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Reattori al sodio: il nucleare green di Bill Gates

Reattori nucleari al sodio. Cosa sono? Quali vantaggi comportano per riguarda la sicurezza? Rappresentano davvero una forma “green” di energia nucleare? Ne parliamo in questo articolo.

La transizione energetica pone molti interrogativi. Questo perché, oltre ai vantaggi in termini di tutela ambientale e di salute pubblica, comporta dei costi. Certamente, un impianto di energia rinnovabile in una città con un assetto energetico convenzionale aiuta a compensare il cambiamento climatico. Ma lo può fare senza danneggiare l’economia? Può anche fornire posti di lavoro più sicuri e più remunerativi con una maggiore longevità? Queste sono le domande principali che si pongono esperti e osservatori. E soprattutto, imprese e lavoratori. 

Con la sfida al cambiamento climatico, l’incentivo a dismettere fonti energetiche convenzionali, come il carbone, sta diventando sempre più pressante. Qual è dunque la soluzione? Come evitare costi materiali di adeguamento che non vadano a falcidiare l’economia, con tutti i conseguenti effetti sull’occupazione? Un incremento massiccio e rapido della povertà, soprattutto per sociali già in forte disagio, non contribuisce certo alla creazione di un modello di sviluppo più sostenibile. Diciamo che tale ipotesi non rientra esattamente tra i 17 goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Un’insolita soluzione green: reattori nucleari al sodio

Un esempio che sembra funzionare è quello che proviene dalla città carbonifera di Kemmerer, nel Wyoming (USA). A Kemmerer, l’azienda Terrapower, startup sostenuta da Bill Gates, ha installato reattori nucleari al sodio.  Cosa rende l’approccio nucleare funzionale alla tutela ambientale? La risposta è semplice: le centrali nucleari forniscono un’elevata produzione di energia senza emettere emissioni di carbonio. Tuttavia, si è inizialmente registrata una persistente esitazione da parte della comunità locale. Questi comprensibili sentimenti di scetticismo e timore hanno nomi noti. Due in particolare: Chernobyl e Fukushima. Due tragedie che hanno inevitabilmente ostacolato la nascita di rapporto sano, ossia privo di pregiudizi, tra l’opinione pubblica e lo sviluppo della tecnologia nucleare.

Terrapower ha in mano la soluzione per alleviare tali preoccupazioni. Preoccupazioni che, è doveroso ripetere, sono assolutamente comprensibili. Non c’è dubbio sul fatto che l’elemento sicurezza sia la via maestra per abbattere le barriere ideologiche che si frappongono tra il sentire comune e i passi da gigante fatti nel campo dell’energia nucleare.

La strategia elaborata è stata lo sviluppo e la realizzazione dei Natrium nuclear power plants. Trattasi di reattori nucleari che usano il sodio liquido come agente di raffreddamento, invece dell’acqua. Il sodio ha un punto di ebollizione più alto e può assorbire più calore rispetto all’acqua. Questo significa che l’alta pressione non si accumula all’interno del reattore, riducendo di molto il rischio di esplosione. Un altro elemento vantaggioso in materia di sicurezza riguarda l’autonomia di questi impianti di ultima generazione. Gli impianti Natrium, infatti, non richiedono una fonte di energia esterna per far funzionare i propri sistemi di raffreddamento. Cosa che potrebbe rappresentare una vulnerabilità in caso di arresto di emergenza.

Infine, l’aspetto occupazionale. Mentre l’industria del carbone a Kemmerer Wyoming impiega circa 400 lavoratori, il nuovo impianto Terrapower a pieno regime impiegherà più di 2.000 persone. In questo modo viene dato un grande impulso all’economia locale, con un benefico effetto a catena per l’indotto. Quindi, all’ingente risparmio di emissioni atmosferiche di CO2, si aggiunge un notevole incremento della sicurezza e un forte potenziamento dell’occupazione.

Parzialmente tradotto dall’originale presente su Impakter.com, scritto da Justin Meacock.

 

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