in parte bloccato dai Governi più recenti ma potrebbe ricevere nuova spinta all’interno del Recovery Plan.

Quali sono secondo lei le misure più urgenti da prendere in questo senso e quanto può essere utile a tale scopo il Recovery Fund?

MG: Le misure più urgenti, che guardano all’Italia nel lungo periodo, sono quelle relative al tema dell’acqua. L’acqua deve essere disponibile in quantità adeguata (Piano degli Invasi e altre politiche di risparmio e riuso), deve essere pulita (Piano della qualità delle acque) e deve essere sicura (Piano contro il dissesto idrogeologico). Poi c’è il tema della sicurezza antisismica degli edifici e delle infrastrutture. E quindi c’è il tema della rigenerazione urbana, della mobilità sostenibile e del recupero di centralità delle aree oggi marginali. In tutta questa grande partita della sicurezza, della sostenibilità ambientale e della riqualificazione urbana e sociale dei luoghi sia all’interno delle città sia fra le città e i territori periferici un elemento di particolare importanza sarà l’uso della tecnologia e la digitalizzazione. Non come “elementi esterni o sovrapposti” alle scelte ma piuttosto come strumenti per rendere fattibili scelte di nuova configurazione e di nuovo funzionamento dei sistemi produttivi, sociali e infrastrutturali. Se ci sarà una visione giusta e chiara degli obiettivi e della strada per raggiungerli, la tecnologia e la digitalizzazione potranno essere elementi fondamentali nella costruzione di un “nuovo paese” a favore,in primo luogo, delle nuove generazioni. 

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